Accordo al tavolo di Gardone Riviera con l’ente che regola la diga e i rappresentanti del Consorzio del Mincio.
Frau: «Salionze potrebbe ridurre l’uscita da 55 a 45 metri cubi al secondo»

Il Garda chiuderà i rubinetti

28/04/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Al capez­za­le del lago brilla­va ieri, a Gar­done Riv­iera sede del­la , l’assenza dei tre sin­daci del­la spon­da scalig­era (Bren­zone, Tor­ri e Gar­da) che anco­ra fan­no parte dell’organismo inter­re­gionale ret­to dal veronese Aventi­no Frau. Un’assenza gius­ti­fi­ca­ta solo per Tor­ri ha sostenu­to, a mar­gine del ver­tice con­vo­ca­to dal­la stes­sa Comu­nità, l’ex sen­a­tore di Forza Italia Frau, comunque sod­dis­fat­to per il buon esi­to del­la con­feren­za che ha vis­to attorno al tavo­lo i sogget­ti di monte, valle e riv­ieraschi inter­es­sati alla sal­va­guardia del Garda.Oltre all’ingegner Lui­gi Mille, diri­gente dell’Aipo che ha in ges­tione la diga di Salionze, era­no pre­sen­ti il pres­i­dente del con­sorzio del Min­cio Mas­si­mo Loren­zi, il suo vice Car­lo Ansel­mi, Bruno Loren­go, diret­tore uffi­cio opere idrauliche del­la Provin­cia Autono­ma di Tren­to, Gian­car­lo Mari­ni respon­s­abile par­co del Min­cio e diver­si sin­daci del­la spon­da trenti­na e lom­bar­da. Non sono man­cati i rap­p­re­sen­tan­ti di Provin­cia e Cam­era di Com­mer­cio di Man­to­va. Una riu­nione tec­ni­co-prog­et­tuale allo scopo di trovare soluzioni con­di­vise e real­iz­z­abili per gli usi pluri­mi delle acque: umani, agri­coli, idroelet­tri­ci e indus­tri­ali, tur­is­ti­ci. Al ter­mine del­la riu­nione, dura­ta qua­si tre ore e ter­mi­na­ta attorno alle 13, la richi­es­ta for­male del­la Comu­nità del Gar­da di ridurre l’uscita dell’acqua del Gar­da dal­la diga di Salionze: dagli attuali 55 a 45 metri cubi d’acqua al secondo.Una mossa che sec­on­do Aventi­no Frau con­sen­tirebbe da subito di riportare in equi­lib­rio il sis­tema del Gar­da, ieri a quo­ta 53 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera: due cen­timetri in meno del giorno prece­dente. «Il minor pre­lie­vo d’acqua non com­porterà ulte­ri­ori gravi prob­le­mi per le col­ture man­to­vane e per l’utilizzo delle cen­trali a valle», affer­ma Frau. «Ora i respon­s­abili del con­sorzio del Min­cio avanz­er­an­no la pro­pos­ta ai soci, ma lo stes­so ingeg­n­er Mille si è espres­so a favore di un riduzione del pre­lie­vo dal baci­no del Gar­da». Un no cat­e­gori­co degli enti che s’affacciano sul lago è sta­to inoltre for­mu­la­to in mer­i­to all’eventuale uti­liz­zo delle acque del Gar­da per il raf­fred­da­men­to delle cen­trali idroelet­triche e per l’aumento del­la por­ta­ta del Po. Così come è sta­to esclu­so di pro­cedere allo sva­so dei laghi di Mol­veno, Ledro e Valvesti­no per aumentare il liv­el­lo del Gar­da. «Soluzioni che al momen­to non ser­vono e non inci­dono nel­la ges­tione del Gar­da», riprende Frau pron­to a met­tere le mani avan­ti anche nel rap­por­to Adi­ge-Gar­da. «Siamo con­trari all’immissione di acqua dell’ Adi­ge pri­ma di tut­to per un moti­vo di vitale impor­tan­za: non conso­ci­amo la qual­ità delle acque del fiume che andreb­bero a mesco­lar­si con quelle del lago che godono, sec­on­do le anal­isi, di buona salute».In mer­i­to ai prob­le­mi legati al tur­is­mo, il lago bas­so mette a nudo spi­agge tutt’altro che solari, Frau ha pochi dub­bi: «Il prob­le­ma è di qual­ità, non tan­to di quan­tità d’acqua». I pre­sen­ti al ver­tice di Gar­done Riv­iera han­no con­di­vi­so la neces­sità di pro­cedere a un riordi­no per quan­to con­cerne l’agricoltura e a un mag­gior con­trol­lo su chi ha dirit­to al pre­lie­vo d’acqua dal lago. Nec­es­sario inoltre pre­dis­porre un piano per trasfor­mare l’attuale e dis­per­si­va irrigazione a scor­ri­men­to in un sis­tema a piog­gia o meglio anco­ra a goc­cia. Ovvi­a­mente ser­vono finanzi­a­men­ti e per questo Frau spera di rius­cire a coin­vol­gere l’Unione euro­pea. «È nec­es­sario», sec­on­do la Comu­nità del Gar­da, «un nuo­vo approc­cio al prob­le­ma dei liv­el­li del Gar­da, che fac­cia con­to di una diver­sa situ­azione cli­mat­i­ca e ai diver­si inter­es­si e priorità».Intanto l’assessore all’ecologia del­la Provin­cia di Verona, Luca Colet­to, inter­viene sull’operato dell’ente in mate­ria di sic­c­ità e di gestore uni­co di baci­no. «La Provin­cia si occu­pa da anni del prob­le­ma, con tan­to di audizione in XIII com­mis­sione sen­a­to nel set­tem­bre 2005. Da allo­ra lavo­riamo ad isti­tuire un’autorità uni­ca e adesso siamo pron­ti alla fir­ma del pro­to­col­lo tra le quat­tro Province inter­es­sate».

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