Ne parla il settimanale Famiglia Cristiana

Il carcere militare torna sui giornali nazionali

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Di Luca Delpozzo
g.b.

«Mia cara, m’han­no riv­olta­to la vita come un calzi­no. Qui non c’è nul­la che sia sim­i­le al carcere di Peschiera. E’ il quar­to giorno che mi tro­vo in sta­to con­fu­sion­ale. Divi­do la stan­za con altri tre detenu­ti; con­to che sia grande come la nos­tra cam­era da let­to. Non ci sono finestre, ma una “boc­ca di lupo”, il cal­do è insop­porta­bile. Dor­mo su una bran­da sfon­da­ta e su un mat­eras­so di paglier­ic­cio. I col­lo­qui non si fan­no né al saba­to né alla domeni­ca. Se le cose non cam­bier­an­no velo­ce­mente, opterò per un carcere civile. Se pri­ma mi sen­ti­vo lon­tano da voi tut­ti, ora mi sen­to mor­to». E’ la let­tera, data­ta 25 giug­no, e invi­a­ta alla famiglia da un ex poliziot­to trasfer­i­to dal carcere mil­itare di Peschiera alla strut­tura di San­ta Maria Capua Vet­ere, vici­no Caser­ta; è sta­ta pub­bli­ca­ta sull’ultimo numero del set­ti­manale “Famiglia Cris­tiana” in aper­tu­ra del servizio ded­i­ca­to alla chiusura del pen­iten­ziario di Peschiera che tor­na così alla rib­al­ta del­la cronaca nazionale. Il set­ti­manale spie­ga del provved­i­men­to, det­ta­to uffi­cial­mente dal­la neces­sità di risparmi­are sulle spese sostenute sia per il man­ten­i­men­to delle caserme che per il per­son­ale imp­ie­ga­to; moti­vazione con­tes­ta­ta, tra l’al­tro, anche dal sin­da­ca­to di Polizia Coisp, che sot­to­lin­ea come nes­suno abbia, però, par­la­to dei costi dei trasfer­i­men­ti al Nord dei detenu­ti in occa­sione delle udien­ze per i pro­ces­si. Ma la deci­sione pare pesare, soprat­tut­to, sui rap­por­ti famil­iari dei detenu­ti trasfer­i­ti da Peschiera a San­ta Maria Capua Vet­ere: 800 chilometri di dis­tan­za che pesano più di un macig­no, sia eco­nomi­ca­mente che in ter­mi­ni di fat­i­ca, sui famil­iari che sono così costret­ti a ridurre dras­ti­ca­mente le vis­ite con i loro con­giun­ti. «Un caso di coscien­za» lo ave­va più volte defini­to fra Beppe Pri­oli, fonda­tore del­l’as­so­ci­azione Fra­ter­nità e pre­sente come volon­tario all’in­ter­no del carcere veronese; e per ques­ta coscien­za fra Beppe era anda­to a par­lare con il min­istro del­la Dife­sa Ser­gio Mattarel­la. Tut­to inutile, la deci­sione era evi­den­te­mente già sta­ta pre­sa; e ora i detenu­ti che han­no res­i­den­za e famiglia nel Nord del Paese dovran­no fare i con­ti con una nuo­va pag­i­na del­la loro già dif­fi­cile sto­ria. (g.b.)

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