Il volume di Leila Losi è stato presentato nel salone del Centro sociale. Nell’Ottocento si producevano ben otto milioni di frutti

Il fascino delle limonaie

28/09/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«I gia­r­di­ni di limoni del » è il tito­lo del vol­ume di Leila Losi, pro­fes­sores­sa ora in pen­sione, pre­sen­ta­to nel salone del cen­tro sociale di Salò. «Un’opera stam­pa­ta in tre lingue, che sarà molto richi­es­ta dai tur­isti», dice Gualtiero Comi­ni, asses­sore alla cul­tura. «Leila — aggiunge il sin­da­co — ha colto nel seg­no anco­ra una vol­ta. L’anno scor­so si è aggiu­di­ca­ta il pre­mio degli Ami­ci del Gol­fo, per avere scel­to il nome più bel­lo (le Antiche Rive) da attribuire alla nuo­va passeg­gia­ta a lago. Con questo vol­ume dimostra di essere un’amante del ter­ri­to­rio. La sua ricer­ca va al di là del sem­plice cen­si­men­to, che, tra l’altro, doc­u­men­ta come alla fine dell’Ottocento tra Salò e Bar­bara­no ci fos­se la mag­giore con­cen­trazione di limon­aie che sul resto del­la riv­iera. Poi il tur­is­mo ha occu­pa­to gli spazi esisten­ti. For­tu­nata­mente alcune si sono sal­vate, sep­pure in altre local­ità. E Losi invi­ta noi ammin­is­tra­tori a man­tenere e tute­lare quelle rimaste». Ric­car­do Mini­ni, asses­sore a Palaz­zo Bro­let­to: «Le spi­agge asso­late, il cli­ma mite, la veg­e­tazione mediter­ranea fan­no del Gar­da una sor­ta di pic­co­lo mare. Un luo­go in cui natu­ra, arte, cul­tura, sport e benessere si fon­dono per dare al tur­ista un’offerta davvero uni­ca. In ques­ta mer­av­igliosa cor­nice si inserisce una realtà davvero sin­go­lare: i gia­r­di­ni di limoni. Costru­itI a scopo orna­men­tale ver­so il XV sec­o­lo da ric­chi e nobili pos­si­den­ti di palazzi, diven­nero presto una vera attiv­ità com­mer­ciale. Di tali bellezze riman­gono alcune tes­ti­mo­ni­anze murarie, sim­bo­lo di lavoro, fat­i­ca e svilup­po eco­nom­i­co. L’attento stu­dio del­la pro­fes­sores­sa dà modo di capire la gen­e­si, lo svilup­po e la local­iz­zazione. Nell’ultimo capi­to­lo ven­gono rac­colte le ricette basate sull’utilizzo degli agru­mi». Pao­lo Rossi, pres­i­dente provin­ciale degli alber­ga­tori: «Siamo tal­mente abit­uati a vivere nel bel­lo che non ci accor­giamo dell’esistenza di cose stra­or­di­nar­ie. Se queste architet­ture fos­sero in Fran­cia o Inghilter­ra le pub­bli­cizzereb­bero in mille modi». In segui­to è inter­venu­to Mar­cel­lo Ric­cioni, con­ser­va­tore del­la Civi­ca rac­col­ta del dis­eg­no. Alla fine Losi ha effet­tua­to una cav­al­ca­ta nel tem­po e nelle varie local­ità. Nel 1803 la pro­duzione era di otto mil­ioni di limoni (più del 50% a Gargnano). In zona se ne con­suma­vano appe­na 300mila. Tut­ti gli altri veni­vano esportati: cen­tro Europa, nord, est, fino a Mosca, Pietrobur­go e Varsavia. Nel XV e XVI sec­o­lo molti mer­can­ti ebrei giungevano da pae­si lon­tani per com­per­are grosse quan­tità di cedri, da usare per la fes­ta dei Taber­na­coli. In prece­den­za i Romani lo apprez­za­vano come rime­dio con­tro der­mati­ti, erite­mi, rogna, veleni, peste e altre malat­tie dell’apparato diger­ente. Il liquore è anco­ra oggi con­fezion­a­to dal­la Cedral Tas­soni di Salò, ma i frut­ti proven­gono dall’Italia merid­ionale. Nel 1855, nel momen­to di mag­giore espan­sione (nove-dieci mil­ioni di «pezzi»), una ter­ri­bile epi­demia, la gom­mosi, ridusse il rac­colto a un ter­zo, e rov­inò molte famiglie. Un vero effi­cace rime­dio fu trova­to da Francesco Ele­na di Mader­no che, nel 1873, innestò il limone sull’arancio amaro: l’esperimento riuscì. Ma la situ­azione con­tin­uò a peg­gio­rare, e la colti­vazione fu grad­ual­mente abban­do­na­ta. Con la pri­ma guer­ra mon­di­ale le autorità mil­i­tari req­ui­sirono il leg­name usato per coprire le serre. Lo adop­er­arono per costru­ire barac­che e trincee sulle vicine mon­tagne del Trenti­no. Nel­la sec­on­da metà del XX sec­o­lo il cemen­to ha ros­ic­chi­a­to la cos­ta. E i casel­li, vale a dire i mag­a­zz­i­ni dei limoni, trasfor­mati in res­i­den­ze estive. Spes­so nelle cole sono state rica­vate piscine. Losi ha infine illus­tra­to nei det­tagli tutte le strut­ture rimaste sul­la spon­da occi­den­tale: da Vil­la Ele­na a Gar­done Riv­iera fino a Limone.