La tradizione orale ricorda un cavaliere senza pace ammazzato a Verona nel 1405 perché voleva consegnare il paese ai Veneziani

Il fantasma del castello:da leggenda a storia vera

11/08/2007 in Leggende
Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Non si stupis­ca chi avvic­i­nan­dosi al castel­lo scaligero nelle not­ti di ple­nilu­nio sen­tisse clan­gore di armi, gri­da lamen­tose o intravedesse strane fig­ure. Anche il castel­lo scaligero di Valeg­gio, come ogni altro maniero che si rispet­ti, ha il suo fantasma.Ne è con­vin­to Cesare Farinel­li, appas­sion­a­to stu­dioso di sto­ria locale, che, par­tendo da una tradizione orale giun­ta fino al sec­o­lo scor­so, ha volu­to scav­are nei mean­dri del­la sto­ria medievale veronese per cer­care con­ferme storiche. «Pochi decen­ni fa», dichiara Farinel­li, «quan­do era­no le stalle il pun­to d’in­con­tro di un’e­poca sen­za tele­vi­sione e sen­za caloriferi e c’er­a­no dei can­tas­to­rie che sape­vano affascinare con le loro fav­ole (in dialet­to locale era­no chia­mate “resaglie”, vocabo­lo che trae orig­ine dal ter­mine medievale “recitalia” di derivazione lati­na), ne gira­va una che parla­va di un castel­lano sen­za pace.Questo cav­a­liere, nel­l’età buia del medio­e­vo, venne accusato ingius­ta­mente di alto tradi­men­to, la sua spa­da pub­bli­ca­mente spez­za­ta e lui bar­bara­mente assas­si­na­to. Non poten­do trovare pace (come tut­ti i fan­tas­mi), nelle not­ti di ple­nilu­nio lo spet­tro del cav­a­liere tor­na a flut­tuare fra le ombre del castel­lo, nelle neb­bie e nei vapori che si alzano dal Min­cio, cer­can­do la pro­pria spa­da, sim­bo­lo del suo onore, per pot­er riposare per l’eternità».All’inizio Farinel­li con­sid­erò ques­ta “resaglia” una delle tante che soli­ta­mente rac­con­ta­vano di fan­tas­tiche sto­rie d’amore, di sangue, di tradi­men­ti e vendette, ma poi tro­va una con­fer­ma stor­i­ca del­la vicen­da. «Scor­ren­do gli annali verone­si», affer­ma, «ho trova­to trac­cia dei fat­ti che han­no ispi­ra­to la trag­i­ca leggen­da nel­la “Cron­i­ca del­la cit­tà di Verona” di Pier Zaga­ta, in cui si può leg­gere, con rifer­i­men­to a giovedì 8 gen­naio 1405: «Fu piglià… Andri­o­lo da Par­ma Castel­lan de Vale­zo fu menà, e atanag­ià, e squar­tà in Cam­po Mar­zo, per­ché el vol­e­va dar Vale­zo a Veneziani».La cru­en­ta ese­cuzione avvenne nei bur­ras­cosi giorni che pre­cedet­tero la sot­tomis­sione di Verona alla Serenis­si­ma. Reggevano in quel tem­po il veronese i Car­raresi, sig­nori di Pado­va, che cer­ca­vano con ogni mez­zo di annet­ter­si la cit­tà scaligera.«Andriolo, deve esser­si reso con­to», com­men­ta Farinel­li, «che per i padovani era ormai fini­ta e, prob­a­bil­mente, cre­dette che fos­se tem­po di cedere la piaz­zaforte di Valeg­gio con­tat­tan­do gli emis­sari del­la Serenis­si­ma che sta­va per impos­ses­sar­si di tut­ta la ter­rafer­ma vene­ta. Qual­cuno deve aver­lo tra­di­to e così la sua lungimi­ran­za ebbe ter­mine nel cam­po di Marte in Verona, dove fu squar­ta­to da un colpo di spa­da e, sec­on­do l’u­so del tem­po, get­ta­to fra le onde del vici­no fiume Adi­ge. Poco dopo, il 24 giug­no 1405, Verona divenne parte dei ter­ri­tori del­la Ter­rafer­ma vene­ta. A Valeg­gio, la vicen­da di Andri­o­lo deve aver sus­ci­ta­to una pro­fon­da emozione tan­to che nel trascor­rere del tem­po ha assun­to i col­ori del­la leggenda».Lo stes­so castel­lo (sec. XIV), rimane in parte avvolto nel mis­tero. «La torre ton­da», dichiara Farinel­li, «è anco­ra prece­dente (XII sec­o­lo) e ricor­da le tor­ri cris­tiane dei cro­ciati. Ciò si ricol­legherebbe alla doc­u­men­ta­ta pre­sen­za dei tem­plari a Borghet­to. Ma non è esclu­so che sot­to ci fos­se addirit­tura una for­ti­fi­cazione lon­go­b­ar­da». Tra leggende di cav­a­lieri divenu­ti spet­tri che vagano nel­la notte, non rimane ora che aspettare il prossi­mo sol­stizio (21 dicem­bre) od il prossi­mo equinozi[FIRMA]o (23 set­tem­bre), momen­ti più favorevoli per il man­i­fes­tar­si dei fan­tas­mi, sec­on­do le cre­den­ze magiche.