In una cantina del centro storico rivano, un gruppo di giovani creativi ricicla oggetti e regala loro nuova vita e identità

Il Fonte, laboratorio magico in mostra a Rovereto

06/12/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

La paro­la “arte” li spaven­ta, ma quel­lo che fan­no loro non può essere chiam­a­to in nes­sun altro modo. “Loro” sono i vul­cani­ci ragazzi del “Fonte”, neona­ta asso­ci­azione con sede in via del­l’Usig­no­lo a Riva, che per alle­stire la loro pri­ma mostra sono “emi­grati” a Rovere­to, nel­l’Aula Mimis Magia di via del­la Ter­ra. Ven­ticinque “ogget­ti”, frut­to del­la cre­ativ­ità di Diego Tur­ri­ni, Gian Pietro Bom­bardel­li e Rosario Fontanel­la, esposti da domani fino al 19 dicem­bre. «Ogget­ti costru­iti — scrive Mario Giup­poni, gio­vane edi­tore rivano — o forse ritrovati, o anco­ra ogget­ti pro­posti cui è sta­ta affi­an­ca­ta una verosim­i­le sto­ria. Da notare che cias­cuno degli ogget­ti pre­sen­tati possiede una sua fon­da­men­tale util­ità, solo sug­geri­ta dal tito­lo e poi spie­ga­ta dall didas­calie. Tro­vi­amo ad esem­pio la “Pan­ca­panc” sul­la quale ci si siede. Ma non solo! Con­tan­do, addizio­nan­do e sot­traen­do le linee con le quali è dip­in­ta capire­mo molte cose sul­la nos­tra vita. Il flau­to da pane: suona, ovvi­a­mente, ma possiede la dote di richia­mare i solitari…solo loro!» Ma le opere non si con­cludono nel­la creazione. No, ognuna di esse ha una sto­ria, fis­sa­ta su un sor­ta di “car­ta d’in­den­tità” (artis­ti­ca anche quel­la) che, tra l’al­tro, for­nisce il nome…della dit­ta costrut­trice. «In un com­pli­ca­to intrec­c­cio di spi­onag­gio indus­tri­ale, invi­die e fal­li­ti ten­ta­tivi d’im­i­tazione — con­tin­ua Giup­poni, descriven­do il magi­co uni­ver­so che nasce dal­la cor­re­lazione tra le diverse “crea­ture” — potremo anche stu­di­are le fun­zion­al­ità di man­u­fat­ti del­la “Car­li Marel­li” e del­la “Fiero­Lamp”». Ditte in com­pe­tizione tra loro, alle quali si affi­an­cano la Claver­cel­li, fon­da­ta dal cug­i­no del­lo zio del pri­mo­gen­i­to del Suprem­capo, o la Zen. Un’arte viva che esce da un luo­go fisi­ca­mente angus­to, ma magi­co come il Fonte (prende il nome dal ter­mine dialet­tale fontéc) nel quale ci ha con­dot­to il 23enne rivano Diego Tur­ri­ni, fotografo a . Pochi metri qua­drati fuori dal tem­po, il Fonte, col­orati da vor­ti­ci di cre­ativ­ità allo sta­to puro e affol­lati di ogget­ti vivi. «Rac­cogliamo il mate­ri­ale un po’ ovunque — spie­ga Diego — lo “stu­di­amo” qualche giorno e poi lo trasformi­amo». Dal­la parete uno squa­lo ter­ri­f­i­cante e sgar­giantis­si­mo ci osser­va minac­cioso a fau­ci aperte. Una vol­ta era un tron­co e nuo­ta­va nel Sarca.

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