Cerimonie e iniziative in tutti i paesi per il 57esimo anniversario della liberazione dai nazifascisti. Gardone Riviera ricorda l’eroe delle Fosse Ardeatine

Il 25 aprile, una festa dei valori

24/04/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Gardone Riviera

Domani, giovedì, a Gar­done Riv­iera, ver­rà scop­er­ta una lapi­de per ricor­dare il mag­giore Umber­to Luse­na, ammaz­za­to alle Fos­se Ardea­tine. Il raduno davan­ti all’abitazione, in via Bru­sa­da 37, è pre­vis­to per le ore 10.45. Poi ci saran­no il salu­to del sin­da­co Alessan­dro Baz­zani e la benedi­zioni del­la lapi­de da parte del par­ro­co. Alle 11.45 ver­rà depos­ta una coro­na di alloro davan­ti al mon­u­men­to dei cadu­ti, nel­la piazzetta del Vit­to­ri­ale. La famiglia Luse­na era di Livorno. Figlio di Leonar­do e di Susan­na Giu­liani, Umber­to nacque il 20 set­tem­bre 1904. Legionario fiu­mano a 16 anni, dopo aver fre­quen­ta­to l’Ac­cad­e­mia mil­itare di Mod­e­na diven­tò uffi­ciale di car­ri­era. Sposò l’ungherese Ele­na Dubai, ed ebbe due bam­bi­ni (un mas­chio e una fem­mi­na). Con le leg­gi razz­iali del ’38 i Luse­na, di orig­i­ni ebree, si trasferirono a Gar­done, prob­a­bil­mente per il fat­to che c’era il Vit­to­ri­ale di D’An­nun­zio, «il coman­dante» conosci­u­to ai tem­pi del­l’avven­tu­ra di Fiume. Nel peri­o­do gen­naio-agos­to ’42 com­bat­tè nei Bal­cani (Jugoslavia, Gre­cia), come osser­va­tore sug­li aerei Caproni, e gli fu asseg­na­ta la medaglia di bron­zo al val­ore mil­itare. Dopo l’8 set­tem­bre ’43 operò nelle file del­la Resisten­za. Nom­i­na­to mag­giore di fan­te­ria, al coman­do del IV battaglione ardi­ti para­cadutisti del 183° Reg­g­i­men­to «Nem­bo», si oppose all’a­van­za­ta su Roma di una colon­na di tedeschi rin­forza­ta da mezzi coraz­za­ti. Dopo la battaglia, occultò ingen­ti quan­ti­ta­tivi di armi e passò alla lot­ta clan­des­ti­na, nelle file del Fronte mil­itare del colon­nel­lo Giuseppe Mon­teze­mo­lo. La sorel­la di Luse­na, Bian­ca, cura­va l’as­sis­ten­za san­i­taria dei fer­i­ti. Arresta­to nel feb­braio ’44, in piaz­za Argenti­na, su delazione, viene rinchiu­so in via Tas­so, e tor­tu­ra­to dagli uomi­ni di Her­bert Kap­pler ed Eric Priebke, ma non tradisce i com­pag­ni. Poi è trasfer­i­to nel carcere di Regi­na Coeli. «Sono nel­la cel­la 328, in buona e cor­ag­giosa com­pag­nia — scrive in quel­la che rimar­rà ulti­ma let­tera ai famil­iari -. Avrei molto da rac­con­tarvi, ma è meglio che me ne asten­ga. Comunque sap­pi­ate che sono forte. La lun­ga per­ma­nen­za in via Tas­so è sta­ta assai dolorosa, per for­tu­na è pas­sa­ta e ora qui si res­pi­ra meglio. Se non fos­se la pri­vazione di notizie potrei dire di stare qua­si bene. Dite­mi di voi e tan­to e tut­to. I miei vec­chi cosa fan­no? E le sorelle? E tu Lillj mia e i pic­coli? Siete in cima ai miei pen­sieri. Cosa dovete aver sof­fer­to. Quan­ta poca tran­quil­lità. Ma di fronte al dovere e alla Patria si deve saper rin­un­ziare a queste cose. E tu Lillj questo lo hai appre­so e com­pre­so. Se la Provvi­den­za vor­rà, torner­e­mo sereni. In caso con­trario i miei pic­coli sap­pi­ano quan­to li ho amati, e siano edu­cati alla coscien­za del dovere e all’amore del­la Patria». Qualche ora dopo, il 24 mar­zo ’44, Umber­to Luse­na viene fucila­to alle Fos­se Ardea­tine. Nelle cave di poz­zolana i tedeschi si ven­di­cano del­l’at­ten­ta­to com­pi­u­to dai par­ti­giani in via Rasel­la e, con una colpo alla nuca, ammaz­zano 335 per­sone, di ogni età e con­dizione sociale. Alcu­ni fan­no parte del grup­po dei pri­gion­ieri di via Tas­so, di Regi­na Coeli e del­la pen­sione «Oltremare», sede del­la polizia spe­ciale di Pietro Kock, altri invece ras­trel­lati per stra­da. Al ter­mine del­l’ec­cidio, le SS fan­no crol­lare le gal­lerie e il ter­reno con quat­tro cariche di dina­mite. I cor­pi sono scop­er­ti, estrat­ti e riconosciu­ti (undi­ci, però, riman­gono sen­za nome) soltan­to dopo la lib­er­azione di Roma del giug­no ’44. Nel ’48 Alcide De Gasperi, pres­i­dente del Con­siglio dei Min­istri, attribuisce al par­ti­giano Umber­to Luse­na la medaglia d’oro al val­ore mil­itare (alla memo­ria). Due cit­tà, Roma e Livorno, gli ded­i­cano una stra­da. Adesso Gar­done sco­pre la lapi­de com­mem­o­ra­ti­va sul­la casa di via Bru­sa­da, che i Luse­na e i Dubai non han­no mai ven­du­to. Leonar­do, il figlio, abi­ta a Lati­na, ma sarà pre­sente alla cer­i­mo­nia. Il riconosci­men­to di domani è dovu­to alla tes­tardag­gine del ricer­ca­tore stori­co Luciano Galante, che per anni ha fat­to pres­sione sui sin­daci gardonesi.