Livelli d’allarme. A Peschiera è sopra lo zero idrometrico di 25 centimetri, meno acqua per le colture mantovane La Navigarda li ha sostituiti con i catamarani, più sicuri negli attracchi

Il lago cala e blocca gli aliscafi

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Cala al rit­mo di qua­si un cen­timetro al giorno il . L’ultima ril­e­vazione di ieri fis­sa­va a 25 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera il liv­el­lo delle acque del Benà­co. Una misura che ha indot­to la a sospendere le corse degli alis­cafi (solo uno in servizio) sos­ti­tu­iti dai cata­ma­rani, imbar­cazioni con un minor pescag­gio. «È sta­ta più una deci­sione cautel­a­ti­va che una neces­sità», tiene a pre­cis­are al tele­foni­no il diret­tore del­la Nav­i­gar­da Mar­cel­lo Cop­po­la. «Piut­tosto che cor­rere il ris­chio di dan­neg­gia­re l’elica dell’aliscafo, peri­co­lo che si potrebbe reg­is­trare in prossim­ità di qualche appro­do, abbi­amo prefer­i­to cam­biare mez­zo di e uti­liz­zare i cata­ma­rani che non han­no bisog­no al pari dei bat­tel­li di un fon­dale par­ti­co­lar­mente fon­do. I cata­ma­rani, che pog­giano su due gran­di pat­ti­ni che ten­gono soll­e­va­to lo scafo, pos­sono infat­ti nav­i­gare anche con il lago a liv­el­li decisa­mente più bassi rispet­to all’attuale». Vale a dire? «Potrem­mo, ma spe­ri­amo che ciò non acca­da, garan­tire il servizio di nav­igazione pub­bli­ca anche con il lago a più 15 sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera». Nei pri­mi anni ’90 si parla­va di un pen­sion­a­men­to degli alis­cafi. «Il momen­to non è anco­ra giun­to. Cer­to che dei tre in dotazione alla nos­tra flot­ta quest’anno abbi­amo deciso di met­terne in acqua uno solo. Il tut­to nell’ottica di favorire l’inserimento del nuo­vo cata­ma­ra­no, imbar­cazione dai costi di manuten­zione e ges­tione decisa­mente più eco­nomi­ci rispet­to agli stes­si alis­cafi. Ovvio che l’età tec­ni­ca, han­no più di vent’anni, a lun­go andare inciderà sul loro impiego». Si par­la dell’utilizzo degli alis­cafi per trasportare nel­la zona di pun­ta Lido di Riva del Gar­da i min­istri degli Esteri dell’Unione Euro­pea che si ritro­ver­an­no nel­la cit­tà trenti­na ai pri­mi di set­tem­bre per un impor­tante ver­tice. «Mi dispi­ace ma di ques­ta sto­ria non so nul­la», glis­sa Cop­po­la che pri­ma di chi­ud­ere la con­ver­sazione tiene a pre­cis­are: «Non ci sarà nes­sun par­ti­co­lare dis­a­gio per i nos­tri passeg­geri. A cam­biare sarà solo l’orario di alcune corse». Situ­azione quin­di anco­ra sot­to con­trol­lo per la nav­igazione pub­bli­ca sul più grande lago d’Italia nonos­tante la caren­za di pre­cip­i­tazioni e un Gar­da che si avvia a bis­sare i record dell’estate del 1990. Fu quel­la una sta­gione ter­ri­bile tan­to che il 2 otto­bre il Benà­co reg­istrò quo­ta più 12 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co. Il min­i­mo stori­co da quan­do è in eser­cizio la diga di Salionze (1951), lo scol­ma­tore che rego­la il deflus­so delle acque dal Gar­da al Min­cio. Acque che con­fluis­cono nel Seri­o­la e Vir­gilio da dove oppor­tu­na­mente incanalate van­no ad irri­gare cir­ca mez­zo mil­ione di ettari di ter­reni agri­coli colti­vati soprat­tut­to a mais, riso e barba­bi­etole. Ebbene, ieri dal­lo sbar­ra­men­to di Salionze usci­vano 56 metri cubi d’acqua al sec­on­do anziché gli 88 des­ti­nati per rego­la­men­to all’irrigazione dei campi. Inevitabile lo sta­to d’allerta e l’emergenza idri­ca nel Man­to­vano con tut­ti i prob­le­mi connessi.

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