Il gonfalone d’argento a Federico Hurth

22/03/2013 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

Conferito a Friedrich (Federico) Carl Anton Hurth, imprenditore e fondatore delle industrie Hurth, il gonfalone della città di Arco

Alla cer­i­mo­nia, nel­la sala «Arciprete San­soni» di palaz­zo Mar­cabruni-Giu­liani, han­no pre­so parte il sin­da­co Pao­lo Mat­tei e parte del­la Giun­ta, con un folto pub­bli­co di ammin­is­tra­tori locali (tra cui l’assessore provin­ciale Alessan­dro Olivi e l’assessore del­la Comu­nità di Valle Tar­ci­sio Mich­e­lot­ti), diri­gen­ti e dipen­den­ti delle indus­trie Hurth, con­siglieri comu­nali (tra cui il pres­i­dente Vil­ma Remon­di­ni, par­en­ti e ami­ci, oltre al par­ro­co, mon­sign­or Lui­gi Amadori.

È la pri­ma vol­ta che la cit­tà di Arco attribuisce un sim­i­le riconosci­men­to, il gon­falone d’argento, una scelta forte­mente volu­ta dall’amministrazione comu­nale che ha accolto la richi­es­ta di un comi­ta­to spon­ta­neo di cit­ta­di­ni arcensi, com­pos­to in larga parte da ex dipen­den­ti. Un modo per esprimere la grat­i­tu­dine per il modo in cui Fed­eri­co Hurth ha con­dot­to la pro­pria attiv­ità impren­di­to­ri­ale su questo ter­ri­to­rio nei lunghi anni che lo han­no vis­to impeg­na­to nel­la ges­tione azien­dale dei suoi sta­bil­i­men­ti, in spe­cial modo in quel­lo di Lin­fano, soste­nen­do e favoren­do lo svilup­po eco­nom­i­co e indus­tri­ale del ter­ri­to­rio arcense.

La cer­i­mo­nia si è aper­ta con il dis­cor­so del sin­da­co che ha riper­cor­so l’attività impren­di­to­ri­ale di Fed­eri­co Hurth ad Arco e ne ha sot­to­lin­eato soprat­tut­to, accan­to alle indis­cusse qual­ità impren­di­to­ri­ali, la rara capac­ità di un rap­por­to con le per­sone e la comu­nità con­sapev­ole del ruo­lo sociale di un’attività indus­tri­ale così impor­tante. A seguire gli inter­ven­ti degli asses­sori Olivi e Mich­e­lot­ti, oltre che di un com­po­nente del comi­ta­to che ha avan­za­to la richi­es­ta dell’onorificenza e di un alto diri­gente delle indus­trie Hurth; in chiusura il salu­to di Fed­eri­co Hurth che ha ringrazi­a­to il Comune e il sin­da­co per un’onorificenza che ha det­to «inaspet­ta­ta ma molto apprez­za­ta», e il mer­i­to del­la quale ha volu­to esten­dere a tut­ti i suoi col­lab­o­ra­tori. L’onorificenza, for­mal­iz­za­ta dal­la delib­era di Giun­ta n. 28 del 5 mar­zo, è sta­ta con­seg­na­ta dal sin­da­co: un tro­feo con il gon­falone d’argento e la ded­i­ca incisa. Per la quale è sta­ta uti­liz­za­ta la traduzione ital­iana del nome di bat­tes­i­mo, Fed­eri­co in luo­go di Friedrich, quale riconosci­men­to del legame affet­ti­vo che, pro­prio attra­ver­so la scelta di usare questo nome, egli tes­ti­mo­nia al ter­ri­to­rio di Arco.

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IL DISCORSO DEL SINDACO PAOLO MATTEI

Friedrich Carl Anton Hurth è orig­i­nario di Mona­co di Baviera, dove nasce nel 1931. E’ espo­nente di una sol­i­da dinas­tia indus­tri­ale, fon­da­ta dal non­no Carl, di cui egli in parte rin­no­va il nome.

