Un corpo celeste, finora sconosciuto, è stato scoperto dall’associazione degli astrofili salodiani. È in movimento tra Marte e Giove. Sarà battezzato «Cima Rest»

Il lago «adotta» un asteroide

08/05/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Nell’infinità del cielo, gli astro­fili di Salò han­no indi­vid­u­a­to un aster­oide che era anco­ra sconosci­u­to: «viag­gia» tra Marte e Giove, e fa parte del­la fas­cia prin­ci­pale. Lo han­no subito comu­ni­ca­to al Minor plan­et cen­ter di Har­ward (Sta­ti Uni­ti). La rispos­ta: «Ok, in via provvi­so­ria lo denominer­e­mo 2007 GQ 51». Il nome defin­i­ti­vo ver­rà attribuito solo se l’asteroide effettuerà due riv­o­luzioni attorno al sole, sen­za essere devi­a­to: in tal caso gli astro­fili salo­di­ani potran­no scegliere loro il nome. Anzi lo han­no già scel­to: «Aster­oide Cima Rest», in omag­gio alla local­ità dove da dieci anni ha sede l’osservatorio gardesano.«Bisogna ver­i­fi­care se l’orbita si ripresen­terà in modo rego­lare — dicono Mario Ton­in­celli, di Toscolano Mader­no, e Anto­nio Stuc­chi, di Salò, i leader del grup­po, pre­siedu­to da Vir­ginio Spa­teri -. Solo allo­ra avre­mo la pos­si­bil­ità (e il dirit­to) di bat­tez­zar­lo. Ci vor­rà una deci­na di anni. Forse lo chi­amer­e­mo Cima Rest».«Gli aster­oi­di — pros­eguono i due astro­fili — assomigliano a mas­si di mon­tagna. Si trat­ta di cor­pi mai aggre­gatisi in un piane­ta. Il nos­tro ha un diametro di cir­ca sette chilometri. Dista tre unità astro­nomiche dal Sole, cir­ca 450 mil­ioni di chilometri; 300 mil­ioni dal­la Ter­ra. Una scop­er­ta che non ha alcu­na impor­tan­za stor­i­ca, ma che ci ripa­ga di tan­ti anni di lavoro. Per trovar­lo siamo rimasti al tele­sco­pio per tre not­ti con­sec­u­tive. Nel­la cir­costan­za siamo sta­ti aiu­tati dai col­leghi di Bres­cia del­la “Ser­afi­no Zani”, che uti­liz­zano l’impianto di Lumezzane».L’asteroide più grande, Cerere, ha un diametro di 933 chilometri. Alcu­ni, di tipo car­bonaceo, sono di col­ore molto scuro, e apparten­gono alla fase anti­ca dell’evoluzione del sis­tema solare; altri sono rossas­tri, com­posti da sil­i­cati di fer­ro e mag­ne­sio; altri da met­al­li puri o misti (con sil­i­cati). Le mis­sioni spaziali han­no vis­i­ta­to Ida (nel 1993), Mathilde, Eros (nel 2000 è sce­sa la son­da Near), Gaspra, Anne Frank, Braille e Itokawa.Il grup­po di Salò ha la sede in via Fan­toni, vici­no alla e all’Ateneo. Dispone di un osser­va­to­rio a cima Rest, in ter­ri­to­rio di Mag­a­sa, con annes­sa foreste­ria. «Abbi­amo real­iz­za­to tut­to noi, dai muri agli stru­men­ti, inizian­do nel ‘94 — ricor­dano Ton­in­celli e Stuc­chi-. Non sono man­cati i con­tribu­ti del Comune e di altri enti. La , ad esem­pio, lo ha fat­to rien­trare in un prog­et­to di val­oriz­zazione del­la Valvesti­no. L’obiettivo: rispettare la natu­ra, pro­muo­vere un rap­por­to sci­en­tifi­co-cul­tur­ale con l’am­bi­ente ed evitare l’in­quina­men­to di tipo lumi­noso. Svol­giamo attiv­ità divul­ga­ti­va, di osser­vazione e ricer­ca scientifica».Due i tele­scopi in fun­zione nel cen­tro a Mag­a­sa. Quel­lo prin­ci­pale, un New­ton F5, del diametro di mez­zo metro (20 pol­li­ci), viene uti­liz­za­to dagli esper­ti. Il Cen­tro di rac­col­ta dati di Har­ward lo ha riconosci­u­to uffi­cial­mente, dan­dogli la sigla B 11. Pesa la bellez­za di 32 quintali.Ha un pun­ta­men­to com­put­er­iz­za­to, stazion­a­to in cupo­la. La mas­sa (2.8 ton­nel­late) è ben oltre la media degli stru­men­ti di queste dimen­sioni. La tes­ta girev­ole con­sente di osser­vare ogni posizione. Cam­po reale di piena luce: 14 millimetri.«Ultimamente, lavo­ran­do al tornio per sei mesi — spie­ga Ton­in­celli, ex dipen­dente Enel, ora in pen­sione -, ho costru­ito un motore nuo­vo, tut­to in acciaio, del peso di 40 chili, che insegue meglio il moto siderale. Col prece­dente non era pos­si­bile effet­tuare l’esposizione tramite Ccd supe­ri­ore a 10–15 sec­on­di. Così ho mes­so mano al sis­tema mon­i­tora­to di trasci­na­men­to, risol­ven­do il problema».

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