Christian Barnard sposa il vino rosso «Il vostro cuore si sentirà meglio»

Il chirurgo dopo 30 anni sul lago

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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Quan­do la Gian­na gli can­tò « Ave­vo un cuore ed ora non l’ho più, me l’hai ruba­to tu», lui scop­piò a rid­ere. La can­tane era Gian­na Malfer, l’«usignolo del Gar­da, la can­zone « Gioiel­lo d’Italy» , testo di Luciano Beretta, musi­ca di Jan Lan­gosz; il luo­go del con­certi­no la mit­i­ca tav­er­na del­la piaz­za del por­to di Gar­da, l’uditore Chris­t­ian Barnard, il cele­bre car­diochirur­go. Era­no gli anni del­la « Dolce Vita» in riva al Gar­da. Le celebrità di pas­sag­gio sul lago ama­vano trascor­rere le ser­ate alla tav­er­na. Vivien Leigh, la Rossel­la di «Via col Ven­to », e Lau­rence Oliv­er ave­vano sga­bel­li ris­er­vati, col loro nome inciso sopra. Barnard era in zona per un con­gres­so medico. Era diven­ta­to famo­sis­si­mo coi suoi pio­nieris­ti­ci trapi­anti di cuore. Il pri­mo l’aveva effet­tua­to il 3 dicem­bre 1967 nel Sud Africa, a Cit­tà del Capo, apren­do una nuo­va era per la med­i­c­i­na. Trent’anni dopo, appe­so il bis­turi al chio­do, il pro­fes­sor Barnard, set­tan­ta­nove anni mang­nifi­ca­mente por­tati, è tor­na­to sul lago di Gar­da. Sta­vol­ta ha scel­to la riva oppos­ta, quel­la bres­ciana. Per pre­sentare l’opera del­la sua fon­dazione, che si prende cura di bam­bi­ni africani malati di Aids. Mantiene rap­por­ti con altre isti­tuzioni sim­ili sparse nel mon­do. In par­ti­co­lare con quel­la dell’ex pre­mier rus­so Gor­ba­ciov. Ha già ottenu­to risul­tati d’un cer­to peso, come la costruzione di un ospedale nel­lo Zim­bab­we. A Moni­ga del Gar­da ha trova­to un part­ner nelle can­tine Costari­pa, che han­no il mon­do pro­prio per rac­cogliere fon­di des­ti­nati alla Chris­t­ian Barnard Foun­da­tion. Il si chia­ma Gar­da Clas­si­co Prof. Chris­t­ian Barnard Foun­da­tion. È un rosso trat­to da uve di e marzemi­no del­la riv­iera occi­den­tale del Bena­co, e da quelle di san­giovese e bar­bera del­la vic­i­na Fran­ci­a­cor­ta. Dalle ven­dite ver­ran­no stor­nate don­azioni per la fon­dazione pari al ven­ticinque per cen­to del prez­zo del­la bot­tiglia. «Non vol­e­vano un da com­prare solo per­ché si fa benef­i­cen­za. Cer­cava­mo un vino che fos­se buono da bere», dice Mat­tia Vez­zo­la, tito­lare del­la can­ti­na. L’idea è sua. L’ispirazione gli è venu­ta dal libro di Barnard, « 50 Con­sigli per un cuore sano». Vi si legge: «Una per­sona che beve due bic­chieri di vino rosso al giorno aiu­ta il suo cuore a stare meglio». Da qui la deci­sione d’invitare il car­diochirur­go sul Gar­da, per fare in modo che il vino-med­i­c­i­na potesse dare una mano anche agli inter­ven­ti uman­i­tari del­la fon­dazione. Sul­la riv­iera Barnard ha sot­to­lin­eato l’importanza del­la pre­ven­zione, anche attra­ver­so una cor­ret­ta ali­men­tazione. «Se mi fos­si occu­pa­to pri­ma di pre­ven­zione, invece di sal­vare 150 vite avrei potu­to sal­varne 150 mil­ioni», ha affer­ma­to il chirur­go. «Buon vino fa buon sangue» sostiene la tradizione popolare.

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