 L’attività a Mona­co di Baviera

La prin­ci­pale azien­da di famiglia, la Carl Hurth Maschi­nen und Zah­n­rad­fab­rik di Mona­co, viene fon­da­ta pro­prio dal non­no nel 1896 per pro­durre uten­sili per la lavo­razione dell’oro (prodot­ti di orefi­ce­ria e cesel­latu­ra): con l’introduzione nei pro­ces­si indus­tri­ali di mac­chine fre­satri­ci e del tra­pano ad alta veloc­ità, è sicu­ra­mente in gra­do di pro­durre sec­on­do meto­di all’avanguardia per il tem­po. Ad inizio Nove­cen­to l’attività si estende alla pro­duzione di com­po­nen­ti per le auto­mo­bili, set­tore che subirà un forte impul­so con l’inizio del­la Pri­ma Guer­ra Mon­di­ale, e si ass­es­ta nel peri­o­do fra le due Guerre (nonos­tante i peri­o­di dif­fi­cili di reces­sione) ad un numero di addet­ti imp­ie­gati pari a 1600 unità. Negli anni Cinquan­ta, super­a­ta la crisi post bel­li­ca ed in piena ripresa del mer­ca­to delle auto e del­la pro­duzione indus­tri­ale, gli addet­ti diven­ter­an­no 2700; negli anni Cinquan­ta del Nove­cen­to, la Hurth di Mona­co è part­ner com­mer­ciale di Aeromere, la dit­ta fon­da­ta in Trenti­no da Gian­ni Caproni, uno dei cui sta­bil­i­men­ti è ad Arco, in local­ità Pra­bi. Ver­so il 1990, le aziende diven­ter­an­no due: la Hurth Maschi­nen und Werkzeuge da una parte e la Hurth Getriebe und Zah­n­räder, che dal 1993 pren­derà il nome di Hurth Marine Gear, trasfer­en­dosi ad Arco.

L’attività ad Arco e nell’Alto Gar­da

La pre­sen­za di Friedrich (Fed­eri­co) Hurth ad Arco risale al 1962: ad otto­bre di quell’anno infat­ti viene fon­da­ta la Hurth Ital­iana S.p.A., spe­cial­iz­za­ta nel­la pro­duzione di assali, che si inse­dia nel­lo sta­bil­i­men­to mec­ca­ni­co già delle officine Caproni Aeromere di Pra­bi.

L’attività inizia con l’assunzione di 50 dipen­den­ti, che Hurth tro­va già for­mati dal­la prece­dente attiv­ità svol­ta, e cresce man mano su un tes­su­to sociale già pron­to a ind­i­riz­zare forza-lavoro ad una dit­ta di costruzioni mec­ca­niche, vista la pre­sen­za di una scuo­la pro­fes­sion­ale ded­i­ca­ta (anch’essa orig­i­na­ta a suo tem­po per inter­es­sa­men­to di Gian­ni Caproni) che fornirà nel cor­so degli anni gran parte del­la man­od­opera spe­cial­iz­za­ta nec­es­saria. Questo van­tag­gio si dimostra fon­da­men­tale per com­pen­sare la posizione decen­tra­ta rispet­to alla via­bil­ità prin­ci­pale, sit­u­a­ta sull’asse del Bren­nero, e quin­di con­sente ad Arco di pot­er con­tare su una risor­sa eco­nom­i­ca fon­da­men­tale per lo svilup­po del ter­ri­to­rio. Si crea infat­ti nel cor­so degli anni un indot­to di pic­cole imp­rese e di arti­giani, che cre­ano nel loro insieme uno sboc­co lavo­ra­ti­vo fon­da­men­tale per le scuole pro­fes­sion­ali del ter­ri­to­rio (mec­ca­ni­ca e seg­rete­ria d’azienda o con­tabil­ità, prin­ci­pal­mente), e per­tan­to pos­sono essere con­sid­er­ate l’economia reale del­la cit­tà e dell’Alto Gar­da in genere.

