Tutto il patrimonio finì alla governante

Il giallo dell’eredità Meneghini-Callas

18/04/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Ered­ità Menegh­i­ni-Callas: liti e polemiche dopo che il com­menda­tore morì d’infarto nell’ospedale di Desen­zano del Gar­da la notte di mart­edì 20 gen­naio 1981. L’ottantacinquenne Gio­van­ni Bat­tista Menegh­i­ni las­ciò un pat­ri­mo­nio val­u­ta­to mil­iar­di di lire alla sua gov­er­nante, l’allora set­tan­tenne Emma Rover­sel­li Brut­ti. Nel tes­ta­men­to scrit­to 50 giorni pri­ma del­la scom­parsa, il com­menda­tore ave­va nom­i­na­to erede di tut­ti i suoi beni la Rover­sel­li. I par­en­ti sia di Menegh­i­ni che del­la Callas annun­cia­rono ricor­si giudiziari e minac­cia­rono denunce per cir­con­ven­zione d’incapace. Obi­et­ti­vo, giun­gere all’impugnazione del tes­ta­men­to. Si affac­ciò pure l’ipotesi, risul­ta­ta infon­da­ta, di un tes­ta­men­to pos­te­ri­ore che avrebbe annul­la­to il pri­mo. Entrarono in agi­tazione anche le per­sone cui in vita l’anziano indus­tri­ale ave­va promes­so che si sarebbe ricorda­to di loro, se avessero deg­na­mente ono­ra­to la memo­ria di Maria, scom­parsa tre anni pri­ma nel­la sua casa parig­i­na, pure lei per infar­to. Si fecero avan­ti anche la novan­taduenne madre del­la Callas, Evan­geli­ha Dim­i­triadu, e la sorel­la minore del­la famosa can­tante, Jack­ye. Con le due donne Menegh­i­ni ave­va prece­den­te­mente divi­so l’eredità Callas. Ciò gli era sta­to pos­si­bile per­ché il 23 mag­gio 1954 la Callas ave­va nom­i­na­to erede il mar­i­to, e vicev­er­sa. Fu l’avvocato Tra­buc­chi a con­sigliar­lo. Ven­titré anni dopo, Menegh­i­ni tirò fuori il tes­ta­men­to di Maria e spic­cò il volo per Pari­gi scor­ta­to dai suoi avvo­cati. «Il fat­to che dal 1954 Maria non avesse mai cam­bi­a­to volon­tà mi com­muove­va: sig­nifi­ca­va che ave­va con­tin­u­a­to a pen­sare a me, che non mi ser­ba­va ran­core, che forse non ave­va mai smes­so di vol­er­mi bene», scriverà Menegh­i­ni. Tut­to, poi, sarebbe fini­to in mano alla gov­er­nante. «Io pos­so solo par­lare bene di Emma Rover­sel­li», dice il biografo del­la Callas Michele Nocera. «Ave­va pre­so servizio gio­vanis­si­ma nel­la casa Menegh­i­ni di Zevio alla fine del 1940. Seguì Bat­tista e Maria a Verona, infine a Sirmione. Rimase vici­no al com­menda­tore per quarant’anni, dimostran­do rara devozione. Qua­si una sorel­la. Alla morte del com­menda­tore la gov­er­nante ered­itò anche una petroliera in dis­ar­mo dona­ta alla Callas da Onas­sis e parte dei dirit­ti d’autore dovu­ti a Maria. I par­en­ti di Menegh­i­ni inten­tarono battaglie legali per annullare il tes­ta­men­to in suo favore, ma persero sem­pre. Quan­do l’anziana don­na si pre­oc­cu­pa­va per­ché i dirit­ti d’autore le sareb­bero scadu­ti nel 2023, io bonar­i­a­mente le ricor­da­vo che ave­va già super­a­to la novan­ti­na. Evi­den­te­mente Emma pen­sa­va al futuro dei due nipoti avu­ti dall’unico figlio. L’ex gov­er­nante-ered­i­tiera trascor­re­va l’inverno a Mon­te­car­lo, men­tre per il resto dell’anno tor­na­va a Sirmione, nel­la vil­la delle Colom­bare ered­i­ta­ta da Bat­tista». Il tes­ta­men­to a favore del­la gov­er­nante stron­cò anche il prog­et­to per quel­la che avrebbe dovu­to diventare la fon­dazione «Maria Menegh­i­ni Callas», che avrebbe dovu­to pro­muo­vere il can­to liri­co, legan­do il nome dell div­ina a quel­lo del mar­i­to. Lo scor­so gen­naio, alla veneran­da età di 95 anni, Emma Rover­sel­li Brut­ti ha por­ta­to nel­la tom­ba tut­ti i seg­reti del­la cop­pia Menegh­i­ni-Callas mai rac­con­tati in vita. Ha volu­to essere sepol­ta tra il mar­i­to e Gian­bat­tista Menegh­i­ni. Fedele anche nel­la morte. (p.t.)