«Indispensabile riattivare gli impianti», dice il presidente Venturini. La prolungata chiusura ha penalizzato il turismo estivo e non si sa se in inverno funzioneranno almeno un paio di skilift

Il Consorzio studia un piano per acquisire le sciovie

27/10/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Un con­sorzio allarga­to con il Con­sorzio funi­via di Mal­ce­sine a fare da capofi­la e poi Provin­cia, Cam­era di com­mer­cio, Comu­nità mon­tana del , e Comu­ni dell’entroterra e del­la riv­iera lacus­tre. Ques­ta l’ipotesi al vaglio per risol­vere il prob­le­ma degli impianti di risali­ta di Novez­za e Costa­bel­la in Pra­da che, prati­ca­mente all’inizio del­la sta­gione inver­nale, sono tutt’ora chiusi. «Sti­amo stu­dian­do la situ­azione insieme a Provin­cia e Cam­era di com­mer­cio per trovare la for­mu­la più oppor­tu­na e un con­sorzio ad hoc per Pra­da e Novez­za sem­br­erebbe quel­la più prat­i­ca­bile», spie­ga Giuseppe Ven­turi­ni, pres­i­dente del Con­sorzio funi­via di Mal­ce­sine. «Indis­pens­abile è comunque riat­ti­vare entrambe le strut­ture, che ser­vono il tur­is­mo dell’entroterra ma anche di buona parte del lago. I prob­le­mi mag­giori sono i costi per l’acquisizione, per entrambe si par­la di cifre dell’ordine di mil­iar­di, e poi gli inves­ti­men­ti per riat­ti­var­le. Un prog­et­to defin­i­ti­vo potrà forse essere pron­to entro fine anno, ma i tem­pi saran­no comunque lunghi per motivi buro­crati­ci. I finanzi­a­men­ti dovran­no poi essere sud­di­visi fra i vari enti che com­parte­ci­pano, ma la Comu­nità mon­tana dovrebbe avere inoltra­to in tal sen­so una richi­es­ta all’Unione euro­pea. Spe­ri­amo che il 2001 por­ti for­tu­na al monte Bal­do». «Novez­za è il prob­le­ma più urgente da risol­vere, ma sti­amo inter­es­san­do­ci anche di Costa­bel­la», dice Ste­fano Zaninel­li, pres­i­dente del­la Com­mis­sione provin­ciale trasporti e tur­is­mo. «L’intenzione sarebbe quel­la di real­iz­zare un piano finanziario per l’acquisto dei due impianti. Ci aspet­ti­amo però che, per quan­to riguar­da Novez­za, il pro­pri­etario per ques­ta sta­gione apra almeno due degli skilift. Ten­er­li chiusi per un altro anno ne com­pro­met­terebbe il val­ore». Di parere diver­so, invece, Flavio Zar­di­ni, copro­pri­etario del­la dit­ta Silmec che ha in ges­tione gli impianti di risali­ta: «Non siamo anco­ra in gra­do di dire se quest’anno aprire­mo le sciovie. Abbi­amo sped­i­to una let­tera al Comune la set­ti­mana scor­sa, vedi­amo che cosa inten­dono fare». Il prob­le­ma di Novez­za è sor­to qualche anno fa, anco­ra durante le scorse ammin­is­trazioni, quan­do la Silmec ave­va richiesto al Comune la ces­sione del­la mal­ga sul cui ter­reno sor­gono le sciovie. In cam­bio gli Zar­di­ni si era­no dichiarati dis­posti a real­iz­zare una palazz­i­na servizi e ad eseguire lavori per miglio­rare la stazione. Una stra­da che però si sarebbe riv­e­la­ta imprat­i­ca­bile dal pun­to di vista legale, per­ché il Comune non può cedere beni pro­pri in cam­bio di opere che, di fat­to, andreb­bero a van­tag­gio di un pro­pri­etario pri­va­to. Data l’impossibilità di trovare un accor­do, gli impianti lo scor­so anno sono sta­ti las­ciati chiusi. Uffi­cial­mente la Silmec ha moti­va­to la scelta con il fat­to che era­no scadu­ti i 30 anni al ter­mine dei quali due delle strut­ture dove­vano essere sot­to­poste a revi­sione totale, con costi che i soci, data la situ­azione, non si sen­ti­vano di affrontare. Per quan­to riguar­da la Sit Costa­bel­la invece, dichiara­ta fal­li­ta lo scor­so anno, fino­ra è sta­to redat­to l’inventario dei beni mobili e immo­bili ed entro fine mese dovrebbe essere deposi­ta­ta in tri­bunale la per­izia di sti­ma. In segui­to il giu­dice incar­i­ca­to deciderà la for­ma di ven­di­ta dell’attivo per pot­er liq­uidare i cred­i­tori. La for­mu­la più prob­a­bile sarebbe quel­la dell’asta pub­bli­ca. Intan­to, però, la chiusura delle due stazioni di risali­ta sta penal­iz­zan­do il tur­is­mo del­la zona. In par­ti­co­lare ques­ta estate gli oper­a­tori che grav­i­tano nel­la zona di San Zeno e Pra­da han­no risen­ti­to del­la man­can­za del­la bidon­via e del­la seg­giovia che por­ta­vano i tur­isti fin sul­la cima del Bal­do a quo­ta 1850. «I rifu­gi sono prati­ca­mente rimasti iso­lati e anche il numero delle per­sone è cala­to», spie­ga un alber­ga­tore. «Anziani o famiglie con bam­bi­ni non pos­sono affrontare a pie­di la sali­ta che da Pra­da por­ta fino al Telegrafo o ai Fiori del Bal­do, un’escursione che ormai face­va parte del­la sto­ria del­la nos­tra mon­tagna. Il peri­co­lo mag­giore è che, con il per­du­rare del­la chiusura, la gente si dis­af­fezioni e si dis­abi­tui a fre­quentare ques­ta parte del­la mon­tagna. E il dis­a­gio per il tur­is­mo locale com­in­cia a far­si sen­tire». Antonel­la Traina

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