Il suc­ces­so dell’impresa è tale che lo spazio di Pra­bi, così a ridos­so dell’abitato, non è più suf­fi­ciente ed adegua­to ai nuovi stan­dard del­la pro­duzione indus­tri­ale. Nel 1966 quin­di la Hurth sta­bilisce il suo pri­mo nucleo a Lin­fano, dove si tro­va a tutt’oggi. Nel 1967 viene avvi­a­ta l’attività pres­so il nuo­vo sta­bil­i­men­to, che occu­pa cir­ca 150 per­sone, fra pro­duzione e ammin­is­trazione, e che si strut­tura in set­tori diver­si, fra cui un uffi­cio tec­ni­co e un uffi­cio per l’analisi dei costi e dei meto­di di pro­duzione, che dà il chiaro seg­no che l’azienda vuole crescere e svilup­par­si in modo mod­er­no ed effi­cace rispet­to alle esi­gen­ze del mer­ca­to.

Nel 1976 l’impresa com­pie un pas­so ulte­ri­ore, aggiun­gen­do allo sta­bil­i­men­to di Arco un nuo­vo capan­none di 5.000 mq. e aggiun­gen­do nuovi operai, ad un organ­i­co che già con­ta 380 lavo­ra­tori. Alla fine degli anni Set­tan­ta, l’azienda imp­ie­ga 440 per­sone, per la mag­gior parte res­i­den­ti nel ter­ri­to­rio dell’Alto Gar­da, e pro­pone un piano di inves­ti­men­ti di oltre due mil­iar­di di lire. L’inizio degli anni Ottan­ta del Nove­cen­to vede un momen­to di pesante crisi del set­tore, che obbli­ga ad un rin­no­va­men­to dell’azienda: viene fat­ta una scelta impor­tante che ricon­verte l’industria Hurth, amplian­done il cam­po di attiv­ità (non più solo assali ma anche pon­ti e cam­bi veloc­ità) e che si riv­ela del­la mas­si­ma impor­tan­za per la sal­va­guardia dei numerosi posti di lavoro e, addirit­tura, per il loro incre­men­to. La Hurth (come anco­ra adesso è “famil­iar­mente” chiam­a­to dagli arcensi lo sta­bil­i­men­to di Lin­fano) prende il nome di Hurth Axle S.p.A. e arri­va ad imp­ie­gare oltre 600 addet­ti, più un indot­to impor­tante che inter­es­sa non solo l’Alto Gar­da, ma tut­to il Trenti­no merid­ionale. Nel 1989 viene aper­to lo sta­bil­i­men­to di Rovere­to; una ulte­ri­ore fase di svilup­po con­trad­dis­tin­ta da ingen­ti sforzi di inves­ti­men­to. Nel 1990 si assiste ad un ulte­ri­ore ampli­a­men­to dell’azienda a Lin­fano, con una nuo­va super­fi­cie pro­dut­ti­va di 5.000 mq. che va ospitare mag­a­zz­i­ni, offic­i­na e soprat­tut­to il repar­to sper­i­men­tale, che tes­ti­mo­nia la volon­tà dell’industria di tenere il pas­so con i tem­pi e di crescere sem­pre.

Nell’ottica di crescere e raf­forzarsi, viene inte­sa anche l’acquisizione da parte dell’americana Clark Equip­ment co.: la nuo­va dit­ta sarà quin­di atti­va con il nome di Clark Hurth Com­po­nents. Nel 1994, nell’ultimo anno del­la sua pres­i­den­za, la casa madre amer­i­cana asseg­n­erà a Fed­eri­co Hurth il “Clark Equip­ment Award’94” per i mer­i­ti riconosciutigli in relazione alla con­duzione dell’azienda ed al pres­ti­gio con­se­gui­to nel suo cam­po di attiv­ità. Il pre­mio è sta­to asseg­na­to fino­ra solo a tre per­sone, Fed­eri­co Hurth com­pre­so. Il 1994, è anche l’anno in cui l’azienda ottiene la cer­ti­fi­cazione ISO 9001, cui seguirà anche il riconosci­men­to, pri­ma azien­da in Trenti­no, del­lo stan­dard qual­i­ta­ti­vo ISO 14000, a tes­ti­mo­ni­an­za dell’impegno e del­la sen­si­bil­ità in mate­ria ambi­en­tale. A fine 1994, quan­do Fed­eri­co Hurth si riti­ra dal­la direzione dell’azienda, ques­ta van­ta un organ­i­co di 650 dipen­den­ti e un fat­tura­to di 143 mil­iar­di di lire, per dod­i­ci mil­iar­di des­ti­nati a nuovi inves­ti­men­ti.

