Il duomo di Salò “figlio” di Sant’Anastasia

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Di Redazione
Giorgio Maria Cambié

I salo­di­ani si ispi­rarono al mod­el­lo del­la incom­pi­u­ta chiesa veronese ma al con­trario degli scaligeri rius­cirono a com­ple­tar­la. Inter­vista a mon­sign­or Alber­to Piazzi, prefet­to del­la Bib­liote­ca Capi­to­lare di Verona.

Il Duo­mo di Salò è sta­to real­iz­za­to sul mod­el­lo del­la chiesa di S. Anas­ta­sia di Verona. La notizia è sta­ta data da mons. Alber­to Piazzi, prefet­to del­la bimil­lenar­ia Bib­liote­ca Capi­to­lare di Verona nel cor­so di un recente con­veg­no in onore di S. Anas­ta­sia tenu­tosi nel­la cit­tà scalig­era.

Mon­signore, come ha potu­to conoscere le vicende del­la costruzione del Duo­mo di Salò?

Alcu­ni anni or sono, fui chiam­a­to a illus­trare la sto­ria del duo­mo di Salò nel V cen­te­nario del­la sua ded­i­cazione, in quan­to quel­la chiesa dove­va essere edi­fi­ca­ta a immag­ine e somiglian­za del­la nos­tra san­ta Anas­ta­sia. Fra i doc­u­men­ti che, in quel­la cir­costan­za, dovet­ti con­sultare trovai la notizia che il 30 aprile 1452 venne con­fer­i­to l’incarico a otto dep­u­tati del­la comu­nità di Salò e a due cap­pel­lani di provvedere il nec­es­sario per avviare la costruzione del­la nuo­va chiesa men­tre pren­de­va cor­po il prog­et­to di edi­fi­care la nuo­va pieve sul mod­el­lo del­la chiesa di San­ta Anas­ta­sia di Verona”.

Forse i fedeli salo­di­ani pen­sa­vano trop­po in grande, con­sid­er­ate le dimen­sioni di S. Anas­ta­sia?

Con­tro tale ipote­si si oppose l’ arciprete Gia­co­mo Codal­lo di Pavia per­ché ritene­va tale prog­et­to trop­po ambizioso di fronte alle pos­si­bil­ità eco­nomiche del­la comu­nità. A dare man forte allo scetti­cis­mo del par­ro­co inter­venne pure il memo­ri­al­ista locale Gio­van­ni Bonel­li (1461–1511) il quale scrisse che San­ta Anas­ta­sia di Verona era tal­mente grande che sarebbe fol­lia assumer­la come mod­el­lo, pre­cisan­do che “non c’è fan­ci­ul­lo in Salò che giun­to al pieno del­la sua età, anche se cam­passe come Matusalemme, potrà mai vedere la fab­bri­ca del duo­mo “inbri­cibus tec­tam” (cop­er­ta di tegole) cioè giun­ta a com­pi­men­to. Mi ha col­pi­to pure l’osservazione di uno degli otto dep­u­tati venu­ti per il sopral­lu­o­go: “San­ta Anas­ta­sia è chiesa tal­mente grande e mar­avigliosa che nei nos­tri sta­ti non trovasi alcu­na che l’ appareg­gi”.

Appar­ente­mente però le oppo­sizioni furono super­ate, non è così?

Il duo­mo di Salò venne edi­fi­ca­to a par­tire dal 7 otto­bre 1453, data del­la posa del­la pri­ma pietra fino al giorno del­la sua con­sacrazione avvenu­ta il 18 otto­bre 1502. Alla fine per­tan­to quel­la chiesa risultò essere l’immagine spec­u­lare del­la nos­tra San­ta Anas­ta­sia del­la quale ripro­duce in pianta roman­i­ca il rap­por­to doppio tra l’ampiezza delle cam­pate quadrate del­la nava­ta cen­trale e quelle lat­er­ali e l’equilibrato rap­por­to tra slan­cio ver­ti­cale (più accen­tu­a­to e quin­di più goti­ciz­zante in San­ta Anas­ta­sia) e le sue mis­ure oriz­zon­tali”.

Fin qui le osser­vazioni di mon­sign­or Piazzi.

Il fat­to ci doc­u­men­ta due realtà: la vic­i­nan­za non solo geografi­ca, ma anche cul­tur­ale e di pen­siero del­la Riv­iera con Verona e la forza del­la fede del tem­po.

Per S. Anas­ta­sia di Verona, tut­to­ra incom­pi­u­ta nel­la fac­cia­ta, occorsero 200 anni di lavori, i fedeli di Salò non si scor­ag­gia­rono davan­ti all’ enor­mità del loro com­pi­to.

La fede li ren­de­va sicuri che ce l’ avreb­bero fat­ta. Com­ple­tarono il tem­pio in meno di un cinquan­ten­nio.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 5 May 2020 @ 10:00

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