L'accusa di abuso d'ufficio, scrive Camillo Scarselli, non sta nè in cielo nè in terra

Il giudice di pace denuncia il commissario

07/03/2001 in Curiosità
Di Luca Delpozzo

Saputo del­la denun­cia per abu­so d’uf­fi­cio sporta dal Com­mis­sari­a­to di Ps di Riva nei suoi con­fron­ti, il Giu­dice di pace avvo­ca­to Camil­lo Scarsel­li ha pre­so car­ta e pen­na ed ha scrit­to al procu­ra­tore gen­erale di Tren­to, al que­store e al com­mis­sario del gov­er­no, al procu­ra­tore del­la repub­bli­ca di Rovere­to e, per conoscen­za, al nos­tro gior­nale e allo stes­so Com­mis­sari­a­to di Riva. Resp­inge con sdeg­no l’ac­cusa e, sen­za mezzi ter­mi­ni, rib­adisce la pes­si­ma opin­ione che si è fat­to sul­la per­sona del com­mis­sario rivano al quale è venu­to in mente di denun­cia­r­lo e che per­ciò incorre a suo avvi­so nel reato di calun­nia. Lui è pron­to a con­tro­de­nun­cia­r­lo e per questo lo pre­ga, non volen­do perdere tem­po, di inviar­gli le pro­prie com­plete generalità.Il diri­gente del Com­mis­sari­a­to di Riva dot­tor Giuseppe Gras­so è rimas­to a dir poco alli­bito nel leg­gere la let­tera del­l’avvo­ca­to Camil­lo Scarsel­li. Per ora, dice, non vuole aggiun­gere nul­la rispet­to a quan­to reso noto alla stam­pa saba­to scor­so, tranne che la denun­cia per abu­so d’uf­fi­cio non è, e non pote­va essere, una sua per­son­alis­si­ma inizia­ti­va, come sem­bra pen­sare il giu­dice di pace, ma è un atto vaglia­to e for­mal­mente autor­iz­za­to dal­la procu­ra del­la repub­bli­ca di Rovere­to, dal­la quale è infat­ti sta­to trasmes­so per com­pe­ten­za alla procu­ra di Tri­este, des­ig­na­ta per legge ad inda­gare sui mag­is­trati oper­an­ti in Trentino.Il dot­tor Camil­lo Scarsel­li avrebbe abusato del suo potere il giorno in cui pro­nun­ciò la sen­ten­za a favore di una don­na di Tor­bole pro­pri­etaria di una auto­mo­bile pri­va di assi­cu­razione (la poliz­za era scadu­ta) e per ques­ta mul­ta­ta dai poliziot­ti. Il giu­dice di pace (Scarsel­li, che è milanese e tut­to­ra giu­dice di pace a Rovere­to, nel 2000 sos­ti­tuì per alcu­ni mesi il giu­dice rivano), al quale la tor­bolana si riv­olse rite­nen­do di essere sta­ta torteggia­ta, azzerò il pro­ced­i­men­to sul­la base delle dichiarazioni del­l’as­si­cu­ra­tore. Dichiarazioni false, sec­on­do la polizia, ed infati anche l’as­si­cu­ra­tore si è bec­ca­to una denun­cia: per fal­sa testimonianza.Ma vedi­amo alcu­ni pas­si del­la let­tera di Scarsel­li. Tac­cia di incom­pe­ten­za il dot­tor Gras­so e spie­ga per­ché: «anche uno stu­dente del­la facoltà di legge sa: 1) che le sen­ten­ze, per quan­to sbagli­ate e super­fi­ciali pos­sano essere, si crit­i­cano solo ed esclu­si­va­mente con i rime­di pre­visti dal­la Legge, Car­ta Cos­ti­tuzionale in prim­is; 2) Che per rime­di­are agli even­tu­ali errori di giudizio commes­si dal Giu­dice, la legge prevede apposi­ti ed esclu­sivi mezzi di gravame, tra i quali non è pre­vista la denun­cia per abu­so d’uf­fi­cio. 3) Che il Giu­dice è sogget­to soltan­to alla Legge e non ai pareri o all’ar­ro­gan­za dei Com­mis­sari di P.S. 4) Che il reato di “abu­so d’uf­fi­cio” pre­sup­pone non l’er­rore (grave o lieve che sia) ben­sì che il Pub­bli­co Uffi­ciale si procuri un ingius­to van­tag­gio, ovvero procuri a terzi un dan­no ingius­to, approf­ittan­do del­la pro­pria car­i­ca. Ad esem­pio com­mette questo reato il poliziot­to che approf­ittan­do del­la divisa, o del­la tessera, va al ris­torante, al bar, dal frut­tiven­do­lo, dal macellaio…si serve e…non paga, ovvvero pre­tende di pagare meno del prez­zo nor­mal­mente prat­i­ca­to agli altri cli­en­ti. Se, invece, prende un com­pen­so, pic­co­lo o grande che sia, per “chi­ud­ere un occhio” com­mette i più gravi reati richia­mati dal­l’art. 323 c.p. (cor­ruzione, concussione)».