Dal 1993 Hurth si ded­i­ca anche ad un’altra impre­sa, sem­pre ad Arco: ril­e­van­do gli sta­bil­i­men­ti che era­no del­la Graziano Torni di Tor­tona, crea la Hurth Marine Gear, che nel 1995 sarà cedu­ta al grup­po tedesco ZF Marine e pren­derà il nome di ZF Hurth Marine; il nuo­vo sta­bil­i­men­to pro­duce inver­ti­tori mari­ni fino a quel momen­to assem­blati nell’azienda di Mona­co di Baviera e si attes­ta pian piano sul mer­ca­to mon­di­ale come leader di set­tore nel­la da dipor­to, con la pro­duzione di una quo­ta pari a 60% del mer­ca­to e un organ­i­co di 150 dipen­den­ti. Il seg­no dis­tin­ti­vo anche di ques­ta azien­da è la sper­i­men­tazione e la con­tin­ua ricer­ca e inno­vazione del prodot­to; il col­lo­ca­men­to sul mer­ca­to degli inver­ti­tori a con­trol­lo elet­tri­co e degli inver­ti­tori a due veloc­ità, in par­ti­co­lare, rap­p­re­sen­tano infat­ti il seg­no vin­cente, che ha por­ta­to l’azienda a pot­er vantare nel 2007 un fat­tura­to di oltre 40 mil­ioni di euro.

La moti­vazione

La pro­pos­ta di asseg­nare una onori­f­i­cen­za speci­fi­ca a favore di Friedrich (Fed­eri­co) Hurth è sta­ta avan­za­ta da un comi­ta­to spon­ta­neo com­pos­to da ex dipen­den­ti dell’azienda arcense, rap­p­re­sen­tati come capofi­la dal sig. Rober­to Ste­fani, già dipen­dente del­la medes­i­ma azien­da. Dal­la breve cronolo­gia con le essen­ziali notizie biogra­fiche e dal­lo stori­co dell’azienda arcense, emerge chiara­mente la descrizione di un’impresa di suc­ces­so nel cam­po indus­tri­ale, di peso e liv­el­lo inter­nazionale, che è espe­rien­za assai rara nel Trenti­no. Pur se meno doc­u­mentabile, sal­vo nel riconoscere il numeroso comi­ta­to pro­mo­tore dell’iniziativa, è indis­cutibile la percezione che la comu­nità arcense ha di ques­ta dit­ta come uno dei pun­ti car­di­nali dell’economia ter­ri­to­ri­ale: una risor­sa impor­tante dal pun­to di vista occu­pazionale, che ha rac­colto l’eredità di una man­od­opera spe­cial­iz­za­ta nel­la pro­duzione indus­tri­ale metalmec­ca­ni­ca inizia­ta con le imp­rese Caproni e che, con la chiusura delle stesse negli anni ‘60, avrebbe dif­fi­cil­mente potu­to essere reimp­ie­ga­ta con suc­ces­so su questo ter­ri­to­rio sen­za l’avvento del­la Hurth ital­iana. Non è dif­fi­cile pen­sare che sen­za questo tipo di inves­ti­men­to da parte dell’imprenditore di Mona­co, le forze lavoro lib­er­ate dal­la chiusura dell’Aeromere e dall’indotto ex-Caproni, una gran numero di per­sone avrebbe dovu­to ricon­ver­tir­si, per lo più sot­toimp­ie­ga­ta rispet­to alle capac­ità pro­fes­sion­ali mat­u­rate, o trasferir­si altrove.

In un ter­ri­to­rio dove la dimen­sione pro­dut­ti­va tur­is­ti­ca pre­sen­ta­va una disponi­bil­ità di posti di lavoro pret­ta­mente sta­gionale e piut­tosto lim­i­ta­ta rispet­to ad oggi, dove l’industria era rap­p­re­sen­ta­ta solo dagli sta­bil­i­men­ti delle cartiere o di Aquafil e dove la nat­u­rale man­can­za di spazio impe­di­va di dar vita ad un sis­tema agri­co­lo di scala di tipo indus­tri­ale, che andasse al di là del­la mera sus­sis­ten­za, perdere il set­tore indus­tri­ale metalmec­ca­ni­co avrebbe causato una crisi vera­mente dif­fi­cile da super­are. E questo la gente di Arco ha sem­pre dato seg­no di com­pren­der­lo e ten­er­lo in grande con­sid­er­azione.

