Operazione necessaria per eliminare larve nocive all’uomo e per facilitare la riproduzione dei pesci. Domani la potatura da Villa Canossa a Punta San Vigilio

Il Comune taglia il canneto

28/01/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Non lo si face­va da anni: domani si taglia il can­neto. Pare cosa da poco e invece è impor­tante: per la salute del lago e la pulizia delle spi­agge, per la vita degli uccel­li acquati­ci che vi trovano rifu­gio e vi fan­no il nido, per la ripro­duzione del luc­cio, del­la tin­ca, del cavedano. Per­ché questo è un eco­sis­tema com­p­lesso e del­i­ca­to. Ad assumere l’iniziativa è l’amministrazione comu­nale. L’operazione è affi­da­ta ad una dit­ta spe­cial­iz­za­ta padovana. Si lavor­erà sui due trat­ti di can­neto nei pres­si di vil­la Canos­sa, a metà stra­da fra Gar­da e pun­ta San Vig­ilio. «Abbi­amo ritenu­to che fos­se nec­es­sario inter­venire», dice l’assessore all’Ecologia Ste­fano Fran­ca, «per­ché l’ammasso di canne sec­che, che non sono state asportate da anni, face­va rischiare il col­las­sa­men­to del can­neto». Ed i rischi cor­re­lati alla man­ca­ta manuten­zione di questi relit­ti di veg­e­tazione acquat­i­ca bena­cense sono parec­chi. Li illus­tra Mar­cel­lo Salier, dell’ufficio tec­ni­co comu­nale di Gar­da. «In pri­mo luo­go, sul­la can­na vec­chia tro­va il pro­prio habi­tat nat­u­rale un mol­lus­co che funge da ospite inter­me­dio alla lar­va del­la cer­caria, respon­s­abile, pare, di quelle fas­tidiose der­mati­ti che sono state a più riprese avver­tite dai bag­nan­ti: la cosid­det­ta “grat­taro­la”. Poi, l’eccessivo svilup­po del can­neto com­por­ta prob­le­mi per la ripro­duzione di alcune specie di pesci, che non riescono a deporre le uova se trovano il fon­dale chiu­so dal­la veg­e­tazione ristag­nante. Poi i topi: in un ambi­ente degrada­to ci stan­no a pro­prio agio. Quar­to: nell’intrico di canne van­no a deposi­tar­si rifiu­ti e bot­tiglie di plas­ti­ca “spi­ag­giati” dal moto ondoso. Infine, un can­neto trop­po svilup­pa­to negli anni, e quin­di carat­ter­iz­za­to da un ecces­so di mate­ri­ale veg­e­tale in decom­po­sizione, com­por­ta un dif­fi­cile rici­clo dell’acqua e quin­di un decadi­men­to com­p­lessi­vo dell’ambiente». Ma non c’è pau­ra che provve­den­do allo sfal­cio delle canne si met­ta a repen­taglio la soprav­viven­za di questi microam­bi­en­ti lacus­tri? «No, per­ché il taglio dei pol­loni del can­neto, anche se a pri­ma vista può sem­brare una vari­azione mor­fo­log­i­ca dei luoghi», spie­ga Salier, «in realtà si riduce ad una sem­plice potatu­ra di con­teni­men­to, in quan­to i rizo­mi del­la can­na non ven­gono in alcun modo dan­neg­giati». Insom­ma: le radi­ci riman­gono inte­gre e le gemme sboc­cer­an­no a pri­mav­era e in estate, ren­den­do nuo­va­mente rigogliosa l’area. Per­al­tro, per evitare di com­pro­met­tere l’habitat delle molte specie di uccel­li acquati­ci che nel can­neto trovano rifu­gio, la pulizia riguarderà soltan­to il cinquan­ta per cen­to dell’area. Così pre­scrive il rego­la­men­to provin­ciale sul­la pesca nelle acque del . «Quel­lo sul can­neto davan­ti a vil­la Canos­sa», infor­ma l’assessore Fran­ca, «è il pri­mo degli inter­ven­ti che abbi­amo in pro­gram­ma. Con­ti­amo di pulire anche il can­neto di San Vig­ilio entro metà feb­braio». Dopo non si potrà più agire: il ter­mine del 15 feb­braio lo fis­sa il servizio cac­cia e pesca del­la provin­cia. Un lim­ite tem­po­rale che serve a tute­lare l’habitat di ripro­duzione dei volatili più precoci.

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