Festa di compleanno per il Cotonificio: cento anni di storia e progetti di crescita

Il Cotonificio di Ponte San Marco compie 100 anni

09/01/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Flavio Marcolini

Il Cotonifi­cio di Ponte San Mar­co com­pie 100 anni di vita. La realtà pro­dut­ti­va iniz­iò la pro­pria attiv­ità nel lon­tano 1903, al ter­mine dei lavori di costruzione del canale Schi­an­ni­ni che dal­la local­ità Bet­to­let­to di Bedi­z­zole con­dusse l’ac­qua del fiume Chiese fino al ponte del­la frazione cal­ci­natese, a muo­vere le poten­ti tur­bine del­la neona­ta fab­bri­ca tes­sile. Pri­ma le oper­azione di sca­vo e di costruzione del canale che darà il nome al Cotonifi­cio, quin­di la lavo­razione del cotone richia­marono dai pae­si vici­ni a Cal­ci­na­to un gran numero di operai ma anche di operaie, addet­ti nel­lo sta­bil­i­men­to ad oper­azioni di filatu­ra e ritorci­tu­ra dei tes­su­ti. Gli addet­ti nel 1907 era­no 207, di cui solo 45 maschi. Essi lavo­ra­vano in con­dizioni proib­i­tive e con salari del tut­to inadeguati alle pro­prie con­dizioni di vita. Per queste moti­vazioni incom­in­cia­rono presto i pri­mi scioperi e riven­di­cazioni, volti a ottenere sen­si­bili miglio­ra­men­ti delle con­dizioni di lavo e aumen­ti salar­i­ali; le agi­tazioni si susseguirono fino all’avven­to del fas­cis­mo, pro­mossi e mediati in un pri­mo tem­po dalle asso­ci­azioni sin­da­cali cat­toliche e suc­ces­si­va­mente alla pri­ma guer­ra mon­di­ale da quelle social­iste. Benché i lavo­ra­tori d’inizio sec­o­lo fos­sero in gran parte pen­dolari, la sua entra­ta in fun­zione provocò anche l’avvio di un dis­cre­to fenom­e­no migra­to­rio da diverse aree del­l’I­talia set­ten­tri­onale e con­dusse quin­di ad una pri­ma fase di svilup­po edilizio nel­la frazione. Fu così che nel giro di quar­an­t’an­ni la popo­lazione di Ponte San Mar­co passò da cir­ca 100 ad oltre 500 abi­tan­ti. Nel­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale tut­ti i macchi­nari e le attrez­za­ture del Cotonifi­cio furono spostate altrove per un cer­to peri­o­do, cor­rispon­dente alle incur­sioni aeree angloamer­i­cane nel bien­nio 1943–1945. Nel­l’ed­i­fi­cio rimase tut­tavia un servizio di guardia che era in fun­zione giorno e notte, sen­za venire per­al­tro mai col­pi­to. Dan­neg­gia­men­ti all’area occu­pa­ta dal­la fab­bri­ca si ebbero tut­tavia nei bom­bar­da­men­ti che a più riprese colpirono la zona, fra i quali si ricor­dano in par­ti­co­lare quel­li del 1° dicem­bre 1944 e soprat­tut­to del 2, 4 e 13 feb­braio 1945. Nel cor­so degli anni lo sta­bil­i­men­to ha subito pro­fonde trasfor­mazioni di carat­tere tec­no­logi­co, assec­on­date da opere di ristrut­turazione e di ampli­a­men­ti in fun­zione delle nuove tec­nolo­gie imp­ie­gate. Le neces­sità di carat­tere pro­dut­ti­vo del­l’azien­da evi­den­ziano ora un fab­bisog­no di super­fi­cie cop­er­ta di cir­ca 11 mila mq. Le dimen­sioni azien­dali, in par­ti­co­lare le aree cop­erte, con­sentono un equi­lib­rio tra aree di parcheg­gio, manovra e sos­ta già esisten­ti in relazione alla man­od­opera imp­ie­ga­ta (gli addet­ti attuali sono una ottan­ti­na) ed alle movi­men­tazioni interne. Il prog­et­to di ampli­a­men­to pre­figu­ra un ulte­ri­ore ampli­a­men­to del com­p­lesso azien­dale e si col­lo­ca in un con­testo com­ple­ta­mente urban­iz­za­to, allac­cia­to ai servizi esisten­ti e dota­to dei nec­es­sari parcheg­gi.