Riuscita la manifestazione in piazza Duomo, a Milano: le fasce tricolori sono state spedite al presidente della Repubblica

I sindaci si affidano a Napolitano

27/11/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Vittorio Zambaldo

Oltre un centi­naio dei 174 sin­daci dei comu­ni di con­fine han­no rasseg­na­to ieri pomerig­gio sim­boli­ca­mente le loro dimis­sioni, toglien­dosi insieme la fas­cia tri­col­ore e deposi­tan­dola in un pac­co diret­to al pres­i­dente del­la Repub­bli­ca, Gior­gio Napolitano.La protes­ta orga­niz­za­ta in piaz­za Duo­mo a , dall’Associazione comu­ni di con­fine, mira­va a un gesto forte per portare al ver­tice del­lo Sta­to la dif­fi­coltà e il dis­a­gio vis­su­ti dalle popo­lazioni con­fi­nan­ti con le regioni a statu­to spe­ciale e gli sta­ti esteri di Svizzera e Aus­tria. «Abbi­amo scel­to la piaz­za come luo­go di questo gesto», com­men­ta Mar­co Scalvi­ni, sin­da­co di Bagoli­no (Bres­cia) e pres­i­dente dell’associazione, «per­ché è il luo­go dove la gente si con­fronta e il ter­mometro di come le cose funzionano».Indica feb­bre alta, tes­ti­mo­ni­a­ta da una così mas­s­ic­cia ade­sione, da tut­ti i pae­si con­fi­nan­ti del Nord Italia, con sin­daci arrivati nonos­tante strade imprat­i­ca­bili per la neve.Il pac­co con le fasce è sta­to accom­pa­g­na­to da una let­tera ind­i­riz­za­ta al pres­i­dente Napoli­tano dove si spie­gano le ragioni del­la protes­ta: bilan­ci da fame, con­tribu­ti per asili, spese sco­las­tiche, , trasporti for­mazione pro­fes­sion­ale del tut­to inesisten­ti; gio­vani cop­pie che solo di là dal con­fine han­no fino al 45 per cen­to di con­tribu­ti a fon­do per­du­to per la loro pri­ma casa; 25 per cen­to in meno di trat­tenute Irpef sulle buste paga dei dipen­den­ti e oltre il 50 per cen­to di con­tribu­ti a fon­do per­du­to per gli impren­di­tori che vogliono ampli­are o rimod­ernare la pro­pria azienda.È ques­ta «Amer­i­ca» a por­ta­ta di mano che gen­era emi­grazione, abban­dono, pen­dolar­is­mo, chiusura delle attiv­ità pro­dut­tive, invec­chi­a­men­to del­la popo­lazione res­i­dente. Quel­lo che pesa di più non sono solo i dis­a­gi ma ved­er­si il con­fron­to dirimpet­to, a pochi chilometri di dis­tan­za a volte solo a pochi metri.Degli otto comu­ni verone­si con­fi­nan­ti con la provin­cia di Tren­to (Mal­ce­sine, Fer­rara di Monte Bal­do, Brenti­no Bel­luno, Dol­cè, Sant’Anna d’Alfaedo, Erbez­zo, Boscochiesan­uo­va e Sel­va di Prog­no) han­no ader­i­to tut­ti in lin­ea di prin­ci­pio, con­div­i­den­do la protes­ta e solo Luca Manzel­li, sin­da­co di Dol­cè si è dis­so­ci­a­to sul­la forma.La soluzione che i sin­daci aus­pi­cano è un sis­tema fis­cale fed­er­al­ista e fin­tan­toché questo non avver­rà, che ci sia almeno una par­ti­co­lare atten­zione del­lo Sta­to ai comu­ni di con­fine, con trasfer­i­men­ti diret­ti ai bilan­ci di ogni sin­go­lo ente e non nel calderone delle Regioni.«A volte a noi man­ca davvero il pane rap­p­re­sen­ta­to da trasporti sco­las­ti­ci, mense, assis­ten­za domi­cil­iare, men­tre invece ci viene chiesto di inve­stire in strut­ture», spie­ga Clau­dio Melot­ti, sin­da­co di Bosco. «Per gli inves­ti­men­ti siamo maestri, ma quan­do dob­bi­amo cofi­nanziare delle opere ci viene chiesto di aggiun­gere una per­centuale del nos­tro bilan­cio che dob­bi­amo sot­trarre a queste neces­sità pri­marie, il nos­tro pane, appun­to», aggiunge Melot­ti, «per real­iz­zare prog­et­ti strate­gi­ci non così imme­di­ata­mente urgenti».«Il momen­to è dif­fi­cile ed è impos­si­bile spie­gare ai cit­ta­di­ni questo», con­cor­da Mar­co Cap­pel­let­ti, vicesin­da­co di Sel­va di Prog­no, «però abbi­amo man­i­fes­ta­to in maniera paci­fi­ca e seria, per­ché siamo uomi­ni delle isti­tuzioni e chiedi­amo aiu­to alla mas­si­ma autorità che ci rappresenta».«Anche poche migli­a­ia di euro per noi sono un grande aiu­to», pre­cisa Daniele Campedel­li, vicesin­da­co di Erbez­zo, «sono sol­di su cui con­ti­amo per man­tenere i nos­tri servizi: dal­la scuo­la, alla pos­ta, alla far­ma­cia. Cose che altrove sem­bra­no scon­tate e che noi dob­bi­amo tenere strette con i den­ti, pur essendo un dirit­to che la Cos­ti­tuzione riconosce a tutti».

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