Vittorina Livenza, 88 anni, a 16 partecipò alle gare di Amsterdam in staffetta e lancio del disco. Oggi ha nove figli 14 nipoti e cinque pronipoti

Il fascismo la obbligò a dare le medaglie al regime.

05/09/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla - Luca Belligoli Sergio Bazerla

Non sarà la , da tem­po inag­i­bile, ma la ex comu­nale, sul por­to, la sede del­la ses­ta rasseg­na dell’editoria garde­sana e veronese, pro­mossa com’è con­sue­tu­dine dall’associazione cul­tur­ale Francesco Fontana in stret­ta col­lab­o­razione con l’assessorato alla Cul­tura del Comune di Lazise. La rasseg­na aprirà i bat­ten­ti saba­to prossi­mo 9 set­tem­bre e si con­clud­erà il 17 set­tem­bre. L’orario per il pub­bli­co è dalle 16.30 alle 22 dal lunedì al ven­erdì e dalle 10 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 22 nelle gior­nate di saba­to e domeni­ca. Nel cor­so del­la rasseg­na, assur­ta ormai alla noto­ri­età nazionale, sem­pre più fre­quen­ta­ta dal pub­bli­co garde­sano, e sem­pre più imple­men­ta­ta da nuove pub­bli­cazioni a carat­tere stori­co, cul­tur­ale, fol­cloris­ti­co, e delle tradizioni locali, ci sono in pro­gram­ma alcu­ni speci­fi­ci appun­ta­men­ti dal tito­lo: «nei luoghi del Fontana». Domeni­ca alle 10 visi­ta gui­da­ta al com­p­lesso rurale del­la anti­ca corte del Palù dei Mori, sul­la stra­da che da Lazise por­ta a Colà. Alle 11 sarà pre­sen­ta­to il vol­ume, preno­ta­to già da molti lacisien­si e tur­isti che amano Lazise, del­lo stori­co far­ma­cista dal tito­lo: Lazise stu­di stori­co sci­en­tifi­ci. L’edizione è sta­ta cura­ta sot­to ogni pro­fi­lo, grafi­co ed edi­to­ri­ale, dal­la asso­ci­azione che por­ta il nome del­lo stori­co Fontana. Saba­to 16 set­tem­bre, al por­to vec­chio di Lazise, alle ore 18 musiche e let­ture intorno a «Pul­vis­co­lo», roman­zo di Fran­co Cera­di­ni, edi­zioni Per­osi­ni. Una ser­a­ta, al tra­mon­to del sole nel lago, con let­tura di brani trat­ti dall’opera del Cera­di­ni. Infine domeni­ca 17 set­tem­bre, a chiusura del­la rasseg­na dell’editoria garde­sana, pres­so lo stori­co castel­lo scaligero, ora di pro­pri­età del­la nobile famiglia Berni­ni, alle 11 avrà luo­go la pre­sen­tazione del vol­ume «Gui­da ai castel­li del veronese», opera di G. Per­belli­ni, F. Meneghel­li e M. Grag­na­to, edi­to da Cierre edi­zioni di Verona. Nel cor­so del­la man­i­fes­tazione ci saran­no inter­ven­ti speci­fi­ci degli autori dell’opera appe­na cita­ta. La man­i­fes­tazione avviene nell’ambito del­la gior­na­ta euro­pea del mon­u­men­to, spec­i­fi­cata­mente ded­i­ca­ta alla «gior­na­ta del castel­lo ital­iano». Va ricorda­to inoltre che domeni­ca 10 set­tem­bre, in occa­sione del­la pre­sen­tazione del libro di F. Fontana, a Palù dei Mori, saran­no con­seg­nati i volu­mi a col­oro che a suo tem­po ave­vano preno­ta­to l’opera con lo scon­to spec­i­fi­cata­mente pre­dis­pos­to dal­la asso­ci­azione culturale.Vittorina Liven­za, arzil­la sig­no­ra di 88 anni è l’atle­ta ital­iana vivente più anziana d’I­talia ad aver parte­ci­pa­to alle Olimpia­di; nel 1928 ad Ams­ter­dam quan­do a sedi­ci anni gareg­giò nel­la spe­cial­ità del lan­cio del dis­co e del­la staffet­ta quat­tro per cen­to. La sig­no­ra Liven­za, che è sta­ta nom­i­na­ta mad­ri­na di tut­ti gli atleti azzur­ri del 20° sec­o­lo, ha parte­ci­pa­to alla fes­ta orga­niz­za­ta dal Cir­co­lo nau­ti­co Bren­zone in onore del­la «Reginet­ta del Gar­da» Fed­er­i­ca Salvà e del­la sua com­pagna d’e­quipag­gio, la tri­esti­na Emanuela Sos­si, che difend­er­an­no