Il Grand Hotel Gardone dedica una junior suite a Gabriele d’Annunzio

04/05/2013 in Attualità
Di Luigi Del Pozzo

Il prestigioso albergo gardonese — “succursale dell’eremo” — celebra il 150° anniversario della nascita del Vate

La stor­i­ca strut­tura ricetti­va del­la Famiglia Miz­zaro, cul­la del­l’in­dus­tria tur­is­ti­ca garde­sana, rac­con­ta l’el­e­gan­za e lo stile di un’e­poca: quel­la di d’An­nun­zio e del­la «San­ta Fab­bri­ca» del Vit­to­ria le

Sog­giornare nelle stanze del Grand Hotel Gar­done è un’es­pe­rien­za uni­ca. Si per­cepisce l’aneli­to del­la sto­ria e degli uomi­ni illus­tri che l’al­ber­go stori­co ha ospi­ta­to: da re Gior­gio di Sas­so­nia a Churchill, da Nabokov a Maugh­am.

Anche Gabriele d’An­nun­zio, giun­to defin­i­ti­va­mente sul­la riv­iera del Gar­da il 2 feb­braio 1921, prese allog­gio al Grand Hotel Gar­done con la pianista Luisa Bac­cara e il per­son­ale di servizio in atte­sa che Vil­la Gar­gnac­co, il futuro Vit­to­ri­ale, fos­se trasfor­ma­ta e arreda­ta sec­on­do le neces­sità del nuo­vo «mag­nifi­co abi­ta­tore».

Fu una scelta strate­gi­ca, tut­t’al­tro che casuale. Il poeta ama­va le loca­tion pres­ti­giose e il Grand Hotel era, allo­ra come oggi, il più ele­gante alber­go del­la Riv­iera. Di cer­to influì nel­la scelta del­l’este­ta d’An­nun­zio anche lo stra­or­di­nario gia­rdi­no a lago, ele­men­to vitale per quel rap­por­to vis­cerale che sem­pre è inter­cor­so tra «sorel­la acqua» e le dimore del Vate. La scelta del Grand Hotel, sor­to a par­tire dal 1884 e divenu­to presto il più ele­gante e ambito hotel del­la Riv­iera, tro­va ragione anche nel­la ricer­ca, da parte di un d’An­nun­zio amareg­gia­to dopo la vicen­da di Fiume e già prote­so alla nuo­va impre­sa del­la «San­ta Fab­bri­ca» del Vit­to­ria le — del­l’ispi­razione artis­ti­ca e stilis­ti­ca per l’alles­ti­men­to di Vil­la Car­gnac­co.

Quan­do il poeta si poté trasferire nel­la cit­tadel­la mon­u­men­tale, gli intrec­ci tra la sua vicen­da esisten­ziale e la sto­ria del Grand Hotel pros­eguirono. L’al­ber­go divenne una sor­ta di suc­cur­sale del Vit­to­ri­ale. «Suc­cur­sale del­l’Er­e­mo», ebbe a definir­lo d’An­nun­zio. Il poeta vi fece allog­gia­re gli ospi­ti di riguar­do, i famil­iari e per­son­ag­gi di spic­co: ami­ci, artisti, politi­ci, legionari e, nat­u­ral­mente, dame sman­iose d’indi­men­ti­ca­bili incon­tri con il Vate.

Per queste ragioni storiche, ma anche affet­tive, nel 1500 anniver­sario del­la nasci­ta di d’An­nun­zio la pro­pri­età del Grand Hotel, la famiglia Miz­zaro, cel­e­bra il legame tra il poeta e la “suc­cur­sale del­l’er­e­mo” con un’inizia­ti­va che ha val­ore pro­mozionale e tur­is­ti­co, nonché cul­tur­ale, artis­ti­co e stilis­ti­co.

La junior suite ded­i­ca­ta al Vate d’I­talia, allesti­ta con cura dal­l’ar­chitet­to Sal­va­tore Peli itteri , pre­sen­ta med­i­tati richi­a­mi alla Prio­r­ia, l’abitazione pri­va­ta del Vit­to­ria le che d’An­nun­zio bat­tez­zò con vez­zo frances­cano. L’am­bi­ente è mod­er­no, ma pro­pone pre­cisi richi­a­mi al clas­si­cis­mo ama­to dal poeta, come i calchi in ges­so che ricor­dano quel­li, numerosi, pre­sen­ti al Vit­to­ri­ale. Le abatjour dei como­di­ni citano lo stile decò del­la Stan­za del­la Che­li; il vec­chio baule da viag­gio evo­ca quel­li pre­sen­ti nei for­ni­tis­si­mi guardaro­ba dan­nun­ziani; le cine­serie riman­dano agli ele­men­ti d’arredo cari al poeta. Nep­pure l’aspet­to cro­mati­co è casuale, con il verde che riman­da ad alcune tappezzerie del­la Prio­r­ia e, soprat­tut­to, il rosso, col­ore dan­nun­ziano per eccel­len­za.

È una stan­za che regala all’ospite la stra­or­di­nar­ia sen­sazione di per­cepire visi­va­mente quel­l’­opera d’arte che è Vit­to­ri­ale, creazione immag­inifi­ca che si fa ambi­ente, sim­bolo­gia e architet­tura nove­cen­tista prog­et­ta­ta da Gian­car­lo Maroni.

Tut­to — col­ori, arre­di, sup­pel­let­tili — diven­ta tes­ti­mone del pas­sag­gio, del­la forza spir­i­tuale e dei sen­ti­men­ti di un uomo che è sta­to pro­tag­o­nista asso­lu­to del Nove­cen­to.