Si aggiun­ga inoltre che il mod­el­lo indus­tri­ale impor­ta­to dal­la Ger­ma­nia attra­ver­so la per­sona di Fed­eri­co Hurth, ha dato luo­go alla creazione di un con­nu­bio par­ti­co­lar­mente ben rius­ci­to con le pecu­liar­ità del­la soci­età trenti­na, e arcense di con­seguen­za. Egli ha por­ta­to ad Arco un mod­el­lo orga­niz­za­ti­vo dis­ci­plina­to e rig­oroso, a trat­ti “pater­nal­is­ti­co”, se così si può dire, seguen­do il mod­el­lo che lo stes­so Gian­ni Caproni (ma anche altre indus­trie svilup­pate­si a cav­al­lo fra le due guerre e fino agli anni Ses­san­ta del Nove­cen­to) ave­va sem­pre sostenu­to; questo si è inser­i­to in un tes­su­to sociale che ha sem­pre riconosci­u­to asso­lu­ta pri­or­ità al lavoro ed al ruo­lo dei lavo­ra­tori, con­trad­dis­tin­ti gen­eral­mente da un grande sen­so di respon­s­abil­ità, da una parte­ci­pazione diret­ta e un inter­es­sa­men­to sin­cero al des­ti­no dell’azienda di cui sono parte. Un sen­so di parte­ci­pazione atti­va sostenu­to e grat­i­fi­ca­to dal­la pre­sen­za costante e forte del tito­lare nel­la ges­tione del pro­prio sta­bil­i­men­to, da una cor­rispon­den­za imme­di­a­ta fra datore di lavoro e lavo­ra­tori. Anche nei momen­ti di crisi o di con­fron­to, sia i lavo­ra­tori che l’azienda han­no sem­pre trova­to una con­troparte cos­ti­tui­ta da un inter­locu­tore serio, affid­abile e con­sapev­ole del val­ore cos­ti­tu­ito dal benessere comune, oltre che sosten­i­tore dell’interesse pri­va­to.

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E questo ha senz’altro con­tribuito in modo deter­mi­nate alla creazione di quel sen­ti­men­to di apparte­nen­za sopra descrit­to e dell’identifi
tori, di seri­età e servizio nei con­fron­ti dei cli­en­ti e di rispet­to e tutela dell’ambiente circostante.cazione dell’azienda come capos­al­do del­la vita eco­nom­i­ca e sociale del­la comu­nità di Arco. Un altro aspet­to mer­i­to­rio e sicu­ra­mente lega­to alla capac­ità impren­di­to­ri­ale di Fed­eri­co Hurth è dato – e lo si legge chiara­mente dai dati stori­ci sep­pure ripor­tati in modo sin­teti­co – dal­la atten­zione all’innovazione, alla ricer­ca e allo svilup­po non tan­to dell’utile, quan­to del­la com­pe­ten­za, del know-how: i set­tori del­la ricer­ca e dell’innovazione, lo stu­dio per con­tinui rin­no­va­men­ti del­la pro­duzione (anche quan­do ciò ha com­por­ta­to cam­bi­a­men­ti impor­tan­ti degli asset­ti dell’azienda) sono sem­pre sta­ti una parte priv­i­le­gia­ta dell’attività di questo indus­tri­ale, così come lo era­no sta­ti nelle aziende storiche fon­date dal non­no, che per prime ave­vano appli­ca­to nuovi macchi­nari e stu­di­a­to nuovi prodot­ti al pas­so non solo con il mer­ca­to pre­sente, ma prog­et­tati in fun­zione di quel­lo che si prevede­va sarebbe sta­to il futuro. Il repar­to sper­i­men­tazione, pre­ce­du­to dal quel­lo che era un repar­to di anal­isi dei costi e dei meto­di di pro­duzione, uni­ta­mente ad un uffi­cio tec­ni­co indipen­dente, ha dato luo­go alla creazione di prodot­ti inno­v­a­tivi che han­no reso le indus­trie Hurth pre­sen­ze for­mi­da­bili nel set­tore di apparte­nen­za, a liv­el­lo inter­nazionale. Una men­tal­ità che ha con­tribuito a for­mare una intera gen­er­azione di lavo­ra­tori e man­ag­er alta­mente qual­i­fi­cati, non solo per la com­pe­ten­za tec­ni­ca, ma anche e soprat­tut­to per il tipo di approc­cio ad un mon­do del lavoro sem­pre più arti­co­la­to e com­p­lesso. Sono state queste le armi che han­no con­sen­ti­to con suc­ces­so oper­azioni di flessibil­ità, di inno­vazione e di adegua­men­to alla doman­da, per super­are peri­o­di di crisi anche pesan­ti nei set­tori indus­tri­ali tradizion­ali, sen­za diminuire le maes­tranze imp­ie­gate (negli anni del­la ges­tione Hurth sem­pre in cresci­ta) ma soprat­tut­to sen­za venir meno agli stan­dard fon­da­men­tali in mate­ria di tutela dei lavo­ra

