Ricerche & Territorio. Una pubblicazione del Rotary, in collaborazione con il Comune di San Zeno di Montagna e la Comunità montana, propone planimetrie e documenti cartografici raccolti nella «Commenda del Garda». Enormi tavole a colori suddividono gli a

Il Baldo nelle antiche mappe

22/04/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
s.b.

Mappe set­te­cen­tesche del Monte Bal­do, ovvero la ril­e­vazione cat­a­stale del­la pieva­nia di San­ta Maria di Gar­da nel lon­tano 1792. Uno stu­dio par­ti­co­lareg­gia­to del sito mon­te­baldino da parte di Daniela Zumi­ani con un sag­gio criti­co sul ter­ri­to­rio del pro­fes­sor Euge­nio Tur­ri dell’ di , rac­colto in una pregev­ole pub­bli­cazione a cura del Rotary club Verona Monte Bal­do in stret­ta col­lab­o­razione con il Comune di San Zeno di Mon­tagna e la Comu­nità mon­tana del Bal­do. L’opera tipografi­ca, di pre­gio e di stile, di facilis­si­ma let­tura e di apprendi­men­to, è sta­ta real­iz­za­ta gra­zie all’intervento ed all’uso delle tec­nolo­gie per il lavoro di dis­abili e dis­agiati attra­ver­so la coop­er­a­ti­va sociale Galileo. Il ter­ri­to­rio inter­es­sato alla ricer­ca e per il quale sono state rin­venute le più pregevoli ed antiche mappe plani­met­riche è quel­lo dei Comu­ni a ridos­so del­la zona baldense, in par­ti­co­lare: Gar­da, Coster­mano, Cas­tion, Pese­na, i Gazoli di Coster­mano, ed infine Mon­tagna, ovvero l’attuale comune di San Zeno di Mon­tagna. A fornire le mappe e ad autor­iz­zare la loro pub­bli­cazione, stra­no a dirsi essendo ter­ri­to­rio veronese, è sta­to l’Archivio di Sta­to di Bres­cia. Ma anco­ra più par­ti­co­lare è la con­sid­er­azione da ril­e­vare in ordine alla archivi­azione dei pregevoli doc­u­men­ti car­tografi­ci. Sono infat­ti rac­colti ed archiviati nel­la «Com­men­da del Gar­da» facente parte dell’archivio dell’Ospedale mag­giore di Bres­cia, ora inser­i­to nell’archivio di Sta­to del­la Leones­sa. Le tav­ole descritte e con­sid­er­ate nel lavoro di ricer­ca del­la stu­diosa Daniela Zumi­ani sono ben 16 sulle 21 deposi­tate nell’archivio. Sono tav­ole enor­mi, a col­ori, col­le­gate a ben 15 reg­istri car­ta­cei rile­gati in pelle, cias­cuno con la descrizione topografi­ca a col­ori del ter­ri­to­rio, sud­di­vi­so in porzioni con indi­vid­uati i con­fi­ni di cias­cun appez­za­men­to, i nomi dei pro­pri­etari dell’epoca, e l’indicazione delle dec­ime. «Si trat­ta di mate­ri­ale notevol­mente sig­ni­fica­ti­vo spie­ga Daniela Zumi­ani «ai fini del­la conoscen­za stor­i­ca e pae­sag­gista del ter­ri­to­rio in ques­tione, sia per l’accurata redazione dei dis­eg­ni che per la vari­età e quan­tità di infor­mazioni sociali, eco­nomiche, civili e reli­giose con­tenute nei reg­istri». La car­tografia che giace nell’archivio polveroso, non rimossa da anni, diven­ta rifer­i­men­to pri­mo, quan­do ripor­ta­ta alla luce, per ricostru­ire il pas­sato. «Diven­ta spec­chio di un tem­po», spie­ga Euge­nio Tur­ri nel suo sag­gio criti­co sull’argomento «che si tro­va inscrit­to nel pae­sag­gio d’oggi». Le mappe con­sid­er­ate nel testo, alcune delle quali sono per­fet­ta­mente ripor­tate, su scala, nel­la pub­bli­cazione rotar­i­ana, riguardano prin­ci­pal­mente gli usi del suo­lo, la sud­di­vi­sione par­cel­lare, la via­bil­ità, l’idrografia, le