Ritorno al passato per la Sardellata. Nella tradizionale festa notturna ripristinato il concorso delle barche illuminate e la distribuzione di pesce cotto alla secca del Pal del Vò

Il 4 luglio si rievoca l’antica usanza

19/06/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

La novità è che si tor­na al pas­sato. L’edizione 2001 del­la Sardel­la­ta, la tradizionale cena not­tur­na in mez­zo al lago, prevede il ripristi­no sia del con­cor­so delle barche addob­bate e illu­mi­nate, sia del­la dis­tribuzione di pesce pres­so la sec­ca del Vò. A darne l’annuncio è l’assessore al tur­is­mo del comune di Gar­da, Anto­nio Pasot­ti. «Con la ripropo­sizione del con­cor­so e del­la dis­tribuzione delle sardelle a chi parte­ci­pa a bor­do delle imbar­cazioni pri­vate», dice Pasot­ti, «inten­di­amo tornare a val­oriz­zare due degli ele­men­ti carat­ter­iz­zan­ti del­la più aut­en­ti­ca tradizione del­la Sardel­la­ta al Pal del Vò». L’appuntamento è per la notte del 4 luglio. Il pro­gram­ma non è anco­ra defini­to nel det­taglio, ma in lin­ea di mas­si­ma alle 21 dal molo di Gar­da salperà la moton­ave Tonale, che porterà al largo, sino nel­la zona del promon­to­rio som­mer­so del Vò’, tur­isti e autorità. A bor­do musi­ca e gas­trono­mia. Dalle local­ità riv­ierasche dovreb­bero invece con­verg­ere al Vò le imbar­cazioni pri­vate pavesate a fes­ta: pic­cole barche da pesca e moto­scafi. Nei pres­si del Pal del Vò dovrebbe svol­ger­si la dis­tribuzione delle sardelle. E alle 23.30 a con­clud­ere la fes­ta ci sarà lo spet­ta­co­lo di fuochi d’artificio. La Sardel­la­ta avrà però anche un lun­go pro­l­o­go già a par­tire dal pri­mo luglio: per tutte e quat­tro le prime sere del mese in largo Europa (il piaz­za­le nei pres­si dell’hotel Ter­mi­nus) saran­no in fun­zione i chioschi gas­tro­nomi­ci. Insom­ma, anche chi resterà a ter­ra potrà in qualche modo parte­ci­pare a ques­ta sor­ta di rito tur­is­ti­co-popo­lare. La Sardel­la­ta al Pal del Vò è da anni uno degli even­ti di mag­gior fas­ci­no dell’estate garde­sana. Si trat­ta del­la rilet­tura in for­ma mod­er­na del­la vec­chia usan­za di con­sumare il pesce al largo nelle not­ti delle mitiche bat­tute di pesca dei tem­pi andati. A pro­muo­vere e ani­mare le prime sardel­late, negli anni Ven­ti, furono per­son­ag­gi del cal­i­bro di Berto Bar­barani e Ange­lo Dall’Oca Bian­ca, espo­nen­ti di spic­co del­la Verona cul­tur­ale dell’allora. Il Vò all’epoca lo si rag­giunge­va a bor­do del­la «Maro­la», vec­chio bar­cone da trasporto. Vici­no all’antico palo di leg­no che affio­ra­va a indi­care il pun­to esat­to del­la cima del monte som­mer­so si friggevano le sardelle. Quel­la del Vò era un’area impor­tante per il mon­do del­la pesca, per­ché era qui che si cat­tura­vano i quan­ti­ta­tivi mag­giori di sardelle, il «pesce provvi­den­za» capace di garan­tire la sus­sis­ten­za di ampia parte delle famiglia di Gar­da. Su quel pescoso promon­to­rio sub­ac­queo van­tano tut­to­ra sec­o­lari dirit­ti di pesca le Cor­po­razioni degli antichi Orig­i­nari di Gar­da e di Tor­ri, anche se oggi non è più la pesca a dover assi­cu­rare di che vivere alle famiglie del­la riv­iera. Ma adesso che siamo nell’età del tur­is­mo, anche gli usi antichi del mon­do dei pesca­tori pos­sono divenire attrat­ti­va per i vil­leg­gianti, cui viene offer­to il fas­ci­no di ques­ta sor­ta di magi­co rito not­turno col­let­ti­vo a metà lago, fra San Vig­ilio e Maner­ba. E se la notte è ser­e­na, pare di stare in mez­zo a un pre­se­pio, rischiara­to qui e là dai lumi delle stelle, delle case di riv­iera e delle barche che rag­giun­gono il Vò.