Il progetto trentino piace anche agli operatori turistici veronesi e potrebbe essere ripescato con i piani territoriali

Il campo da golf nell’alto Garda è ancora in pista dopo la bocciatura

11/11/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Stefano Ischia

Il prog­et­to di real­iz­zare un cam­po da golf nell’Alto Gar­da trenti­no, un’ipote­si già affon­da­ta un paio d’anni fa con un ref­er­en­dum popo­lare, è riaf­fio­ra­to per l’ennesima vol­ta con tut­to il suo codaz­zo di polemiche. Il green, un’idea accarez­za­ta da tem­po da una parte di alber­ga­tori e impren­di­tori bena­cen­si, è sta­to rilan­ci­a­to in maniera piut­tosto malde­stra nei giorni scor­si in Con­siglio comu­nale a Riva del Gar­da dall’assessore provin­ciale all’industria e al tur­is­mo, l’arcense Mar­co Benedet­ti. Il Gar­da trenti­no, va ricorda­to, al con­trario del­la spon­da veronese e di quel­la bres­ciana, non può annover­are un golf tra i servizi tur­is­ti­ci da offrire ai vacanzieri. La ques­tione è data­ta e molto del­i­ca­ta. Toc­ca tasti dolen­ti e nervi scop­er­ti. Da una parte ecol­o­gisti e dall’altra oper­a­tori tur­is­ti­ci e impren­di­tori. Occorre andare al 1987–88 per trovare la pri­ma trac­cia di prog­et­to per un “diciot­to buche” nell’Alto Gar­da Trenti­no. L’ipotesi fu avan­za­ta da Gian­ni Benuzzi, allo­ra sin­da­co di Dro, comune di 3.500 abi­tan­ti nell’immediato entroter­ra garde­sano, alcu­ni chilometri a nord di Arco. Si era pen­sato di real­iz­zar­lo alle Maroc­che di Dro, una zona di alto pre­gio ambi­en­tale in gran parte tute­la­ta come biotopo trenti­no, una dis­te­sa di mas­si orig­i­natisi da glaciazioni e antiche frane, sui quali furono, perfi­no, scop­er­ti due anni fa delle impronte di dinosauro. Il prog­et­to di Benuzzi, in ogni modo, si arenò. Nel 1999 fu il comi­ta­to Pro­golf, che rac­coglie­va l’Unione com­mer­cio e tur­is­mo dell’Alto Gar­da e il Coor­di­na­men­to impren­di­tori, a rilan­cia­re l’idea assieme alla giun­ta di cen­trosin­is­tra di Dro. Il comi­ta­to Pro­golf vis­itò i green bena­cen­si da quel­li bres­ciani a quel­li scaligeri, affidò il prog­et­to di mas­si­ma allo stu­dio del­lo svizze­ro Peter Har­ra­dine, lo pre­sen­tò alla stam­pa. Ma l’idea di intac­care le Maroc­che, anche se sui con­fi­ni esterni del biotopo, fece insorg­ere gli ambi­en­tal­isti. Anche la mag­gio­ran­za in con­siglio comu­nale si spac­cò. Temevano dan­ni ambi­en­tali e spec­u­lazioni edilizie attorno all’area al tur­is­ti­ca­mente “vergine” lago di Cave­dine. Venne richiesto a gran voce un ref­er­en­dum comu­nale. Comi­ta­to Pro­golf e sin­da­co lo con­cessero sicuri di vin­cere. Ma non fu così. Il 14 novem­bre 1999 green venne boc­cia­to da cir­ca il 55% degli elet­tori. Di green, da allo­ra, non se ne par­lò più. Almeno uffi­cial­mente. Sepolto sot­to il ref­er­en­dum, venne anche can­cel­la­to dalle carte urban­is­tiche. La scor­sa set­ti­mana, però, l’assessore provin­ciale Benedet­ti, a sor­pre­sa, ha ria­per­to le danze. Ha riat­tiz­za­to le braci spente, ha ripro­pos­to il golf a Dro, sostenu­to sicu­ra­mente in questo dagli alber­ga­tori. Benedet­ti ha det­to che occorre «super­are il ref­er­en­dum attra­ver­so pat­ti ter­ri­to­ri­ali» dare una qualche com­pen­sazione al comune di Dro e avviare la prog­et­tazione al più presto. L’assessore provin­ciale ha, però, trova­to una lev­a­ta di scu­di da parte di Wwf e grup­pi di cit­ta­di­ni droati: è sta­to accusato di non rispettare il voto del­la popo­lazione espres­sasi con il ref­er­en­dum, di non con­sid­er­are l’alto val­ore ambi­en­tale del­la zona e di snob­bare il comune di Dro tan­to da pro­porre a Riva le sue idee. Benedet­ti, per­al­tro, ha mes­so in imbaraz­zo perfi­no quegli stes­si impren­di­tori e politi­ci (Gian­ni Benuzzi, nuo­va­mente sin­da­co di Dro dopo una deci­na di anni) che sta­vano stu­dian­do un sis­tema meno con­trad­dit­to­rio e più soft per ripro­porre il prog­et­to all’opinione pubblica.