Sulla struttura consortile gravano i problemi di una rete fognaria in parte vecchia e sottodimensionata. E già successo due volte in due mesi, ma ci sono 17 milioni per rifarlo

Il depuratore perde fanghi

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Depu­ra­tore sot­to accusa. La moria di pesci avvenu­ta nel tor­rente Seri­o­la lo scor­so 9 otto­bre è da imputare a una fuo­rius­ci­ta impre­vista di fanghi dal depu­ra­tore con­sor­tile di Peschiera: la con­fer­ma arri­va dall’Arpav di Verona, che ha ulti­ma­to le anal­isi dei cam­pi­oni prel­e­vati lo stes­so giorno dell’incidente, a monte del­lo scari­co numero tre e tre chilometri a valle del­lo scari­co quat­tro — l’ultimo — del­lo stes­so impianto. I val­ori peg­giori, ovvero «acque carat­ter­iz­zate da cari­co organ­i­co molto ele­va­to e prive di ossigeno», sono sta­ti reg­is­trati a monte del­lo scari­co tre, il che fa pen­sare che la fuo­rius­ci­ta sia avvenu­ta da uno dei pri­mi due. Ma anche nel mese di set­tem­bre l’Arpav ave­va dovu­to man­dare fuori i tec­ni­ci, in quel caso su seg­nalazione dei col­leghi di Man­to­va, che ave­vano nota­to la pre­sen­za di acque tor­bide nel Min­cio; in quell’occasione i pre­lievi era­no sta­ti fat­ti nelle acque super­fi­ciali a monte e a valle dell’impianto con­sor­tile di Peschiera e ave­vano evi­den­zi­a­to una sostanziale inver­sione di val­ori tra le due situ­azioni: a monte l’acqua risul­ta­va «prati­ca­mente pri­va di cari­co organ­i­co, ben ossi­gena­ta», men­tre a valle si pre­sen­ta­va con «notev­ole cari­co organ­i­co, scarsa­mente ossi­gena­ta». Tradot­to, inquina­ta. Il depu­ra­tore di Peschiera, così come tut­ti gli impianti pub­bli­ci di questo tipo, è sot­to­pos­to a rego­lari mon­i­tor­ag­gi, sem­pre effet­tuati dall’Arpav sec­on­do un pro­gram­ma annuale di inter­ven­ti con­corda­to con la Provin­cia. I prodot­ti finali del proces­so di sono acque e fanghi: questi ulti­mi sono det­ti attivi e ven­gono abit­ual­mente por­tati in impianti apposi­ti per essere poi uti­liz­za­ti, una vol­ta depu­rati e trasfor­mati in fanghi buoni, per l’agricoltura; le acque di scari­co, invece, fluis­cono nel canale Seri­o­la, che si immette nel Min­cio subito dopo lo sbar­ra­men­to del­la diga di Salionze. In caso di piena del canale, l’apertura di appo­site paratie con­sente lo scari­co diret­ta­mente nel Min­cio, sul­la base di un pro­to­col­lo ben defini­to: l’evento può ver­i­fi­car­si sia per piogge abbon­dan­ti che per afflus­si par­ti­co­lar­mente ric­chi di acqua dai riv­o­li che scen­dono dalle cam­pagne sit­u­ate oltre il depu­ra­tore e che sono una sor­ta di rete di afflu­en­ti del­la Seri­o­la. Peschiera. Ci sono 17 mil­ioni di euro per poten­ziare il depu­ra­tore con­sor­tile e per miglio­rare la qual­ità dell’acqua di scari­co, tan­to da ren­der­la uti­liz­z­abile per l’irrigazione. Oltre ai sol­di è pron­to il prog­et­to che, se i lavori par­ti­ran­no in fret­ta, sarà ulti­ma­to entro il 2008. Quan­do tut­to sarà a regime, gli episo­di di mal­fun­zion­a­men­to che ogni tan­to si ver­i­f­i­cano dovreb­bero diventare soltan­to un ricor­do. Cer­to, non è tut­ta col­pa del depu­ra­tore; l’impianto, infat­ti, si tro­va a fare i con­ti con una serie di prob­le­mi legati ai due col­let­tori del Gar­da e alla rete fog­nar­ia dei pae­si, che nel­la mag­gior parte dei casi è vec­chia e soprat­tut­to non sep­a­ra acque bianche da acque nere. A par­lare dei pun­ti di forza e di quel­li deboli dell’impianto, e dei lavori che lo atten­dono è l’ingegner Mario Gia­comel­li, dal 1997 diret­tore del depu­ra­tore con­sor­tile. «Sono molte le anom­alie cui è sta­ta sot­to­pos­ta la strut­tura», spie­ga, «a com­in­cia­re dal fat­to di essere sta­ta costru­i­ta per la ricezione delle acque nere e dall’aver invece affronta­to un cari­co prove­niente dall’insieme delle acque nere e bianche; per­ché se deve essere ricer­ca­ta una sor­ta di orig­ine dei prob­le­mi dell’impianto, è pro­prio nel­la man­ca­ta sep­a­razione tra acque nere e bianche a liv­el­lo dei sis­te­mi fog­nari dei pae­si che solo recen­te­mente, e in parte, han­no inizia­to