È da poco in pensione ma per 18 anni ha vegliato in divisa sulla montagna che vorrebbe più rispettata

Il custode del Baldoora sogna il parco

30/11/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Il Monte è un «Aspromonte» dall’aria «più sig­no­rile». Fisi­ca­mente sim­i­le a quel­lo cal­abrese, ma con prob­le­mi pro­pri per­ché i pas­coli si stan­no degradan­do, le strade sil­vo pas­torali sono bat­tute da auto e moto e alcu­ni ani­mali sono a ris­chio di estinzione. Il par­al­le­lo tra Bal­do e Aspromonte lo fa Tazio Loro, 60 anni, fino a poco tem­po fa ispet­tore supe­ri­ore scel­to del Cor­po fore­stale del­lo Sta­to, ora in pen­sione e già nom­i­na­to dall’amministrazione statale com­mis­sario a tito­lo onori­fi­co. Nato a Dol­cé, è vis­su­to in Cal­abria per 17 anni e qui sarebbe arriva­to forse molto pri­ma, se lag­giù non avesse stret­to tante ami­cizie e incon­tra­to quel­la che oggi è sua moglie Anna Maria.Quando nel 1986 è rien­tra­to in Vene­to e nel 1989 ha con­corda­to di lavo­rare a Capri­no, lo ha fat­to anche per­ché il Bal­do, con le sue pareti a pic­co, certe piante e gli ani­mali gli ram­men­ta­vano il lon­tano Aspromonte. Così anche l’«Hortus Europae» è diven­ta­to suo. Il com­mis­sario Loro lo conosce come le sue tasche e la sua pre­sen­za, silente, è sem­pre sta­ta costante. Del­la mon­tagna conosce la del­i­catez­za, i prob­le­mi che elen­ca. «I pas­coli delle mal­ghe sono abban­do­nati», dice. «In pas­sato veni­vano intera­mente sfrut­tati, oggi le vac­che bru­cano solo dove l’erba è migliore e più como­da, negli altri pun­ti quel­la infes­tante ha il sopravven­to. Si dovrebbe estir­par­la annual­mente o tagliar­la più volte l’anno per impedire che occu­pi tut­ta la super­fi­cie». Per evitare il regredire dei pas­coli sarebbe meglio rim­boschirli: «Piantan­do piante auto­co­tone, come fag­gio, acero, noc­ci­o­lo. Così si potrebbe in futuro ricavarne anche un utile economico».Poi ricor­da uso e abu­so del­la via­bil­ità sil­vo-pas­torali, di com­pe­ten­za del­la Comu­nità mon­tana: «Le strade andreb­bero tabel­late», fa notare Loro. «Sono nate per essere ded­i­cate ai pas­coli e ris­er­vate a chi accud­isce le bestie, invece vi pas­sano moto e auto ed entra­no tur­isti e cac­cia­tori». Dalle sue parole tra­spaiono amore per gli ani­mali: «La gente ci chia­ma quan­do qualche besti­o­la si è sper­sa o è spaven­ta­ta», dice. «Ma la com­pe­ten­za per la fau­na è del­la polizia provin­ciale». Ciò non sig­nifi­ca esen­zione dal giudizio: «La cac­cia­gione non è abbas­tan­za rispet­ta­ta, inpar­ti­co­lare le specie autoc­tone, cioè camoscio, capri­o­lo, gal­lo cedrone e for­cel­lo, ma anche il tas­so e il porcospino».Chissà che ne pen­sa di un del Bal­do. «Sarebbe un incen­ti­vo al rispet­to del­la mon­tagna e darebbe vis­i­bil­ità al ter­ri­to­rio por­tan­do lavoro cos­ic­ché la gente lo accetterebbe», dice. «Forse solo i cac­cia­tori si sen­tireb­bero penal­iz­za­ti, ma poi ci guadag­nereb­bero per­ché nelle zone più ristrette e in un ambi­ente più pro­tet­to la sel­vaggi­na aumenterebbe». Parole di uno che, di Bal­do, se ne intende.

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