Ambiente & sviluppo. L’Arpav lancia l’allarme: pochi i divieti di balneazione ma l’acqua è sempre peggiore

«Il Garda si sta ammalando Bisogna rifare le reti fognarie»

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Le con­dizioni del Gar­da sono pre­oc­cu­pan­ti. Il più grande lago ital­iano può essere defini­to un caso criti­co, un paziente in cui la malat­tia non è anco­ra con­cla­ma­ta ma è poten­zial­mente in aggua­to per­ché ne mostra allar­man­ti sin­to­mi tipi­ci. Il giudizio arri­va da un esper­to: è a ris­chio l’intero eco­sis­tema del Gar­da, un’ immen­sa crea­tu­ra anco­ra sana, ma sull’orlo del­la crisi. Le acque del nos­tro lago ven­gono def­i­nite «sostanzial­mente pulite», quin­di chi non vuole rin­un­cia­re agli ulti­mi bag­ni non deve allar­mar­si, ma la qual­ità sta lenta­mente peg­gio­ran­do e il numero delle anal­isi bat­te­ri­o­logiche sfa­vorevoli è in aumen­to. Così, in questi ulti­mi giorni estate, quan­do fare l’ul­ti­mo bag­no è qua­si un imper­a­ti­vo cat­e­gori­co, i tur­isti si trovano anco­ra davan­ti a fas­tidiosi cartel­li che vietano la bal­neazione. E in alcune spi­agge, a com­pletare un quadro non del tut­to invi­tante, sono anche apparse strane bol­licine bianche gal­leg­gianti e ver­di tap­peti di alghe sfio­ra­no la riva. Dif­fi­cile fare diag­nosi pre­cise, oppure indi­vid­uare cause sca­tenan­ti uniche. Cer­ti fenomeni si svilup­pano sem­pre per un insieme di fat­tori con­comi­tan­ti, ci sono gli scarichi abu­sivi, il col­let­tore sub­lacuale che con­tin­ua a sver­sare a lago, molte con­dotte fog­nar­ie non sono idonee, il cli­ma ha fat­to le bizze. Ed ecco all­ra che il lago protes­ta. Tradot­to in cifre, il prob­le­ma potrebbe non sem­brare grave, è vero. Ad oggi sono soltan­to sei le spi­agge chiuse e cinque quelle che atten­dono l’esito di anal­isi sup­plet­tive. Se si pen­sa che sul­la Riv­iera degli Olivi i lidi sono 65 e che il prob­le­ma è prati­ca­mente tut­to con­cen­tra­to nel bas­so lago, si potrebbe anche non dram­ma­tiz­zare. Ma bisogna ricor­dare che, soprat­tut­to nel­la parte merid­ionale, il lago di Gar­da è in grave crisi da anni. E men­tre la mas­sa dei tur­isti con­tin­ua ad arrivare e le costruzioni si molti­pli­cano, le strut­ture che ser­vono le aree urbane si adeguano a fat­i­ca. Pare pro­prio uno svilup­po insosteni­bile. Pre­pos­to a mon­i­torare le acque del Gar­da da Verona, è l’Ufficio del Lago di Gar­da dell’Arpav (Agen­zia Regionale per la Pre­ven­zione e la Pro­tezione Ambi­en­tale del Vene­to) e il respon­s­abile di ques­ta strut­tura è Gior­gio Franzi­ni, biol­o­go. «Una delle nos­tre attiv­ità isti­tuzion­ali par­ti­co­lar­mente impor­tante nel peri­o­do di bal­neazione che va da mag­gio a set­tem­bre, è pro­prio il mon­i­tor­ag­gio del­la qual­ità delle acque. Serve a tute­lare la salute pub­bli­ca», esor­disce Franzi­ni. E quin­di spie­ga: «In questi sei mesi, si devono fare 12 anal­isi routi­nar­ie, una ogni due set­ti­mane, e in base ai risul­tati dei cam­pi­ona­men­ti si sta­bilisce se la spi­ag­gia va vieta­ta ai bag­ni oppure no. Altre anal­isi, def­i­nite sup­plet­tive, ven­gono comunque fat­te se il risul­tati non sono sta­ti buoni». L’Arpav fun­ziona anche come sup­por­to tec­ni­co-sci­en­tifi­co per altri enti: «Sem­pre per stu­di­are vari prob­le­mi che la salute del Lago di Gar­da pre­sen­ta, lavo­riamo con i Comu­ni per local­iz­zare fonti di inquina­men­to ed effet­tuiamo cam­pagne di stu­dio per la tutela dei can­neti e del­la veg­e­tazione som­m­er­sa; col­la­bo­ri­amo poi con le di Verona, Pado­va, Venezia, e vari Cnr per mon­i­torare lo sta­to di salute del Gar­da, fac­ciamo sorveg­lian­za “algale” e ne stu­di­amo gli organ­is­mi e la sed­i­men­tazione». Al momen­to comunque, cioè durante la sta­gione