Fed­eri­co Hurth ha saputo coni­u­gare il dirit­to dell’imprenditore a gestire l’impresa con prof­it­to, con il rispet­to dei dirit­ti e del­la dig­nità dei lavo­ra­tori e del­la sal­va­guardia del ter­ri­to­rio che lo ha accolto. Con ques­ta onori­f­i­cen­za si vuole sot­to­lin­eare e riconoscere i mer­i­ti di un impren­di­tore di suc­ces­so che ha saputo inserir­si in un tes­su­to sociale sano ma eco­nomi­ca­mente lim­i­ta­to nelle sue prospet­tive e cos­ti­tuire per il ter­ri­to­rio una occa­sione di cresci­ta, di svilup­po e benessere di cui han­no fruito un gran numero di famiglie altog­a­rde­sane e dall’intera comu­nità di Arco.

Da ulti­mo poi, è impor­tante sot­to­lin­eare il legame affet­ti­vo e umano che Fed­eri­co Hurth ha con la cit­tà di Arco, a par­tire dal­la volon­tà di uti­liz­zare la ver­sione ital­iana del suo nome di bat­tes­i­mo nei lunghi peri­o­di che qui trascorre e per le molte attiv­ità che comunque con­duce sul ter­ri­to­rio, fra cui l’azienda agri­co­la che con la sua per­fet­ta cura qual­i­fi­ca l’area a des­ti­nazione agraria e il pae­sag­gio del­la con­ca arcense. Non ultime, si vogliono ricor­dare le molte relazioni umane con le per­sone con cui è entra­to in con­tat­to nel cor­so del­la sua lun­ga attiv­ità, che tes­ti­mo­ni­ano la volon­tà di essere partecipe e mem­bro atti­vo del­la comu­nità arcense.

 L’onorificenza al mer­i­to

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La cit­tà di Arco intende esprimere la grat­i­tu­dine per il modo in cui Fed­eri­co Hurth ha con­dot­to la pro­pria attiv­ità impren­di­to­ri­ale su questo ter­ri­to­rio nei lunghi anni che lo han­no vis­to impeg­na­to nel­la ges­tione azien­dale dei suoi sta­bil­i­men­ti, in spe­cial modo in quel­lo di Lin­fano. La moti­vazione si espli­ca per­tan­to nel riconosci­men­to da parte del­la cit­tà del fat­to che egli ha sostenu­to e favorito lo svilup­po eco­nom­i­co ed indus­tri­ale del ter­ri­to­rio arcense. L’onorificenza si estrin­se­ca con un provved­i­men­to del­la giun­ta comu­nale che ne san­cisce il con­fer­i­men­to e una for­male cer­i­mo­nia di con­fer­i­men­to, nel giorno 21 mar­zo 2013, con la con­seg­na del tro­feo con il gon­falone d’argento e la ded­i­ca incisa, uti­liz­zan­do la traduzione ital­iana del nome di bat­tes­i­mo, quale riconosci­men­to del legame affet­ti­vo che, pro­prio attra­ver­so la scelta di usare questo nome, egli tes­ti­mo­nia al ter­ri­to­rio di Arco.

 

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