Sono gli strumenti indicati per veicolare i passi del ritorno a Dio I sei segni del Giubileo cristiano

Il Giubileo si declina con dei segni precisi. Il pellegrinaggio

21/07/2000 in Religione
A Sona
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Di Luca Delpozzo

È la for­mu­la clas­si­ca del­la ricer­ca di Dio là dove più vis­tosa­mente il divi­no si con­den­sa, in un san­tu­ario. L’uomo cer­ca Dio da sem­pre, ma è Dio che lo ha pre­ce­du­to, con lo scav­al­care i cieli venen­do sul­la ter­ra; e poi scav­al­can­do il tem­po con ren­der­si pre­sente medi­ante l’azione del­lo Spir­i­to nel gesto sacra­men­tale. Lì allo­ra è l’esatto pun­to di incro­cio e di incon­tro effi­cace tra il pel­le­gri­nag­gio dell’uomo e quel­lo di Dio. Il pel­le­gri­nag­gio giu­bi­lare deve essere «eser­cizio di asce­si oper­osa, di pen­ti­men­to per le umane debolezze, di costante vig­i­lan­za sul­la pro­pria fragilità, preparazione inte­ri­ore alla rifor­ma del cuore»; ma alla fine, se vuol essere frut­tu­oso, deve giun­gere alla cel­e­brazione e al rito litur­gi­co, cioè al Sacra­men­to. La por­ta san­taE­vo­ca il pas­sag­gio del cris­tiano ver­so Dio attra­ver­so Cristo: «Io sono la por­ta — ha det­to Gesù — nes­suno viene al Padre se non per mez­zo di me». Pas­sare quel­la por­ta sig­nifi­ca con­fes­sare che Gesù è il Sig­nore, una deci­sione che sup­pone la lib­ertà di scegliere insieme al cor­ag­gio di las­cia­re qual­cosa, sapen­do che si acquista la vita div­ina», sig­nifi­ca che «Cristo stes­so si immette più pro­fon­da­mente nel­la Chiesa, suo Cor­po e sua Sposa». L’indulgenzaÈ uno degli ele­men­ti cos­ti­tu­tivi dell’evento giu­bi­lare. Per com­pren­dere il sig­ni­fi­ca­to dell’indulgenza occorre par­tire dal sacra­men­to del­la Pen­iten­za (o Con­fes­sione). La dot­t­ri­na e la prat­i­ca delle indul­gen­ze del­la Chiesa sono stret­ta­mente legate agli effet­ti del sacra­men­to del­la Pen­iten­za. Il sacra­men­to del­la Pen­iten­za offre al pec­ca­tore la pos­si­bil­ità di con­ver­tir­si e di ricu­per­are la grazia del­la gius­ti­fi­cazione. Con­fes­san­do i pro­pri pec­ca­ti il cre­dente riceve davvero il per­dono e può di nuo­vo pren­dere parte all’Eucaristia, come seg­no del­la ritrova­ta comu­nione con il Padre e la sua Chiesa. L’avvenuta ric­on­cil­i­azione con Dio non esclude la per­ma­nen­za di alcune con­seguen­ze del pec­ca­to delle quali è nec­es­sario purifi­car­si. È in questo ambito che acquista rilie­vo l’indulgenza, medi­ante la quale al pec­ca­tore pen­ti­to è con­do­na­ta la pena tem­po­rale per i pec­ca­ti già rimes­si quan­to alla col­pa nel sacra­men­to del­la Pen­iten­za. La purifi­cazione del­la memo­riaG­iu­bileo è nec­es­sari­a­mente con­ver­sione. Indi­vid­uale anz­i­tut­to, con un serio esame di coscien­za per il quale ognuno «sco­pre la dis­tan­za che sep­a­ra le sue azioni dall’ideale che Cristo si aspet­ta da lui». Esame di coscien­za anche comu­ni­tario o di tut­ta la Chiesa che guar­da la sua sto­ria e vi sco­pre «con­trotes­ti­mo­ni­anze» da parte di tan­ti suoi figli. Ne chiede sin­ce­ra­mente per­dono a Dio per guardare al futuro con un impeg­no di mag­gior coeren­za e limp­i­da tes­ti­mo­ni­an­za del Van­ge­lo. «È un atto di cor­ag­gio e di umiltà nel riconoscere le man­canze com­piute da quan­ti han­no por­ta­to e por­tano il nome di cris­tiani». La car­itàÈ il seg­no più vis­toso e con­cre­to del­la com­pas­sione di Dio Padre ver­so tut­ti i bisog­nosi e i più poveri. Si trat­ta di creare una cul­tura del­la sol­i­da­ri­età e cam­biare uno stile di vita che non priv­i­le­gi soltan­to i beni del­la ter­ra, per aprir­si alle nuove povertà, nuove schi­av­itù (es. il deb­ito estero), emar­gin­azione sociale, e «creare mod­el­lo di econo­mia che sia al servizio del­la per­sona». La memo­ria dei mar­tir­i­Mar­tiri di ieri e nuovi mar­tiri di oggi, che sono «la pro­va più elo­quente del­la ver­ità del­la fede, che sa dare un volto umano anche alla più vio­len­ta delle mor­ti e man­i­fes­ta la sua bellez­za anche nelle più atro­ci persecuzioni».

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