Anche i primi cittadini veronesi domani spediranno il simbolo tricolore al presidente Napolitano

I sindaci consegnano la fascia

25/11/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Vittorio Zambaldo

Ben 174 dovreb­bero essere le fasce tri­col­ori che i sin­daci dei comu­ni del Nord Italia, con­fi­nan­ti con regioni a statu­to spe­ciale e con Svizzera e Aus­tria, spedi­ran­no domani pomerig­gio da piaz­za Duo­mo di al pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Gior­gio Napolitano.L’adesione ai prin­cipi è unanime, sul meto­do ci sono dei dis­tin­guo: spedire la fas­cia tri­col­ore, sep­pure in copia e come gesto di resa, non è ad esem­pio con­di­vi­so da Luca Manzel­li, sin­da­co di Dol­cè, l’unico fra gli otto sin­daci verone­si a dissociarsi.Ci saran­no invece, per­sonal­mente o con un loro del­e­ga­to, Vir­gilio Asilep­pi (Brenti­no Bel­luno), Valente Chin­car­i­ni (Mal­ce­sine), Valenti­no Mar­coni (Sant’Anna d’Alfaedo), Clau­dio Melot­ti (Boscochiesan­uo­va), Pao­lo Rossi (Fer­rara di Monte Bal­do), Sil­vano Val­casara (Sel­va di Prog­no) e Remo Val­busa (Erbezzo).Manzelli non appro­va il meto­do: «Con­di­vi­do le ragioni del­la protes­ta, ma non vado a Milano, intan­to per­ché uno sfor­zo c’è sta­to da parte del gov­er­no di portare da 20 a 25 mil­ioni di euro il fon­do des­ti­na­to ai comu­ni con­fi­nan­ti; poi per­ché la notizia è usci­ta sug­li organi di stam­pa pri­ma che il nos­tro pres­i­dente ce ne ren­desse parte­cipi», sottolinea.La stoc­ca­ta è per il bres­ciano Mar­co Scalvi­ni, sin­da­co di Bagoli­no e pres­i­dente di Ass.comi.conf., l’associazione di comu­ni con­fi­nan­ti che li rap­p­re­sen­ta dal Piemonte al Veneto.Sua l’idea del­la protes­ta, «un gesto di resa del­la “per­ife­ria” nei con­fron­ti del­lo Sta­to cen­trale dopo il silen­zio isti­tuzionale inter­cor­so a segui­to dei man­cati finanzi­a­men­ti dovu­ti e promes­si», ha spie­ga­to Scalvi­ni. Non è piaci­u­to ai comu­ni con­tes­ta­tori che questi sol­di non finis­cano diret­ta­mente nelle casse comu­nali di chi ne ha dirit­to, ma in quelle delle Regioni che poi li dis­tribuiran­no sec­on­do prog­et­ti speci­fi­ci che inter­essi­no le aree di con­fine. Un mec­ca­n­is­mo che rischia di allun­gare i tem­pi e com­pli­care le cose.«Ma a noi questi sol­di inter­es­sano oggi per far quadrare il bilan­cio cor­rente e offrire ai cit­ta­di­ni la garanzia di man­tenere i servizi min­i­mi promes­si», avvertono i sindaci.«Il nos­tro prob­le­ma non è fornir­ci di strut­ture nuove, ma di garan­tire sta­bil­ità ai servizi che con fat­i­ca eroghi­amo alla popo­lazione», aggiunge Manzel­li, che insiste nel­la neces­sità di cer­care il dial­o­go e un con­fron­to con il gov­er­no, al di là di proteste non sem­pre appropriate.Ferrara di Monte Bal­do e Sel­va di Prog­no sono, su ver­san­ti opposti del­la nos­tra provin­cia, i due comu­ni più pic­coli coin­volti: 200 abi­tan­ti il pri­mo, poco meno di mille l’altro.«Assistiamo a un pro­gres­si­vo spopo­la­men­to e non abbi­amo in mon­tagna tante case o capan­noni da garan­tir­ci entrate sicure con l’imposta comu­nale sug­li immo­bili. Ci dicono di preser­vare l’ambiente mon­tano, ed è gius­to, ma con­cedere nuove lot­tiz­zazioni pare ormai essere l’unica stra­da per garan­tire un red­di­to anche ai pic­coli comu­ni», dice scon­so­la­to Pao­lo Rossi di Ferrara.«Siamo comu­ni des­ti­nati a scom­par­ire per man­can­za di popo­lazione e quan­do man­ca la risor­sa umana man­ca anche ogni pre­sidio del ter­ri­to­rio», aggiunge il sin­da­co. «È bel­lo che sul monte Bal­do sia tor­na­to l’orso, ma è anche un seg­nale pre­oc­cu­pante per­ché sig­nifi­ca che non c’è più ani­ma viva, in un ter­ri­to­rio reso sel­vag­gio dall’abbandono».«A Sel­va abbi­amo prob­le­mi di spe­sa cor­rente: quei sol­di non ci ser­vono per strut­ture, ma per dare con­ti­nu­ità al servizio sco­las­ti­co, per pagare il prez­zo stratos­feri­co del gaso­lio da riscal­da­men­to, per le centi­na­ia di chilometri che ogni giorno i nos­tri scuo­labus per­cor­rono da una con­tra­da all’altra», sot­to­lin­ea il sin­da­co Sil­vano Val­casara, che si dice uomo con­vin­to del­la Repub­bli­ca, «ma che sceglie di stare dal­la parte dei cittadini».

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