Da Pasolini a Claudia Cardinale, a Antony Hopkins grandi registi e grandi attori protagonisti sul lago

Il Garda è stato protagonista di numerose avventure cinematografiche

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Il Gar­da è sta­to pro­tag­o­nista di numerose avven­ture cin­e­matogra­fiche. A com­in­cia­re da «Salò o le 120 gior­nate di Sodoma» (1975) di Pier Pao­lo Pasoli­ni, il film più famoso e scabroso. Il reg­ista-scrit­tore-poeta trasferì sul lago i per­son­ag­gi e gli even­ti del­lo scan­daloso roman­zo del march­ese De Sade. La tra­ma: ai tem­pi del­la repub­bli­ca di Ben­i­to Mus­soli­ni, quat­tro fascisti (il duca, il mon­signore, l’ec­cel­len­za e il pres­i­dente) fecero seques­trare gio­vani di entram­bi i ses­si, usan­doli per il loro piacere. Il pro­dut­tore Alber­to Grimal­di venne proces­sato (e assolto) per «cor­ruzione di minori e atti osceni in luo­go pub­bli­co». Pasoli­ni fu assas­si­na­to a Roma, pri­ma che il film fos­se proi­et­ta­to in pub­bli­co. Tra le curiosità: una ripresa del lun­go­la­go di Gar­done Riv­iera, con la scrit­ta del luo­go trasfor­ma­ta in Salò. Fece chi­ac­chier­are anche «Il let­to in piaz­za» (sem­pre del ’75) di Bruno Gabur­ro, un veronese che, da gio­vane, ave­va stu­di­a­to all’is­ti­tu­to S.Orsola di Salò. Da un roman­zo di Nan­tas Sal­valag­gio, il veneziano vis­su­to a lun­go a Moni­ga, uscì la sto­ria scol­lac­cia­ta di un impen­i­tente don­gio­van­ni garde­sano (Ren­zo Mon­tag­nani) innamoratosi di una ragaz­za amer­i­cana (Rossana Podestà). Una sce­na (Mon­tag­nani con il sedere nudo sul cam­panile del Duo­mo, di cui ora si sono fes­teggiati i 500 anni) venne gira­ta di notte, sen­za infor­mare nei det­tagli il par­ro­co che, il giorno suc­ces­si­vo, appe­na saputo, andò su tutte le furie. Negli anni ’70, in «Moschet­tieri del mare» , tre pirati si impos­ses­sa­vano di un gale­one (rimas­to anco­ra­to a lun­go nel por­to di Peschiera), andan­do a Mara­cai­bo. Tra i pro­tag­o­nisti, Anna Maria Pierangeli e Car­lo Ninchi. Regia di Steno (Ste­fano Vanz­i­na). «Tiro al pic­cione» di Giu­liano Mon­tal­do, con Eleono­ra Rossi Dra­go, Jacques Char­ri­er, Fran­cis­co Rabal, Ser­gio Fan­toni, Gas­tone Moschin e Fran­ca Nuti, pre­sen­tò la lot­ta par­ti­giana vista dal­la parte dei fascisti. In «Notte d’es­tate con pro­fi­lo gre­co, occhi a man­dor­la e odore di basil­i­co» , inter­pre­ta­to da Gian­car­lo Gian­ni­ni e Mar­i­an­gela Mela­to, la Wert­muller inserì una serie di immag­i­ni del­l’-Cavaz­za. Nell’87, a pun­ta S.Vigilio (vil­la Guar­i­en­ti), sul bat­tel­lo Zanardel­li, a Sirmione (Vil­la Cor­tine), Poz­zolen­go, Borghet­to, Valeg­gio e Solferi­no, l’ungherese Pal San­dor girò «Miss Ari­zona» , con Mar­cel­lo Mas­troian­ni, Han­na Schygul­la e la debut­tante Alessan­dra Mar­tines. Le com­parse ven­nero selezion­ate nel munici­pio di Gargnano. Ci fu fat­i­ca a reperire soprat­tut­to pesca­tori. «Sono queste le fac­ce che occor­rereb­bero», dice­va scon­so­la­ta