Rispunta il vecchio «diario» dell'hotel Garda: la storia scritta dall'ospite

I turisti amabili e frivoli dei «libri d’oro»

28/12/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
r.s.

Un nuo­vo quader­no del­la Giuris­dizione di Pénede, il sedices­i­mo edi­to dal Grup­po Cul­tur­ale, è in edi­co­la. E si trat­ta anche ques­ta vol­ta di un appun­ta­men­to con la pic­co­la e affasci­nante sto­ria dei due pae­si, sto­ria che spes­so si intrec­cia come quel­la qua­si cen­te­nar­ia del cor­po dei pom­pieri. Ma ci sono anche il Pro memo­ria di don Goset­ti, par­ro­co di Tor­bole nel peri­o­do dif­fi­cile del dopo guer­ra, dal’19 al’29. E il rac­con­to che esce dalle pagine ingial­lite del «Gold­enes Buch» (il libro d’oro) del­l’Ho­tel Gar­da, uno dei pri­mi alberghi tor­bolani. Pagine che riv­e­lano come era diver­so il tur­is­mo gardesano.Una con­sue­tu­dine, quel­la del «Buch», pres­soché scom­parsa ai giorni nos­tri. Era invece pre­sente in tut­ti gli alberghi, fino a quan­do il tur­is­mo era imposta­to su di un rap­por­to diver­so tra alber­ga­tore e cliente. Un con­tat­to più ingen­uo, ma gen­uino e umano. Forse meno «pro­fes­sion­ale», però il tur­ista, era coc­co­la­to e river­i­to come solo le con­duzioni real­mente famil­iari sape­vano fare.Era un cliente, del resto, che qua­si sem­pre ritor­na­va tan­to da diventare un ami­co di famiglia. Sul­l’al­bum appare evi­dente, infat­ti, questo rap­por­to. Si trat­ta, quest’al­bum del­l’Ho­tel Gar­da, di un mis­to di vec­chie immag­i­ni incol­late dagli stes­si tur­isti e di anno­tazioni e con­sid­er­azioni sul sog­giorno: spes­so lodi sper­ti­cate al per­son­ale che li ave­va accu­d­i­ti con tan­to amore (mag­a­ri con l’oc­chio riv­olto alla man­cia) e qualche ten­ta­ti­vo di essere orig­i­nali con poe­sie o sag­gi di bravu­ra, a volte mal­rius­ci­ti. Un tur­is­mo che si dilet­ta­va di piac­eri ben diver­si di quel­li mod­erni, forse si accon­tenta­va. Sul lago e a Tor­bole, ci si veni­va per incon­trare soprat­tut­to il cli­ma tan­to decanta­to da Goethe. Da soli come cli­en­ti «pri­vati» arrivan­do in treno fino a Nago, e nat­u­ral­mente anche in grup­po, anzi in «carovana» si dice­va quan­do si com­in­ciò ad usare i pull­man. Tur­is­mo ridot­to pres­soché a soli 40 giorni, più un’aper­tu­ra (e non per tut­ti gli alberghi) a Pasqua. Uguale e abi­tu­di­nario fino agli anni Ses­san­ta, quan­do velo­ce­mente si evolve e diven­ta, da eli­tario com’era, di mas­sa. È data­ta la sto­ria del­l’Ho­tel e s’in­trec­cia con quel­la del paese. In prat­i­ca inizia nel 1864 e anco­ra con­tin­ua. È però la famiglia Gian­fil­ip­pi, (lo acquista nel 1925), a lan­cia­r­lo in grande stile. Quan­do non c’er­a­no anco­ra le Garde­sane, le gite si face­vano nei din­torni. In car­roz­za o in bar­ca. Piac­eri che con­tem­pla­vano anche la cuci­na di qualche rino­ma­to ris­torante e la pas­tic­ce­ria del vec­chio Caf­fè Par­adiso, di fronte al Sas­so dei Bim­bi. Non man­cano nel rac­con­to del vec­chio alber­go le sto­rie mor­bose. E si trat­ta di due sui­ci­di. Uno dei quali, di una bel­la gio­vane seg­re­taria inc­in­ta del suo prin­ci­pale, sicu­ra­mente per amore.Nel nuo­vo numero del­la riv­ista, da citare anche la sto­ria dei recu­per­an­ti del Monte , gli Inter­nati di Nago, le barche amaz­zoniche di fratel Alcide, il castag­ne­to, e l’archeologia.

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