La stagione dei bagni è finita, ma i laboratori dell’Arpav continuano a controllare la qualità delle acque. I dati forniti anche dal satellite La «maglia nera» va a Peschiera

Il Garda sotto stretta osservazione

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Non c’è pace per alghe, strep­to­coc­chi, e col­ifor­mi. Le acque del Gar­da restano sem­pre sot­to stret­ta osser­vazione. Sono appe­na ter­mi­nate le ultime anal­isi estive alle spi­agge, che ora nelle provette dei lab­o­ra­tori dell’Arpav (Agen­zia Regionale per la Pre­ven­zione e Pro­tezione Ambi­en­tale del Vene­to) finis­cono anche le acque sospette del laghet­to del Frassi­no e di un suo afflu­ente, a Peschiera. Ma non si lim­i­tano al bas­so lago i con­trol­li: tut­ti gli afflu­en­ti sono in stu­dio e l’ecosistema Gar­da sta unen­do nel­la ricer­ca tec­ni­ci, esper­ti, chimi­ci, stu­diosi ital­iani e persi­no stranieri. Ora la qual­ità delle acque garde­sane è scru­ta­ta persi­no dall’alto. E’ par­ti­ta infat­ti una cam­pagna di cam­pi­ona­men­ti stra­or­di­nari che, abbina­ta ad un immi­nente pas­sag­gio satel­litare, per­me­t­terà, inter­pre­tan­do il col­ore del­la super­fi­cie lacus­tre, di val­utare lo sta­to eutrofi­co del lago. Intan­to, a ter­ra, si tes­tano nuovi macchi­nari. «I 12 esa­mi routi­nari rel­a­tivi alla sta­gione bal­n­eare sono ter­mi­nati», spie­ga Gior­gio Franzi­ni, respon­s­abile dell’ufficio del dell’Arpav. «Alcune spi­agge che era­no rimaste chiuse per tut­ta la sta­gione scor­sa riapri­ran­no; a set­tem­bre però abbi­amo trova­to para­metri sfa­vorevoli in due lidi di , «Lun­go­la­go Cipri­ani» e «Lido Cisano»; a Peschiera al pun­to «via Alfieri» e a Lazise, in «local­ità Taoli» È se è vero che la sta­gione dei bag­ni è fini­ta, è altret­tan­to vero che il prob­le­ma del­la salute alle acque con­tin­ua. «Vis­to che quest’estate i dati più pre­oc­cu­pan­ti sono sta­ti a Peschiera, è con l’amministrazione di questo Comune e con l’’Ags (, ente gestore di col­let­tore e depu­ra­tore) che sti­amo lavo­ran­do a più stret­to con­tat­to. Non con­trol­liamo solo le con­dizioni dei reti­coli fog­nari, ma sti­amo pas­san­do al setac­cio ogni pos­si­bile fonte di inquina­men­to. Ci è sta­to ad esem­pio con­siglia­to di ver­i­fi­care lo sta­to delle acque del Fos­so Ruelo che arri­va al Gar­da dal laghet­to del Frassi­no e pare pos­sa essere causa di prob­le­mi». Sot­to i vetri­ni anche le acque di altri afflu­en­ti del­la cos­ta veronese: «Sono sei: il tor­rente Bosco e il Dugale Valle­sana a Lazise; il tor­rente Busa a Gar­da; a Tor­ri il Valle del Cogo che scende da Crero; il Paina Grande a Mal­ce­sine e, sem­pre a Peschiera, il tor­rente Felice». Quin­di la novità dei dati che arriver­an­no «dall’alto», for­ni­ti del satel­lite. Il pas­sag­gio in orbi­ta del Land­sat-Etm per­me­t­terà l’attuazione del cosid­det­to prog­et­to Nin­fa. «È parzial­mente finanzi­a­to dall’Asi (Agen­zia Spaziale Ital­iana) di Roma, è coor­di­na­to da Euge­nio Zil­i­oli del Cnr-Irea (Isti­tu­to per il ril­e­va­men­to elet­tro­mag­neti­co dell’ambiente) di , in col­lab­o­razione con i Cnr di Par­ma e Roma, il dipar­ti­men­to di Biolo­gia dell’ di Pado­va, l’Appa (Agen­zia provin­ciale pro­tezione ambi­ente) di Tren­to ed ha lo scopo di stu­di­are la per­centuale di clo­ro­fil­la nell’acqua, cioè la quan­tità di fito­planc­ton». Si trat­ta cioè di alghe da tenere sot­to con­trol­lo in quan­to pos­sono rap­p­re­sentare un ris­chio per la salute pub­bli­ca. «Un loro ecces­si­vo svilup­po (eutrofiz­zazione) indi­ca una forte pre­sen­za di nutri­en­ti, cioè di azo­to, fos­foro derivan­ti da mate­ri­ale organ­i­co». Come dire che il satel­lite può «avvistare» even­tu­ali scarichi a lago. La set­ti­mana scor­sa il mal­tem­po «in quo­ta» non ha per­me­s­so ril­e­va­men­ti fotografi­ci sig­ni­fica­tivi, si attende ora il 23 otto­bre, data uffi­ciale del pas­sag­gio in orbi­ta del Land­sat, per pro­cedere. I cal­coli che stan­no alla base del­la ricer­ca, potreb­bero dare infor­mazioni par­ti­co­lar­mente preziose: «Facen­do mis­ure ottiche a diverse lunghezze d’onda con sis­te­mi sofisti­cati si riescono ad indi­vid­uare i diver­si col­ori dell’acqua. I pun­ti cro­mati­ci sig­ni­fica­tivi ven­gono con­siderati sec­on­do una lin­ea (transet­to) lun­go la quale, con­tem­po­ranea­mente al pas­sag­gio del satel­lite si effet­tuano cam­pi­ona­men­ti in acqua. Così, gra­zie a mis­ure ottiche a pelo d’acqua, mis­ure chimiche e ril­e­va­men­ti satel­li­tari si ottiene in tem­po reale un sis­tema che, con i dati di pochi pun­ti di cam­pi­ona­men­to e una sola immag­ine satel­litare, con­sente di costru­ire una map­pa del fito­planc­ton su tut­to il lago». Se ne rica­va una specie di carti­na geografi­ca monotem­at­i­ca col­oris­ti­ca in cui le varie sfu­ma­ture di blu, pur indi­can­do anche le diverse pro­fon­dità dei fon­dali, ser­vono soprat­tut­to a definire lo sta­to trofi­co dell’acqua. Non finisce qui: «Per ril­e­vare i para­metri di clo­ro­fil­la sti­amo anche facen­do prove tec­niche di stru­men­tazioni ottiche con biolo­gi dell’università di Uppsala».