Acquistato l’edificio della ex Cassa rurale di Padenghe: diverrà la sede del consorzio-azienda

Il Garda Uno va in banca

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il ha com­pra­to una… ban­ca. L’azien­da spe­ciale-con­sorzio, che si occu­pa di delle acque del lago, rac­col­ta dei rifiu­ti soli­di urbani, pulizia delle spi­agge, ges­tione di acque­dot­ti e fog­na­ture, ecc., ha deciso di acquistare l’ed­i­fi­cio del­l’ex Ban­ca del Gar­da, sit­u­a­to a Padenghe, in via Bar­bi­eri 20, di fronte al munici­pio. «Un fab­bri­ca­to in cemen­to arma­to, vici­no alla stra­da statale litoranea, e in una local­ità medi­ana, dota­to di parcheg­gi — ha spie­ga­to Fran­co Richet­ti, diret­tore gen­erale del con­sorzio, che rag­grup­pa tut­ti i comu­ni del­la riv­iera occi­den­tale e l’Am­min­is­trazione provin­ciale -. Ha una super­fi­cie com­mer­ciale di cir­ca 2300 metri qua­drati (in realtà sareb­bero più di trem­i­la), con un caveau inter­ra­to, tre liv­el­li e un ammez­za­to. Al piano ter­ra con­ti­amo di met­tere i locali per il pub­bli­co; sug­li altri piani, gli uffi­ci e la direzione. In alto, il set­tore tec­ni­co, uti­liz­zan­do anche parte del salone-riu­nione, assai ampio (con­tiene 200 posti)». Il cos­to? Qua­si tre mil­iar­di, per l’e­sat­tez­za due mil­iar­di e 850 mil­ioni. Come a dire: un mil­ione e 300 mila lire al metro quadra­to. Anni fa l’is­ti­tu­to di cred­i­to si è uni­to alla Bcc di Mon­tichiari, e la sede cen­trale di Padenghe ha dovu­to subire un ridi­men­sion­a­men­to, ridot­ta a sem­plice sportel­lo di paese. Gli imp­ie­gati occu­pano anco­ra la strut­tura ma, in futuro, effettuer­an­no il traslo­co in un edi­fi­cio vici­no, ma più pic­co­lo. Il Gar­da Uno che, dopo avere inizia­to l’at­tiv­ità nel com­p­lesso Gas­paro a Salò, si era trasfer­i­to nelle ex ele­men­tari di Portese (super­fi­cie di cir­ca 500 mq.), ora com­pie un altro bal­zo. Reso obbli­ga­to­rio dal fat­to che l’at­tiv­ità con­tin­ua ad aumentare, come del resto il numero dei dipen­den­ti: nel 2001 diven­ter­an­no 141. Il rap­p­re­sen­tante di Palaz­zo Bro­let­to, , e tut­ti i sin­daci, o i loro del­e­gati, han­no accetta­to la pro­pos­ta dal pres­i­dente Gui­do Maru­el­li e del con­siglio di ammin­is­trazione. Per quan­to riguar­da il paga­men­to, si è scelta la for­mu­la del leas­ing. Pur essendo, sul­la car­ta, più onerosa (rata men­sile 34 mil­ioni più Iva, per dieci anni, con un esbor­so com­p­lessi­vo di quat­tro mil­iar­di e 100 mil­ioni) rispet­to all’ac­quis­to con mutuo (rate da 32 mil­ioni e mez­zo, per un totale di tre mil­iar­di e 910 mil­ioni), con­sente recu­peri di impos­ta più van­tag­giosi, poichè scaglionati su peri­o­di meno lunghi. Approva­to il bilan­cio pre­ven­ti­vo 2001, di cui avre­mo occa­sione di par­lare (uni­co astenu­to: Lona­to), l’assem­blea ha dis­cus­so del­la trasfor­mazione del­l’azien­da spe­ciale in soci­età per azioni. La pro­pos­ta di legge che giace da tem­po in Par­la­men­to, con una serie di sem­pli­fi­cazioni e di agevolazioni, non ver­rà approva­ta entro il ter­mine del­la leg­is­latu­ra. Di con­seguen­za la situ­azione rimane con­ge­la­ta. Che fare: atten­dere o spin­gere ugual­mente sul­l’ac­cel­er­a­tore per cam­biare la veste giuridi­ca? L’ar­go­men­to ver­rà appro­fon­di­to in una serie di incon­tri, anche per­chè bisogn­erà effet­tuare la val­u­tazione del pat­ri­mo­nio e la ripar­tizione delle quote: man­te­nen­do i rap­por­ti attuali, a suo tem­po fis­sati in base alla popo­lazione, o ride­finen­doli, tenen­do con­to dei servizi? Intan­to i comu­ni avran­no due mesi di tem­po per esprimere le loro osser­vazioni alla boz­za di statu­to pre­dis­pos­ta. Con­ge­la­ta, poi, la richi­es­ta di ade­sione al con­sorzio avan­za­ta dal­la casa di riposo di Desen­zano (Opera pia S.Angela Meri­ci). «Vor­reb­bero affi­dar­ci, in par­ti­co­lare, la manuten­zione degli impianti e la ges­tione del calore, un set­tore nel quale inten­di­amo entrare. Accettan­do, potrem­mo acquisire un po’ di espe­rien­za», ha det­to Richet­ti. Altri han­no rispos­to di no, fin tan­to che non avver­rà la trasfor­mazione in spa. Maru­el­li: «Lo statu­to ci obbli­ga a erog­a­re servizi soltan­to ai nos­tri soci. La richi­es­ta del­l’­Opera pia è inter­es­sante, e andrebbe pre­sa in con­sid­er­azione». Alla fine l’ar­go­men­to è sta­to rin­vi­a­to. Tra l’al­tro bisogna accertare se l’I­pab, ente isti­tuzionale non ter­ri­to­ri­ale, può entrare in questo con­sorzio di comuni.