i col­ori del­l’I­talia alle Olimpia­di di Syd­ney nel­la classe vel­i­ca 4.70. La man­i­fes­tazione ha sanci­to tra l’al­tro un ide­ale pas­sag­gio di tes­ti­mone tra le gio­vani atlete Salvà e Sos­si e «non­na»” Liven­za, che è sta­to sug­gel­la­to dal sin­da­co Gio­van­ni Zap­palà. La sig­no­ra Liven­za è ospite abit­uale di Castel­let­to di Bren­zone paese d’o­rig­ine del mar­i­to l’ingeg­n­er Egisip­po Devoti scom­par­so qualche anno fa. «Mio padre era mares­cial­lo dei », rac­con­ta Vit­to­ri­na Liven­za, «e per questo io e la mia famiglia abbi­amo gira­to l’I­talia in lun­go e in largo seguen­do papà. Ho com­in­ci­a­to a prati­care diverse dis­ci­pline del­l’atlet­i­ca leg­gera a tredi­ci anni. Poi mi sono spe­cial­iz­za­ta nel lan­cio del dis­co e nel­la cor­sa veloce». A sedi­ci anni, pros­egue, «ho parte­ci­pa­to alle Olimpia­di di Ams­ter­dam, era il 1928. In quel­la occa­sione ho gareg­gia­to sia nel­la gara del lan­cio del dis­co sia nel­la staffet­ta quat­tro per cen­to. Ai cam­pi­onati del mon­do del 1930 a Pra­ga mi sono clas­si­fi­ca­ta al ter­zo pos­to nel lan­cio del dis­co. In ques­ta spe­cial­ità ho vin­to sei cam­pi­onati ital­iani con­sec­u­tivi e com­p­lessi­va­mente in diverse dis­ci­pline ho con­quis­ta­to 102 medaglie d’oro che durante il fas­cis­mo fui costret­ta a donare tutte alla Patria». A quei tem­pi non c’er­a­no ovvi­a­mente le strut­ture e i meto­di d’al­lena­men­to di oggi, ricor­da Vit­to­ri­na Liven­za: «Io gareg­gia­vo per la Soci­età gin­nas­ti­ca Tori­no e mi allena­vo in piaz­za d’ar­mi fian­co a fian­co con i mil­i­tari. Sola­mente poco pri­ma dei gran­di appun­ta­men­ti ago­nis­ti­ci effet­tua­vo una deci­na di giorni di preparazione con un allena­tore che dove­vo rag­giun­gere a mie spese a Dalmine in provin­cia di Berg­amo. Nel 1931», rac­con­ta, «smisi di prati­care lo sport ago­nis­ti­co per­ché mi spo­sai». Ma ha con­tin­u­a­to a prati­care comunque diver­si sport a liv­el­lo non com­pet­i­ti­vo: scher­ma, sci, pat­ti­nag­gio, nuo­to, pat­ti­nag­gio su ghi­ac­cio, pallavo­lo; non solo ma fino a qualche anno fa la sig­no­ra Liven­za fre­quen­ta­va ogni giorno la palestra. «Conob­bi mio mar­i­to ad Aos­ta», ricor­da anco­ra, «dove nel frat­tem­po mi ero trasferi­ta con la mia famiglia. In quel­la cit­tà Egisip­po ave­va assun­to l’in­car­i­co di ingeg­nere capo del Comune. Dal nos­tro mat­ri­mo­nio sono nati nove figli: sei maschi e tre fem­mine che ora sono affer­mati pro­fes­sion­isti. Ora sono una non­na felice e ho 14 nipoti e 5 pronipoti. Ho con­tin­u­a­to però a man­tenere rap­por­ti d’am­i­cizia con gli atleti del­la mia gen­er­azione; tra questi c’era anche il povero Gino Bar­tali che ogni vol­ta che mi incon­tra­va mi dice­va: “Cara Vit­to­ri­na ti do due baci, ma non sai andare in bici­clet­ta e questo non mi và”. E poi ride­va di gus­to. Gino è sta­to un gran­dis­si­mo atle­ta e una per­sona sim­pati­cis­si­ma e di gran cuore». È pro­fon­do il rap­por­to che lega la «mad­ri­na di tut­ti gli atleti azzur­ri del ‘900» alla riv­iera degli ulivi: «Ogni anno torno a Castel­let­to per le vacanze che trascor­ro nel­la casa pater­na di mio mar­i­to», dice Vit­to­ri­na Liven­za. «Qui ho molti par­en­ti e ami­ci ed è un luo­go incan­tev­ole. Non mi aspet­ta­vo che mi invi­tassero a ques­ta fes­ta. Per me è sta­ta una grande gioia e auguro a queste ragazze (Salvà e Sos­si n.d.r. ) una vita piena di sod­dis­fazioni sportive e umane come è sta­ta la mia». Luca Belligoli

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