Il punto informazioni dell'Apt in piazza Catena non è stato aperto: le promesse erano futili chiacchiere.

Il chiosco-lavatrice pagato dal Comune per ora non si usa

18/07/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Molinari

La ses­ta «lava­trice» è fuori servizio e minac­cia di restar­ci chissà per quan­ti mesi anco­ra. Non sti­amo ovvi­a­mente par­lan­do di una dis­fun­zione in qualche lavan­de­ria indus­tri­ale del­la cit­tà, ma del­la forza­ta chiusura di una delle curiose strut­ture roton­deg­gianti di piaz­za Catena.Sono i chioschet­ti che il Comune, su prog­et­to del­l’ar­chitet­to Win­kler, ha fat­to col­lo­care ques­ta pri­mav­era a due pas­si dal lago e che il popo­lo, ispi­ra­to dagli oblò che fan­no da tet­tuc­cio, ha subito rib­at­tez­za­to «lava­tri­ci». Tre sono bel­la­mente occu­pati dagli stori­ci gestori dei vec­chi «gab­biot­ti» dei sou­venir, due ser­vono come bigli­et­te­ria del­la , il ses­to, appun­to, rimane mal­i­con­in­ca­mente un po’ in dis­parte inac­ces­si­bile, con le ser­rande abbas­sate. Ed è pro­prio ques­ta «lava­trice», iro­nia del­la sorte, che era sta­ta chi­es­ta a gran voce al Comune in aggiun­ta alle altre, facen­do mod­i­fi­care — in fret­ta e furia — sia il bilan­cio di spe­sa per l’ac­quis­to (45 mil­ioni in più) sia il prog­et­to di allog­gia­men­to di tutte le nuove strut­ture. Era­no sta­ti gli alber­ga­tori del cen­tro stori­co (ben rap­p­re­sen­tati anche da due con­siglieri comu­nali: Bas­set­ti e Gen­tili­ni) a far gius­ta­mente notare alla Giun­ta che l’op­er­azione-chioschi era l’oc­ca­sione irripetibile per sis­temare in piaz­za un «pun­to di infor­mazione tur­is­ti­ca». E la loro pro­pos­ta era subito sta­ta spon­soriz­za­ta (sti­amo par­lan­do del­lo scor­so autun­no) dal­l’Apt, che per boc­ca del pres­i­dente Meneghel­li, ed anche con una let­tera scrit­ta d’im­peg­no, ave­va garan­ti­to di con­tribuire al prog­et­to con un gruz­zo­let­to per l’ac­quis­to, con la quo­ta-affit­to (per le manuten­zioni) e con la ges­tione. Il pro­gram­ma era quel­lo di met­tere una gen­tile seg­re­taria den­tro la lava­trice, con lo speci­fi­co com­pi­to di spie­gare ai tur­isti se c’er­a­no posti liberi negli alberghi, di tradurre in lin­gua madre le occa­sioni da non perdere, di sod­dis­far­li in tutte le loro necessità.Il Comune s’era fida­to di Meneghel­li (provve­den­do ad inte­grare l’or­dine d’ac­quis­to alla soci­età costrut­trice) e gli oper­a­tori se n’er­a­no usci­ti sod­dis­fat­ti dal­la riu­nione. Ma quan­do la ses­ta lava­trice è arriva­ta ed è sta­ta mon­ta­ta al suo pos­to, sono iniziati i prob­le­mi. Il pres­i­dente del­l’Apt — che forse ave­va soprav­va­l­u­ta­to le capac­ità di cas­sa del­l’ente — ha fat­to mar­cia indi­etro e con let­tera scrit­ta ha fat­to sapere che il suo ente ci avrebbe mes­so l’imp­ie­ga­ta poliglot­ta, ma non una liret­ta in più.A questo pun­to, la Giun­ta s’è sen­ti­ta pre­sa let­teral­mente per i fondel­li e, sal­da­ta la fat­tura ai for­n­i­tori (mica pote­vano dirgli di venire a ripren­der­si la lava­trice per­chè c’era sta­to un mal­in­te­so!), non ha più mosso foglia, ripromet­ten­dosi di dare le chi­avi del­la strut­tura all’Apt non pri­ma di aver ottenu­to la garanzia che almeno l’af­fit­to — 4 mil­ioni all’an­no — lo avrebbe paga­to. La ques­tione è anco­ra fer­ma a questo pun­to, con gli alber­ga­tori furi­bon­di: anche per­chè, vis­to l’an­daz­zo, s’er­a­no dichiarati dis­posti a gestir­si in pro­prio la lava­trice, ma la pro­pos­ta non s’è con­cretiz­za­ta. Il risul­ta­to è sot­to gli occhi di tut­ti i tur­isti e dei rivani. Il chiosco è inuti­liz­za­to e si staglia penoso in fon­do alla fila degli indaf­faratis­si­mi «col­leghi»: ennes­i­mo mon­u­men­to al dilet­tan­tismo del «pub­bli­co» e ai guasti prodot­ti dal­l’as­so­lu­ta prevalen­za delle chi­ac­chiere e del futile sul deside­rio di risol­vere un prob­le­ma sen­ti­to e concreto.

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