Ma senza pioggia sarà crisi. Il bacino benacense è per ora l’unico a mantenersi su livelli accettabili. Eppure anche qui ci si prepara al peggio

Il Garda è sotto controllo.

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Di Luca Delpozzo

Per il momento resiste il Garda: il più grande lago italiano è riuscito finora ad allontanare, se non a scongiurare, lo spettro della grande siccità, della chiusura delle derivazioni irrigue del Mincio, delle spiagge asciutt», dei battelli in secca.Niente di tutto questo, per ora: ieri l’idrometro di Peschiera segnava quota +64, mentre lo scarico in uscita al fiume Mincio e ai canali mantovani è stabile a 72metri cubi d’acqua al secondo. Non sono i valori ottimali, non quelli delle stagioni migliori (125 centimetri nel piovoso 2004). Ma nemmeno delle peggiori. Qualche dato: il 30 giugno del 2003, l’anno della più grave siccità, l’idrometrò segnava 54 centimetri, contro i 70 di quest’anno. «L’ideale per questa fase della stagone sarebbe quota 90, ma anche 70 è accettabile», spiegano dalla Comunità del Garda, che da sempre tiene alta la guardia sul problema dei livelli. La situazione è dunque sotto controllo, ma fino a quando? «Purtroppo – puntualizzano dalla Comunità – è chiaro che, in mancanza di piogge significative, entro poche settimane saremo anche noi in piena emergenza. Con le temperature estive, per effetto dei prelievi irrigui ma anche dell’evaporazione, il lago potrebbe cominciare a calare di un centimetro al giorno, pari a 3milioni e 700 mila metri cubi d’acqua “persi” giornalmente. E a quel punto, anche il Mincio avrebbe i giorni contati».Quest’anno si respira, insomma, ma ancora con un certo affanno. Solo dal sindaco di Sirmione, per ora, è stato espresso disappunto per la secca che ha lasciato allo scoperto ampie porzioni di spiagge sirmionese, anche a causa dei loro bassi fondali.Si comincia intanto a ragionare su interventi strutturali, a cambiare le colture nelle campagne mantovane, dove dominano riso e mais. Il presidente della Comunità del Garda, Aventino Frau, propone un’azione congiunta per promuovere (e sostenere) colture meno «idrovore». Ma ci vorranno tempo, risorse e tanto coraggio da parte di tutti.

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