Fran­ca Albasi­ni, incar­i­ca­ta di reperire volti espres­sivi. E mostra­va le foto scat­tate nei pres­si del Can­ti­none di Salò, di fedeli avven­tori che spriz­za­vano un ama­bile pro­fu­mo di e . In prece­den­za (1984) il lago ave­va ospi­ta­to la troupe di Alber­to Negrin per «Io e il duce» , quat­tro pun­tate da un’o­ra cias­cu­na, sui canali Rai. Stra­or­di­nario il cast. Mus­soli­ni era Bob Hoskins, l’at­tore di film come «Il nemi­co alle porte», «Un pesce di col­or rosa», «Chi ha incas­tra­to Roger Rab­bit», «Cot­ton Club». Galeaz­zo Ciano era Antony Hop­kins (l’attore del cele­bre «Il silen­zio degli inno­cen­ti», men­tre Edda Ciano era Susan Saran­don (famosa pro­tag­o­nista di decine di film di suc­ces­so, uno per tut­ti «Thel­ma e Louise»). Don­na Rachele era invece imper­son­ata da Annie Girar­dot ( pro­tag­o­nista in «Roc­co e i suoi fratel­li» e «Met­ti una sera a cena»). Claret­ta era invece Bar­bara De Rossi, men­tre era nei pan­ni di Loren­zo. Alcune scene ven­nero girate a Vil­la Fel­trinel­li di Gargnano. «Io al Duce face­vo la pipì addos­so — disse l’asses­sore comu­nale Gian­fran­co Scar­pet­ta a Negrin, che si doc­u­men­tò su tan­ti episo­di -. Allo­ra ave­vo appe­na un anno, lui mi pren­de­va tra le brac­cia e io una vol­ta scam­bi­ai i suoi gam­baloni per un… ves­pasiano». Non man­car­ono le delu­sioni. «Più che la com­parsa, io ho fat­to la… scom­parsa — disse una ragaz­za -. Per­chè le due o tre scene in cui appari­vo sono state irri­me­di­a­bil­mente tagli­ate». In «Claret­ta» , sem­pre dell’84, con Clau­dia Car­di­nale (il reg­ista era suo mar­i­to, Pasquale Squitieri), Nan­cy Bril­li, Cather­ine Spaak, Michele Placido, Giu­liano Gem­ma e Maria Mar­cad­er, la moglie di Vit­to­rio de Sica, c’era uno stra­or­di­nario Fer­di­nan­do Bri­ano, un pit­tore orig­i­nario di Zara. Imper­son­a­va Ben­i­to Mus­soli­ni, cui assomigli­a­va come una goc­cia d’ac­qua. Davan­ti a lui, qualche buon­tem­pone scat­ta­va sul­l’at­ten­ti, in un grin­toso salu­to romano. Al Vit­to­ri­ale un anziano pas­sante lo scam­biò per il Duce, e gli disse: «Come sono emozion­a­to, nel rived­er­la dopo tan­ti anni!». Lui fir­ma­va gli auto­grafi così: «Tuo, Ben­i­to». Un grup­po di ragazzi, veden­do­lo al bal­cone, men­tre improvvisa­va un dis­cor­so, reagì invece a suon di sber­l­ef­fi. La troupe lavorò soprat­tut­to a Vil­la Turati di Gar­done Riv­iera, l’ex sede del­l’am­bas­ci­a­ta giap­ponese arreda­ta di mobili e tappezzerie d’e­poca. Nel ’95 ecco Enzo Iac­chet­ti, Vanes­sa Grav­ina e Car­lo Croc­co­lo in cit­tà, a Desen­zano (nel­l’Is­ti­tu­to dei Padri Rogan­ion­isti, al Sen­so Sen­so), Valeg­gio, Salò e Gar­done Riv­iera (Grand Hotel, Vil­la Alba), per «Come quan­do fuori piove» , anco­ra di Bruno Gabur­ro. Nel ’92 Eck­hart Schmidt girò «Der Sand­mann» , «Il mago Sab­bi­oli­no», da un rac­con­to di Hoff­mann. Fu uti­liz­za­to anche il diroc­ca­to Savoy, ma il film passò sen­za las­cia­re trac­cia. Adesso i tedeschi sono tornati.