Appello del presidente del Cai Gianfranco Lucchese per salvare il rifugio a quota 1.911 chiuso da tre anni. Servono fondi per ristrutturare la costruzione e anche il Telegrafo ha bisogno di manutenzione

«Il Chierego non resisterà a un altro inverno»

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Di Luca Delpozzo
San Zeno di Montagna

Una vol­ta era un rifu­gio, ora pare una decrepi­ta dimo­ra di spet­tri. Ha un aspet­to lugubre il Chierego diroc­ca­to, con la fac­cia­ta sfat­ta, i vetri rot­ti, le finestre sgangher­ate, l’intonaco scrosta­to. E con un altro inver­no in arri­vo pare inesora­bil­mente des­ti­na­to alla rov­ina. Sem­bra­no infat­ti cadu­ti nel nul­la gli acco­rati appel­li alla ricer­ca di fon­di lan­ciati dal pres­i­dente del Cai (Club alpino ital­iano) Gian­fran­co Luc­ch­ese. Deciso però a non mol­lare e ad iniziare i lavori l’anno prossi­mo, si sta ora appre­stando a chiedere nuo­va­mente aiu­to alle ammin­is­trazioni locali. Nep­pure nell’anno inter­nazionale del­la mon­tagna è sta­to fat­to alcun inter­ven­to per sal­vare dal degra­do totale quel rifu­gio a quo­ta 1.911 metri, chiu­so ormai da qua­si tre anni. Luc­ch­ese lo definisce la sua spina nel fian­co, per non par­lare del fas­tidio prova­to nel sapere che, ad una rasseg­na-con­cor­so fotografi­co a Lazise (A futu­ra memo­ria, bellezze e brut­ture tra Adi­ge e Gar­da) una delle inquad­ra­ture vin­cen­ti è sta­ta pro­prio una recen­tis­si­ma immag­ine del Chierego fatis­cente inti­to­la­ta appun­to «Chierego, il brut­to del ». «Io non so più dove andare a bus­sare», com­men­ta ama­ra­mente Luchese. «Per noi del Cai ogni anno è del­la mon­tagna, ma ques­ta tan­to sbandier­a­ta ricor­ren­za ha dato ben poco a Verona: si pote­va fare qual­cosa di più per le nos­tre vette e i nos­tri sen­tieri. E sono molto dispiaci­u­to che pro­prio il Chierego sia sta­to addi­ta­to in una mostra fotografi­ca come esem­pio di brut­tura». Sen­za con­tare che anche il rifu­gio Barana, al Telegrafo, avrebbe prob­le­mi di ges­tione causati dal­la man­can­za di servizi. Ecco dunque l’appello alle ammin­is­trazioni. «Pare che un decre­to legge deleghi alla Provin­cia la col­lab­o­razione con gli enti locali», con­tin­ua. «Sti­amo quin­di aspet­tan­do di sapere come even­tual­mente ottenere con­tribu­ti per la ristrut­turazione». Si è giun­ti infat­ti a un pun­to di non ritorno: «I lavori al Chierego devono par­tire: la manuten­zione non è mai sta­ta fat­ta in maniera rig­orosa, niente lassù è a nor­ma, la strut­tura è ora com­ple­ta­mente fatis­cente e un altro inver­no causerà un ulte­ri­ore dete­ri­o­ra­men­to, con un con­seguente aumen­to delle spese per la ristrut­turazione». I fon­di del solo Cai non potreb­bero mai col­mare certe lacune. «Siamo un’associazione volon­taris­ti­ca sen­za scopo di lucro, le sole quote dei soci non bas­tano a man­tenere le strut­ture, per questo abbi­amo bisog­no di sol­lecitare le ammin­is­trazioni pub­bliche». Anche il Telegrafo è del Cai: «È a quo­ta 2.147, in una posizione dif­fi­cil­mente rag­giun­gi­bile con i riforn­i­men­ti. Serve una tele­fer­i­ca di servizio».

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