I grandi tedeschi innamorati del lago di Garda

Il Garda piace ai tedeschi

Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Il Gar­da? L’hanno fat­to i tedeschi. Almeno in parte. Lo rac­con­ta Her­fried Schlude in un arti­co­lo pub­bli­ca­to nel vol­ume «Il Gar­da, percezioni di un pae­sag­gio», edi­to dal­la . Si com­in­cia da Otto. Noi lo chi­ami­amo Ottone I. Scese in Italia per portare soc­cor­so ad Ade­laide di Bor­gogna- par­don, Adel­heid von Burgund‑, fug­gi­ta dal­la Roc­ca di Gar­da. La sposò, cinse la coro­na ital­i­ca e varò la Ital­ien­poli­tik, che ha anco­ra qualche rif­lesso con­cre­to. Per esem­pio la cac­cia: «Il dirit­to alla cac­cia lib­era ad uccel­li fu uno dei priv­i­le­gi accor­dati da Otto ai suoi sud­di­ti ital­iani», ricor­da Schlude. Altri tedeschi del Gar­da: re Ort­nit e Wolfdi­et­rich. Sono per­son­ag­gi del ciclo di saghe medievali del­la Ger­ma­nia. Il loro castel­lo era a Gar­da, «ze Garten». Sec­on­do la leggen­da, fu Hugdi­et­rich, il figlio di Wolfdi­et­rich, che con­seg­nò la Roc­ca ad un altro val­oroso eroe, Her­brant, padre di Hilde­brand, più tar­di mae­stro d’ascia di Diet­rich von Bern, grande sovra­no, che noi conos­ci­amo come Teodori­co. Il nome stes­so del lago ha orig­ine tedesca: viene dal goti­co War­da, coni­ugazione del ver­bo «warten», guardare. Lo stes­so vale per Gar­done. Persi­no la pri­ma pro­va doc­u­men­taria dell’esistenza di un (stag­num Gar­dae) è dovu­ta a un tedesco: ne par­lò Otto von Freis­ing, zio del Bar­barossa. Il lago dei tedeschi spopo­la nel mon­do dell’arte e del­la scien­za. La più cele­bre descrizione del Bena­co è quel­la di Goethe nell’Italienische Reise. Dopo di lui- come scrive Schlude- «legioni di poeti e scrit­tori tedeschi levarono le loro voci a mag­nifi­care i pre­gi del lago di Gar­da». I nomi? Eccone alcu­ni: Franz Kaf­ka, i fratel­li Mann, Rain­er Maria Rilke, Otto Erich Hartleben, Paul Heyse. Una delle più impor­tan­ti scul­ture del­la riv­iera, il cro­ce­fis­so del duo­mo di Salò, è di Johannes Teu­tonichus. Una delle più famose vedute del lago l’ha dip­in­ta Albrecht Dür­er: oggi è al Lou­vre. La pri­ma serie di vedute ded­i­cate al lago pri­ma dell’invenzione del­la è del­lo svizze­ro-tedesco Johann Jakob Wet­zel. Altre immag­i­ni cele­ber­rime, usate a corre­do di arti­coli e guide tur­is­tiche, sono quelle del bavarese Michael Zeno Diemer e di Edwar Theodore Comp­ton, inglese di nasci­ta ma res­i­dente in Ger­ma­nia. Oggi si ven­dono in tutt’Europa due poster garde­sani trat­ti dai quadri di Gus­tav Klimt, pro­tag­o­nista del movi­men­to artis­ti­co del Wiener Jugend­stil. Il Vit­to­ri­ale di D’Annunzio occu­pa la casa che fu di Hen­ry Thode, pro­fes­sore di Hei­del­berg. Un suo ami­co pit­tore, Hans Thoma, ha dip­in­to una dozzi­na di quadri ispi­rati al lago. A decifrare molte iscrizioni latine del­la riv­iera fu Theodor Momm­sen. Alcune specie botaniche riv­ierasche sono state scop­erte da Cas­par von Stern­berg e Friedrich Ley­bold. Perfi­no il tur­is­mo garde­sano ha matrice tedesca. Il Grand Hotel di Gar­done Riv­iera è opera dell’austriaco Lud­wig Wim­mer. A lan­cia­re la local­ità come luo­go di cura fu il dot­tor Lud­wig Rohden. Altro cen­tro predilet­to dal­la Mit­teleu­ropa per le sue strut­ture cura­tive era Arco: ci sog­gior­na­va l’arciduca Alber­to (in realtà, in patria era Albrecht). Tan­ti altri sono i tedeschi che han­no fat­to il Gar­da. Chi vuole, può leg­gerne notizia nel testo di Schlude sul vol­ume pub­bli­ca­to dal­la Comu­nità del Gar­da. A propos­i­to: la Comu­nità è l’erede ide­ale dell’antica Soci­età pro Bena­co. L’aveva fon­da­ta nel 1907 Max Heydeweiller.