Circa duecento elaborati conservati nell’archivio della Comunità analizzano storie e problemi del lago. Dalle tracce dei romani all’ambiente sotto la lente d’ingrandimento. E Silvia Faberi ricostruisce la biografia di Evely Carrington Martinengo Cesaresco

Il Garda? Ci faccio una tesi

Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Il baci­no garde­sano vivisezion­a­to. Ques­ta l’idea che nasce dall’esame delle cir­ca due­cen­to tesi di lau­rea a tema bena­cense con­ser­vate nell’archivio del­la pres­so la sede di Gar­done Riv­iera. Le ricerche, effet­tuate pres­so le più diverse , sono state sud­di­vise tem­ati­ca­mente: ind­i­riz­zo ambi­en­tale, giuridi­co, let­ter­ario, ped­a­gogi­co, tur­is­ti­co. Si trat­ta di un pat­ri­mo­nio conosc­i­ti­vo dovu­to a gio­vani lau­re­an­di, impor­tante per ulte­ri­ori ricerche ma anche per ammin­is­tra­tori pub­bli­ci e per quan­ti han­no a cuore le sor­ti di uno dei baci­ni lacus­tri più sin­go­lari. «È costante l’afflusso di lau­re­an­di che chiedono notizie — sostiene Pier­lu­cio Cere­sa, seg­re­tario del­la Comu­nità del Gar­da -. Da alcu­ni decen­ni la Comu­nità è a loro dis­po­sizione per l’elaborazione delle tesi offren­do assis­ten­za sot­to molti pro­fili, ind­i­riz­zan­doli nel­la ricer­ca sen­za nul­la pre­tendere se non il depos­i­to di copia dell’elaborato da con­ser­vare nei nos­tri archivi, a dis­po­sizione di chi desidera con­sul­tar­lo. I titoli si pos­sono leg­gere in Inter­net, al sito www.lagodigarda». L’opportunità offer­ta dal­la Comu­nità del Gar­da dagli anni Ottan­ta (ma la collezione delle prime tesi risale alla fine degli anni Ses­san­ta) è col­ta non sola­mente da stu­den­ti ital­iani, ma anche stranieri. Bian­ca Kink, ad esem­pio, lau­re­an­da nell’anno acca­d­e­mi­co 1995–96 all’Istituto supe­ri­ore Karl von Closen Gym­na­si­um di Eggen­felden in Ger­ma­nia, rela­tore il prof. Rudolf Hof­mann, ha trova­to un buon aiu­to pres­so l’ente garde­sano per elab­o­rare la ricer­ca dal tito­lo: «Il Gar­da sulle trac­ce dei Romani». E ha svilup­pa­to l’argomento muoven­do dalle fonti let­ter­arie dell’antichità, pas­san­do quin­di alla descrizione dei siti, dei ritrova­men­ti e dei reper­ti arche­o­logi­ci attual­mente rin­trac­cia­bili nelle diverse local­ità del baci­no. Un altro tema cul­tur­ale di par­ti­co­lare inter­esse, inti­to­la­to «Note su un mano­scrit­to ined­i­to di Eve­ly Car­ring­ton Mar­ti­nen­go Cesaresco (1852–1931)», è sta­to affronta­to da Sil­via Faberi, lau­re­an­da in Lingue e Let­ter­a­ture straniere all’Università Cat­toli­ca del Sacro Cuore di Bres­cia, nell’anno acca­d­e­mi­co 1995–96, rela­trice la pro­fes­sores­sa Pao­la Mossi. La gio­vane, pri­ma di appro­fondire il mano­scrit­to, ha ricostru­ito la biografia del­la Car­ring­ton Mar­ti­nen­go Cesaresco, nobil­don­na e scrit­trice inglese, qua­si sconosci­u­ta agli stu­di bres­ciani. Nata nel 1852 a Bock­ing, nell’Inghilterra ori­en­tale, rag­giunse l’Italia nel 1870 e morì a Bar­bara­no di Salò nel 1931, dove venne sepol­ta nel­la cap­pel­la di famiglia. Sposò nel 1882 il con­te Euge­nio Coc­chet­ti (pronipote del­la bea­ta Aste­r­ia Annun­ci­a­ta Coc­chet­ti, fon­da­trice delle Suore doro­tee da Cem­mo) il quale fu adot­ta­to dal­lo zio Giuseppe Cesaresco Mar­ti­nen­go, fratel­lo del­la madre e di cui acquisì il cog­nome. Eve­lyn si sta­bilì con il mar­i­to nel cinque­cen­tesco palaz­zo Mar­ti­nen­go Cesaresco di Bar­bara­no dove rimase sino alla scom­parsa, ma viag­gian­do fre­quente­mente in l’Italia e all’estero (Gre­cia, Egit­to, Ter­ras­an­ta, Turchia, Spagna, Dal­mazia, Mon­tene­gro, Norve­g­ia, Capo Nord, Arme­nia). Numerosi volu­mi scrit­ti dal­la Car­ring­ton sono con­ser­vati pres­so la Bib­liote­ca Querini­ana