pro­pri­età. «Ciò che subito si nota», scrive anco­ra Euge­nio Tur­ri «è la dif­fer­ente con­dizione tra i liv­el­li col­li­nari, cioè al di sot­to dei 700 metri e quel­li supe­ri­ori, spec­chio delle dif­fi­coltà ambi­en­tali che si mis­ura­no su base alti­tu­di­nale. Per quan­to riguar­da invece il regime pro­pri­etario le carte reg­is­tra­no il dominio delle pro­pri­età nobil­iari che for­mano gli appez­za­men­ti mag­giori e che riman­dano ai gran­di pro­pri­etari del­la zona di Gar­da, Cas­tion, Pesina: i Pel­le­gri­ni, i Car­lot­ti, i Negrel­li, in qualche caso rimaste». «L’obiettivo degli ammin­is­tra­tori pub­bli­ci e dei rotar­i­ani», pun­tu­al­iz­za Cipri­ano Castel­lani, sin­da­co di San Zeno di Mon­tagna, «è quel­lo di arrivare, in un tem­po ragionev­ole, ad una edi­zione stam­pa ed in cd di tutte le più sig­ni­fica­tive immag­i­ni storiche del ter­ri­to­rio locale per offrire agli stu­den­ti, ai ricer­ca­tori, agli architet­ti, agli oper­a­tori locali, agli esti­ma­tori del pae­sag­gio, l’opportunità di conoscere i luoghi ed il pae­sag­gio del Bal­do e del­la Val Laga­ri­na, oltre a fornire un agev­ole stru­men­to di let­tura delle sue trasfor­mazioni». L’opera è sta­ta ded­i­ca­ta a Gabriele Moscar­do, dece­du­to nel mese di agos­to di due anni fa. Era socio telela­vo­ra­tore del­la coop­er­a­ti­va sociale Galileo, incar­i­ca­ta di real­iz­zare la tec­ni­ca di prog­et­to, e con Zumi­ani sta­va lavo­ran­do a questo prog­et­to. Per ricor­dare il grande sig­ni­fi­ca­to umano e sociale che questo impeg­no ave­va rap­p­re­sen­ta­to per Gabriele Moscar­do e per tut­ti i mem­bri del­la coop­er­a­ti­va, pro­prio a lui è sta­ta ded­i­ca­ta ques­ta opera stor­i­ca e di ricer­ca sul ter­ri­to­rio del Monte Bal­do. Ser­gio Baz­er­la Tra le 21 mappe del­la cir­co­scrizione di San­ta Maria di Gar­da, le 19 ese­gui­te nel 1792 dal per­i­to Fed­eri­co Cagia­da e dall’ingegnere Anto­nio Sabati, cos­ti­tu­is­cono una delle prime, se non addirit­tura la pri­ma, ril­e­vazione cat­a­stale di una con­sis­tente porzione del Monte Bal­do. Questo prezioso mate­ri­ale si tro­va deposi­ta­to a Bres­cia, anzichè a Verona, per­chè il ben­efi­cio del com­pren­so­rio eccle­siale del­la pieve garde­sana, dal XVI al XX sec­o­lo, venne des­ti­na­to, gra­zie ad una deci­sione papale, all’Ospedale di San­to Spir­i­to, San Luca e del­la Mis­eri­cor­dia di Bres­cia. Per con­tribuire alle opere di car­ità dell’ente bres­ciano, Adri­ano VI con­fer­mò, medi­ante Bol­la pas­toralis cura del 20 mar­zo 1522, la rin­un­cia al ben­efi­cio ple­bano dell’arciprete com­men­datario di San­ta Maria di Gar­da dell’epoca, Gio­van­ni Zanet­ti, protono­tario apos­toli­co. Il 21 gen­naio 1521 mon­sign­or Zanet­ti ave­va infat­ti incar­i­ca­to il seg­re­tario apos­toli­co Anto­nio Graziadi­co, Aloisio de Benari­is di Ses­sa, res­i­den­ti nel­la Curia romana, e Bar­tolomeo de Stel­lis, chiri­co bres­ciano di pre­sentare la sua richi­es­ta all’allora pon­tefice Leone X, ris­er­van­dosi la pen­sione di 800 ducati vita nat­ur­al durante. La riscos­sione delle dec­ime creò sem­pre con­tes­tazioni tra l’ospedale bres­ciano e la pieve garde­sana, tan­to da deter­minare nel Set­te­cen­to la min­uziosa cat­a­logazione di cui le mappe sono l’esito.

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