Un relitto di traghetto arrugginito da anni incombe a pochi metri dal lungolago in località Bosca, vicino a Pacengo. Serve anche il vaglio della Soprintendenza per decidere se rimuoverlo o no

Il battello in attesa del condono

16/10/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

È lì, abban­do­na­to da almeno una deci­na di anni, ma c’è chi dice anche più di 20. Nes­suno sa da quan­to di pre­ciso, ma tut­ti sono sicuri di aver­lo sem­pre vis­to: il relit­to enorme di un bat­tel­lo abban­do­na­to a una venti­na di metri dal­la riva del lago, in local­ità Bosca a due pas­si da Pacen­go, esat­ta­mente sul con­fine con il cen­tro nau­ti­co Casaro­la. Il bat­tel­lo è sull’area pri­va­ta del­la soci­età Caneva­world, che lo ave­va acquis­ta­to anni fà e trasporta­to sul luo­go per adibir­lo ad attrazione o a bar ris­torante. In realtà non se ne fece più nul­la e da allo­ra è rimas­to abban­do­na­to, con i seg­ni del tem­po che lo han­no trasfor­ma­to in un ammas­so di rug­gine. Uno sfre­gio all’ambiente e agli occhi di chi passeg­gia sul lun­go­la­go per godere delle bellezze nat­u­rali. La ricostruzione del per­ché non sia mai sta­to rimosso la for­nisce il geome­tra dell’ufficio tec­ni­co del Comune di Lazise, Alber­to Biz­zo­coli: «La soci­età Ami.Co srl, che rap­p­re­sen­ta Alfon­so Ami­ca­bile & com­pa­ny, ha pre­sen­ta­to doman­da di con­dono edilizio il 9 dicem­bre del 2004, ai sen­si del­la legge 326 del 2003, il con­dono edilizio bis emes­so dal gov­er­no Berlus­coni». L’abuso edilizio lo con­fer­ma anche il con­sigliere di mino­ran­za Edoar­do Nolo, che per la Piaz­za rap­p­re­sen­ta Pacen­go, il quale soll­e­va la legit­tim­ità dell’ecomostro: «Il relit­to è un abu­so edilizio a tut­ti gli effet­ti, poiché il d.p.r. (decre­to Pres­i­dente Repub­bli­ca) 380 del 2001, all’art 3, sta­bilisce che sono da con­sid­er­ar­si inter­ven­ti di nuo­va costruzione anche le strut­ture quali roulottes, camper, case mobili e imbar­cazioni». Pro­prio per questo è sta­ta pre­sen­ta­ta doman­da di con­dono edilizio il giorno pri­ma che scadesse l’ultima pro­ro­ga in mate­ria di con­doni. Il tec­ni­co comu­nale riper­corre le tappe del­la vicen­da: «Il bat­tel­lo è sta­to ogget­to di ordi­nan­za di rimozione da parte del Comune nel 1994. La Caneva­world, rice­vu­ta l’ordinanza, ha pre­sen­ta­to ricor­so al Tar. Il tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale, però, non ha mai rispos­to e alla fine del 2002 ha dichiara­to per­en­to, cioè decadu­to, il pro­ced­i­men­to. Nel frat­tem­po è suben­tra­ta la legge di con­dono, che sospende tut­ti i pro­ced­i­men­ti ammin­is­tra­tivi e giuris­dizion­ali fino alla data ulti­ma per pot­er pre­sentare doman­da di con­dono: ovvero il 10 dicem­bre 2004». «Il Comune», con­clude Biz­zo­coli, «così non ha potu­to agire. Ora sti­amo avvian­do le istrut­to­rie per i pro­ced­i­men­ti in cor­so. Se il bat­tel­lo sarà san­abile lo saner­e­mo, altri­men­ti ver­rà rimosso. Cer­to sot­to il pro­fi­lo urban­is­ti­co-edilizio se sarà con­do­na­to, sarà a pos­to così, ma sot­to il pro­fi­lo ambi­en­tale dovrà essere val­u­ta­to anche dal­la Soprint­en­den­za per i Beni Architet­toni­ci e per il Pae­sag­gio». Il sin­da­co Ren­zo Frances­chi­ni non oltrepas­sa la lin­ea del­la diplo­mazia e dice: «Al ter­mine del­la pro­ce­du­ra tec­ni­ca, farò esat­ta­mente quel­lo che prevede la legge, in modo rig­oroso». Il rap­p­re­sen­tante dell’opposizione, Edoar­do Nolo, non limi­ta la vicen­da all’abuso edilizio, va oltre: «La sto­ria del bat­tel­lo non può essere svin­co­la­ta da un dis­cor­so gen­erale sul con­testo dell’area. La fas­cia a lago di quel­la zona, da a dopo il por­to Casaro­la, è tut­ta zona Sic (sito di impor­tan­za comu­ni­taria) e tut­ti gli inter­ven­ti devono avere l’autorizzazione di inci­den­za ambi­en­tale. La legge regionale 33 del 2002 ha demanda­to ai Comu­ni la com­pe­ten­za delle aree dema­niali, ma ques­ta ammin­is­trazione in tre anni non ha mai fat­to niente per met­tere a pos­to la situ­azione dell’area in questione».

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