di Bres­cia, uni­ta­mente a mano­scrit­ti, fra cui il testo ogget­to del­la tesi di lau­rea rel­a­ti­vo alla sto­ria del palaz­zo di Bar­bara­no e del­la famiglia Mar­ti­nen­go Cesaresco. Tra le sezioni dell’archivio del­la Comu­nità del Gar­da, la più ric­ca di ricerche è quel­la ambi­en­tale con una cinquan­ti­na di tesi. Si va dal «Prob­le­ma delle Maroc­che. Geolo­gia dei deposi­ti qua­ter­nari del­la valle del Sar­ca dal Gar­da al lago di Cave­dine» (di Daniele Passeri), alla «Econo­mia agri­co­la del­la riv­iera bres­ciana del lago di Gar­da dal­l’u­nità alla pri­ma guer­ra mon­di­ale, 1860–1915» (Piergiuseppe Pasi­ni); dal­la «Biolo­gia del , Salmo Car­pio L., nel lago di Gar­da» (Ser­gio Melot­to), al tema «Inquina­men­to del lago di Gar­da e pos­si­bili inter­azioni con la fau­na itti­ca» (Mas­si­mo Moroni). Di grande impor­tan­za sono gli stu­di sulle acque, fra cui: «Gli impianti di col­let­ta­men­to e di depu­razione nelle prob­lem­atiche eco­nom­i­co-ambi­en­tali del lago di Gar­da» (di Sab­ri­na Cre­mone­si); «Indagine su alcune carat­ter­is­tiche chim­i­co-fisiche e bio­logiche di sed­i­men­ti lacus­tri e flu­vi­ali» (Antonel­la Bertoli­ni); «Ter­ri­to­rio e dis­in­quina­men­to: il lago di Gar­da, il baci­no Gar­da-Min­cio stu­dio del caso» (di Gian­fran­co Bonet­ti, Anto­nio Bruno, Gui­do Righet­ti, Pao­lo Tom­mel­leri); «La qual­ità delle acque del lago di Gar­da nel­l’an­no 1994: para­metri chimi­ci, fisi­ci, trofi­ci e cari­co organ­i­co» (Car­lo Lusan­na). Anche la con­ser­vazione del pae­sag­gio e la val­oriz­zazione di alcu­ni mon­u­men­ti sono state ogget­to di lavori assai apprez­za­ti. Il tur­is­mo, sto­ria e attual­ità, è sta­to infine inda­ga­to in tut­ti i ver­san­ti. Fra le molte tesi meri­ta par­ti­co­lare seg­nalazione quel­la di Annachiara Caputo, lau­re­atasi nell’anno acca­d­e­mi­co 1999–2000 alla IULM di in Relazioni pub­bliche, dis­cu­ten­do il tema: «Politiche di R. P. e immag­ine per la riqual­i­fi­cazione del tur­is­mo del Lago di Gar­da», rela­tore il prof. Mar­can­to­nio Muzi Fal­coni. Non è cer­to pos­si­bile entrare nel mer­i­to dell’approfondita ricer­ca che spazia dal fenom­e­no tur­is­ti­co in gen­erale, all’immagine e comu­ni­cazione del prodot­to tur­is­ti­co, alla realtà del Lago di Gar­da, alle inizia­tive di comu­ni­cazione per una riqual­i­fi­cazione del tur­is­mo nel ter­ri­to­rio bena­cense. Quest’ultimo capi­to­lo è forse quel­lo che offre i mag­giori spun­ti di rif­les­sione per prog­ettare il futuro di un set­tore sul quale si regge sostanzial­mente l’economia dell’intero baci­no. La Caputo, dopo aver esam­i­na­to le varie pos­si­bil­ità di offer­ta (tur­is­mo sporti­vo, salutare, cul­tur­ale, con­gres­suale, reli­gioso, di diver­ti­men­to, eno-gas­tro­nom­i­co) entra nel mer­i­to dell’attività pro­mozionale con pro­poste anche per il pro­l­unga­men­to del­la sta­gione. E tra i prob­le­mi di fon­do sui quali dovreb­bero con­cen­trar­si gli ammin­is­tra­tori, seg­nala la scelta del mod­el­lo di svilup­po (anche la dife­sa dell’ambiente dall’eccessiva antropiz­zazione), la man­can­za di coor­di­na­men­to, la for­mazione degli oper­a­tori, la caren­za di strut­ture, a com­in­cia­re dal­la via­bil­ità. E con­clude con un appel­lo che dovreb­bero far pro­prio quan­ti han­no respon­s­abil­ità di pub­bli­ca ges­tione: «L’ambiente tur­is­ti­co garde­sano deve tentare in tut­ti i modi di man­tenere per quan­to pos­si­bile inal­ter­ate le sue carat­ter­is­tiche nat­u­rali, pat­ri­mo­nio di immen­so val­ore che non può essere con­sid­er­a­to sem­plice­mente uno sce­nario dell’agire tur­is­ti­co, ma una vari­abile che pro­duce altri numerosi effet­ti, inter­a­gen­do nel liv­el­lo eco­nom­i­co, sociale e cul­tur­ale».