ad oper­are in questo sen­so». Il depu­ra­tore, inoltre, è sta­to real­iz­za­to per coprire le neces­sità di 330 mila abi­tan­ti equiv­alen­ti (66mila metri cubi di liqua­mi al giorno), «ma questo lim­ite», riprende Gia­comel­li, «che sem­bra­va ampio, è sta­to rag­giun­to; siamo ormai al pun­to di sat­u­razione, soprat­tut­to nel peri­o­do esti­vo. D’altra parte le gran­di urban­iz­zazioni real­iz­zate in questi anni han­no appor­ta­to nuovi uten­ti, ma nes­suno si è mai deg­na­to di inter­peller­ci per avere anche la nos­tra opin­ione su come e quan­to i nuovi inse­di­a­men­ti potessero influire sul depu­ra­tore». Il prog­et­to di adegua­men­to è in fase di ulti­mazione «e sarà sot­to­pos­to alla per le autor­iz­zazioni; sono già sta­ti cop­er­ti in buona parte dei finanzi­a­men­ti, che vedono il coin­vol­gi­men­to vene­to per cir­ca 4,5 mil­ioni di euro e lom­bar­do per 7,5». «I lavori per­me­t­tono l’adeguamento idrauli­co dell’impianto e il miglio­ra­men­to del­la qual­ità del­lo scari­co (la legge 152 impone para­metri più restrit­tivi). In par­ti­co­lare, saran­no real­iz­zate strut­ture per l’abbassamento delle con­cen­trazioni di fos­foro e azo­to, ma anche per la fil­trazione dell’affluente, per dare meno tor­pid­ità alle acque e per la dis­in­fezione del­lo scari­co: il proces­so sarà real­iz­za­to attra­ver­so un sis­tema a rag­gi ultra­vi­o­let­ti, sen­za addi­tivi chimi­ci». Il risul­ta­to di questi inter­ven­ti porterà a miglio­rare la qual­ità dell’acqua di scari­co «ed è per questo», con­tin­ua il diret­tore, «che ci siamo posti il prob­le­ma di cosa fare, poi, con l’acqua. Sti­amo affrontan­do uno stu­dio, con­frontan­do­ci con le Province di Man­to­va e Verona, per riu­ti­liz­zarla per usi irrigui: potremo pro­durne un metro cubo al sec­on­do, forse non molto, ma meglio che get­tar­la». Sarà real­iz­za­ta altresì una ses­ta lin­ea di trat­ta­men­to, in gra­do di aumentare la capac­ità idrauli­ca del­la strut­tura, dota­ta, come le altre cinque, di vasche di sed­i­men­tazione e ossi­dazione. «In questi giorni l’impianto è ogget­to di un impor­tante inter­ven­to, per un mil­ione mez­zo di euro, per la rimozione degli odori: si trat­ta», speci­fi­ca Gia­comel­li, «di dotare alcune vasche di una cop­er­tu­ra e quin­di di un sis­tema per l’aspirazione dell’aria e il suo trat­ta­men­to attra­ver­so biofil­tri di tor­ba, sen­za prodot­ti chimi­ci. È pre­vis­to anche l’inserimento ambi­en­tale del­la strut­tura, per ren­der­la più omo­ge­nea all’ambiente nat­u­rale in cui è inseri­ta». Molti, dunque, gli inter­ven­ti che si con­ta di con­clud­ere entro il 2008. «Poi è ovvio», ammette Gia­comel­li, «che anche qui pos­sano accadere episo­di di mal­fun­zion­a­men­to che por­tano l’attenzione qua­si esclu­si­va­mente sull’impianto. Ripeto, molte cose sono cam­bi­ate in questi anni sul Gar­da, ma nes­suno ci ha mai chiesto pareri tec­ni­ci». «Non c’è mai sta­ta una sta­gione anom­ala, dal nos­tro pun­to di vista, quan­to quel­la appe­na con­clusa: il tur­is­mo di oggi, fat­to di pre­sen­ze bre­vi, com­por­ta momen­ti di gran­di flus­si in entra­ta per uno, due giorni e poi una brus­ca disce­sa dei val­ori. Il proces­so di depu­razione avviene attra­ver­so bat­teri che sono esseri viven­ti: anche noi, dopo un’indigestione, sti­amo male per un paio di giorni, e non è diver­so per loro. Solo che questo è un impianto grosso e quin­di con un’inerzia grossa, per cui il momen­to criti­co non si ver­i­fi­ca in con­comi­tan­za con i grossi carichi di liqua­mi ma alcu­ni giorni dopo. Si chia­ma shock da sovrac­cari­co». «Gli inter­ven­ti che andremo a real­iz­zare con­sen­ti­ran­no di ridurre gli impat­ti di questi episo­di; ma restano prob­le­mi di fon­do che non pos­sono essere impu­tati e risolti solo dal­la ges­tione del depu­ra­tore: lo sta­to di salute delle con­dotte sub­lacuali e del canale Seri­o­la, a volte ingolfa­to dai suoi afflu­en­ti, sui quali non so quale tipo di con­trol­lo esista men­tre noi», con­clude Gia­comel­li, «siamo rego­lar­mente, come è gius­to, monitorati».

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