Grido d’allarme del popolare cantautore al convegno del comitato per il Parco delle colline moreniche Roberto Vecchioni: «Indegno che i cittadini debbano pagarsi l’avvocato»

«Il Garda va difeso in Tribunale»

Di Luca Delpozzo
Elisa Rocca

A poco più di un anno dal­la sua cos­ti­tuzione, il Comi­ta­to per il Par­co delle ha pro­mosso un’in­ten­sa gior­na­ta di stu­di per appro­fondire le prin­ci­pali tem­atiche ambi­en­tali, storiche, sci­en­ti­fiche ed eco­nomiche, con­nesse ad una delle microre­gioni nat­u­rali più sin­go­lari del­lo spazio padano: l’an­fiteatro moreni­co. I numerosi inter­ven­ti, dis­tribuiti nel­l’ar­co di dieci inten­sis­sime ore di lavoro, e tenu­ti da stu­diosi prove­ni­en­ti dalle più pres­ti­giose ital­iane, han­no avu­to prin­ci­pal­mente un fine educa­ti­vo e divul­ga­ti­vo. Al con­veg­no era­no infat­ti pre­sen­ti numerose sco­laresche e gli atti del con­gres­so diven­ter­an­no, gra­zie all’in­ter­es­sa­men­to delle province di Verona, Man­to­va e Bres­cia — che han­no sostenu­to l’inizia­ti­va — una pub­bli­cazione utile per ulte­ri­ori appro­fondi­men­ti. Ma l’at­tiv­ità del Comi­ta­to non può più lim­i­tar­si alle sole parole, sono in molti, tra soci fonda­tori e sim­pa­tiz­zan­ti, a vol­er acquisire una mag­giore inci­siv­ità. «La nos­tra attiv­ità — spie­ga Emilio Crosato, pres­i­dente del Comi­ta­to Colline Moreniche — si tra­duce essen­zial­mente in cam­pagne di sen­si­bi­liz­zazione svolte su ogni fronte: dal­la scuo­la, agli enti locali, alle asso­ci­azioni di cat­e­go­ria; cer­chi­amo di ren­dere la popo­lazione di queste zone, con­sapev­ole del­la ric­chez­za insi­ta nei loro ter­ri­tori. Bisogna che sia a tut­ti chiaro che il ritorno eco­nom­i­co lega­to al tur­is­mo c’è e ci sarà sem­pre, solo se si investe sul­la qual­ità del­l’am­bi­ente, non ceden­do a facili spec­u­lazioni. «D’al­tronde — pros­egue Crosato — noi siamo pre­sen­ti in 41 Comu­ni e in cias­cuno ci chiedono di fare qual­cosa per bloc­care il degra­do ambi­en­tale, ma come si fa? Siamo sen­za mezzi, non abbi­amo nem­meno gli uffi­ci, vivi­amo gra­zie al sosteg­no eco­nom­i­co e all’at­tiv­ità di sin­gole per­sone». Un prob­le­ma, quel­lo eco­nom­i­co, mes­so polemi­ca­mente in evi­den­za anche dal­l’in­ter­ven­to del can­tau­tore Rober­to Vec­chioni, uno dei soci sosten­i­tori del Comi­ta­to: «E’ indeg­no che pri­vati cit­ta­di­ni siano costret­ti a pagar­si l’avvo­ca­to per tute­lare il pae­sag­gio, che tut­to sia ridot­to a una guer­ra eco­nom­i­ca. Ormai l’u­ni­ca cosa pos­si­bile da fare è com­bat­tere per vie giudiziarie chi non ha capi­to niente del Gar­da e lo sta trasfor­man­do nel des­olante sce­nario che già vedi­amo in Cal­abria e Puglia. Ma almeno lì — con­clude Vec­chioni — una “gius­ti­fi­cazione” c’è: la mafia. Qui, invece, ci sono solo imbe­cil­li». Anche il poeta Andrea Zan­zot­to, la cui inter­vista era sta­ta reg­is­tra­ta in prece­den­za, sot­to­lin­ea come «trenta anni fa il pae­sag­gio del Gar­da era più sim­i­le a quel­lo descrit­to e ama­to da Goethe che non a quel­lo che vedi­amo oggi». Dopo un appas­sion­a­to elo­gio delle colline moreniche, parag­o­nate a mater­ni cor­pi fem­minili, e dei frut­ti del­la loro ter­ra, il reg­ista Fran­co Piavoli — eccel­lente fotografo nei suoi film di questo ter­ri­to­rio — ha poi insis­ti­to sul­la neces­sità di spie­gare, a chi teme che i vin­coli di tutela diventi­no dei gioghi par­al­iz­zan­ti di ogni attiv­ità pro­dut­ti­va, che «quan­do essi ven­gono mes­si con intel­li­gen­za dan­no vita a regole di com­por­ta­men­to e diret­tive di svilup­po che aumen­tano il pre­gio dei ter­reni. Un aspet­to che i costrut­tori edili dovreb­bero impara­re a val­utare meglio». E infat­ti, per l’alpin­ista Faus­to De Ste­fani, se nel mon­do glob­al­iz­za­to a coman­dare sono le multi­nazion­ali, sul Gar­da sem­bra siano le agen­zie immo­bil­iari. «A som­mare i pic­coli inter­ven­ti — pun­tu­al­iz­za inoltre De Ste­fani — che alla gente comune sem­bra­no di poco con­to: una siepe estir­pa­ta, un recin­to sulle colline, un albero abbat­tuto, si arri­va a fine anno a con­statare dis­as­tri. Sen­za con­sid­er­are poi che quei pochi cit­ta­di­ni che si impeg­nano nelle battaglie per l’am­bi­ente si devono arren­dere per la trop­pa con­fu­sione riguar­do ai loro dirit­ti, non c’è nem­meno più la certez­za che chi com­mette un reato ven­ga puni­to». Sul­lo stes­so pun­to insiste anche il con­trib­u­to fil­ma­to di Margheri­ta Hack: «Con i ripetu­ti con­doni, si favorisce chi non ha il sen­so del­lo Sta­to e si con­tribuisce alla perdi­ta di quel­la ric­chez­za nat­u­rale che da sec­oli chia­ma in Italia vis­i­ta­tori da tut­to il mon­do». Molto apprez­za­ta infine la let­tura che Rober­to Vec­chioni ha fat­to del­la set­ti­ma orazione di Lisia, scrit­ta in dife­sa di un uomo che per aver abbat­tuto un uli­vo nel pro­prio ter­reno rischi­a­va la con­fis­ca dei beni e l’e­silio dal­la cit­tà. A sot­to­lin­eare che in duemi­la anni i vizi non sono cam­biati, ma è cer­to cam­bi­a­to il modo di valutarli.