tur­is­ti­ca, il lavoro e la con­cen­trazione sono soprat­tut­to pun­tati sui pre­lievi e le anal­isi rel­a­tive alle con­cen­trazioni di col­ifor­mi totali e fecali e di strep­to­coc­chi, alla fine di agos­to e nelle prime set­ti­mane di set­tem­bre infat­ti la sta­gione dei bag­ni non è fini­ta, e la salute di chi va in acqua va comunque tute­la­ta. «Abbi­amo qua­si ter­mi­na­to il nono giro di anal­isi di rou­tine e anche la mag­gior parte di anal­isi sup­plet­tive nei pun­ti in cui si sono ver­i­fi­cati prob­le­mi», spie­ga Franzi­ni. Ed ecco quale è il quadro che risul­ta da tan­ti con­trol­li: a Castel­n­uo­vo è chiu­so il pun­to di bal­neazione 294, Cam­pan­el­lo Sud; a Peschiera sono chiusi il pun­to 366, local­ità Palaz­zo; il 298, spi­ag­gia Con­ta; restano vietate ai bag­ni dall’anno scor­so i pun­ti 295, che cor­risponde al lun­go­la­go Garibal­di e il 403, a San Benedet­to; anche il 367 in local­ità For­naci ha il cartel­lo di divi­eto. Si atten­dono alcu­ni esi­ti di anal­isi sup­ple­tive ma le prime indi­cazioni sem­bra­no ori­en­tar­si ver­so risul­tati favorevoli. «Invece a Peschiera la situ­azione è pato­log­i­ca», pre­cisa Franzi­ni, «i supera­men­ti sono sta­ti molto gravi, for­tu­nata­mente sti­amo lavo­ran­do bene con l’amministrazione comu­nale e l’azienda che gestisce il col­let­tore si sta a sua vol­ta impeg­nan­do per risol­vere il prob­le­ma». Eppure si con­tin­ua a sen­tire ripetere che il sis­tema Gar­da fun­ziona e che, fon­da­men­tal­mente, questo grande lago è uno dei più sani d’Italia. «È vero che a liv­el­lo gen­erale la qual­ità delle acque del Gar­da è anco­ra buona», si affret­ta a pre­cis­are Franzi­ni, «a Nord, zone come Tor­ri, Mal­ce­sine e Bren­zone non sono qua­si mai inter­es­sate da fenomeni di supera­men­to dei lim­i­ti bat­te­ri­o­logi­ci. Tut­tavia, alla luce dei dati gen­er­ali, soprat­tut­to di quel­li rel­a­tivi alla bal­neazione, si vede che la qual­ità delle acque sta sca­den­do». Il biol­o­go Franzi­ni ricostru­isce dunque la sto­ria recente: «Dagli anni Cinquan­ta in poi è inizia­to un peg­gio­ra­men­to con­tin­uo dovu­to agli ecces­sivi carichi antrop­i­ci, il col­let­tore ha por­ta­to un cer­to sol­lie­vo ma solo parziale, per­ché non ha mai fun­zion­a­to per­fet­ta­mente e gli sver­sa­men­ti a lago sono sta­ti molti e spes­so impor­tan­ti». Del resto, che il lago si pos­sa grave­mente ammalare, ambi­en­tal­isti, medici e biolo­gi lo van­no ripe­tendo da anni. Oggi Franzi­ni lan­cia il suo moni­to: «Bisogna fare mol­ta atten­zione, questo eco­sis­tema è del­i­ca­to. Ora è soprat­tut­to nec­es­sario effet­tuare inter­ven­ti urgen­ti, e sicu­ra­mente i Comu­ni devono impeg­nar­si a fon­do per con­trol­lare il reti­co­lo fog­nario: è per esem­pio fon­da­men­tale svin­co­lare le acque scure da quelle chiare, in maniera da ridurre la quan­tità degli scarichi che finis­cono nel lago». Oltre all’alterazione dei para­metri micro­bi­o­logi­ci, il Gar­da dà altre dimostrazioni di insof­feren­za, ha per­so ad esem­pio la sua anti­ca trasparen­za di lago sub­alpino. E le cause di questo dete­ri­o­ra­men­to sono solo in parte chiare. «Si con­tin­u­ano a vedere fior­i­t­ure algali poten­zial­mente tossiche, non è un fenom­e­no da sot­to­va­l­utare», sot­to­lin­ea Franzi­ni. I cam­pan­el­li d’allarme ci sono tut­ti: «È in cor­so un net­to cam­bi­a­men­to in peg­gio e si deve far qual­cosa subito. Tra 10, 20 mag­a­ri anche 30 anni, la situ­azione potrebbe essere com­pro­mes­sa e poi ci vor­ran­no altret­tan­ti anni per tornare ad una con­dizione accetta­bile. I tem­pi di recu­pero del Gar­da sono infat­ti di cir­ca 27 anni: è lento ad evi­den­ziare il prob­le­ma, ma poi è altret­tan­to lento a riprendersi».

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