La Banca del Garda ha finanziato il restauro di una pala del Moretto a Mazzano

Il dipinto rinasce grazie alla Bcc del Garda

29/11/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Basso lago

Ques­ta sera, alle 20.30, nel­la Par­roc­chiale dei san­ti Zeno e Roc­co di Maz­zano, con una relazione del restau­ra­tore Romeo Sec­ca­mani, viene pre­sen­ta­to il restau­ro del­la pala del­l’al­tar mag­giore, opera del , che rap­p­re­sen­ta «La Madon­na col Bam­bi­no in glo­ria e i san­ti Roc­co, Zenone e Sebas­tiano». L’in­ter­ven­to è sta­to finanzi­a­to dal­la Ban­ca di Cred­i­to Coop­er­a­ti­vo del Gar­da ed è venu­to a coro­n­a­men­to di una serie di lavori, volu­ti dal par­ro­co don Ange­lo Per­la­to, che, nel cor­so degli ulti­mi tre anni, han­no inter­es­sato tut­ta la chiesa: dal tet­to agli intonaci del­la fac­cia­ta, alla pulizia del­l’in­ter­no e del cam­panile. Infine si è pos­to mano al dip­in­to più impor­tante: la pala del Moret­to, il cui restau­ro ha richiesto alcu­ni mesi. Il dip­in­to, che gli stu­diosi datano intorno al 1550, cioè nel­la fase del­la matu­rità del­l’artista, sem­bra avere un carat­tere voti­vo per la pre­sen­za, ai pie­di del­la Madon­na, dei san­ti Roc­co e Sebas­tiano, che usual­mente veni­vano invo­cati quali pro­tet­tori dal­la peste. Si ritiene infat­ti che sia sta­to com­mis­sion­a­to in occa­sione di una pestilen­za e che, in orig­ine, fos­se col­lo­ca­to nel­l’an­ti­ca chiesa di San Roc­co. Quan­do nel ’700 questo edi­fi­cio fu demoli­to per costru­ire la nuo­va Par­roc­chiale, la tela fu col­lo­ca­ta sul­l’al­tar mag­giore dopo aver subito alcune mod­i­fiche (fu resa ret­tan­go­lare con la decur­tazione del­la parte alta centi­na­ta). In mez­zo ai due san­ti, il Moret­to ha col­lo­ca­to il vesco­vo Zeno, il san­to patrono di Verona il cui cul­to era dif­fu­so nel Bas­so Gar­da. Già alla fine del­l’Ot­to­cen­to, in occa­sione del­la mostra ded­i­ca­ta al Moret­to, si seg­nala­vano le cat­tive con­dizioni del­la tela, che, sec­on­do il Da Ponte, ave­va «sof­fer­to varie avarie eh ha alcune par­ti ridip­inte». Romeo Sec­ca­mani, che è inter­venu­to con il con­trol­lo dei respon­s­abili del­la Soprint­en­den­za (in par­ti­co­lare del­la dot­tores­sa Rena­ta Casarin), ha oper­a­to per elim­inare tutte queste ridip­in­ture che ave­vano vis­tosa­mente alter­ato le cromie, ma con l’at­ten­zione e la cura nec­es­saria a recu­per­are le vela­ture orig­i­nali che dan­no quelle par­ti­co­lari vibrazioni di luce tipiche delle opere del Moret­to. In ques­ta pala del­la matu­rità il Bon­vi­ci­no, dopo la sta­gione gio­vanile più gioiosa­mente vene­ta, sem­bra ripen­sare in un con­testo manieris­ti­co la lezione del Fop­pa, dal quale recu­pera lo schema com­pos­i­ti­vo e la dimes­sa tonal­ità gri­gia, ma soprat­tut­to quel­l’an­sia di ver­ità che ritro­vi­amo anche in questi suoi uman­is­si­mi san­ti di Mazzano.

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