Allarme siccità. Più 55 sullo zero idrometrico di Peschiera, oggi vertice in Comunità. Navigarda: «Tutti gli scali sono aperti» Le accuse: troppi sprechi nell’irrigazione e manca una regia del Garda

Il lago cala, i problemi esplodono

Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Una disce­sa lenta e costante. Il , com-plice la per­du­rante sic­c­ità e l’uscita di 55 metri cubi d’acqua al sec­on­do dal­la diga di Salionze per irri­gare i campi man­to­vani, seg­na­va ieri quo­ta 55 cen­timetri sopra lo sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera. Una situ­azione crit­i­ca, che può trovare solo nell’arrivo del­la piog­gia la soluzione a prob­le­mi per trop­pi anni accan­to­nati e rispolverati solo in coin­ci­den­za dell’arrivo dell’estate. Allo­ra è un fio-rire di riu­nioni, prese di posizione e roboan­ti dichiarazioni che a volte offendono il buon sen­so del­la gente di lago.Lo sa bene , sin­da­co di Peschiera ed ex sen­a­tore che per più di due lus­tri ha con­dot­to, sot­to la bandiera del­la Lega Nord, una con­tin­ua battaglia in Par­la­men­to in dife­sa del più grande lago d’Italia. I risul­tati? Non cer­to lus­inghieri. «Purtrop­po in 10 anni non è sta­to fat­to alcun pas­so in avan­ti per ammod­ernare le strut­ture irrigue nell’area vir­giliana tan­to che con­tin­ua la dis­per­sione di acqua. Ancor meno è sta­to fat­to per creare un’unica autorità di baci­no del Gar­da. Purtrop­po lo stes­so Gov­er­no Berlus­coni non ha capi­to l’importanza che riveste il nos­tro lago in ambito nazionale ed inter­nazionale. Pec­ca­to, per­ché l’allora min­istro all’Ambiente Altero Mat­te­oli non diede segui­to ai pareri favorevoli espres­si in com­mis­sione sen­a­to per l’istituzione di un ente uni­co di sal­va­guardia del Gar­da. La col­pa? Di tan­ti politi­ci che non han­no saputo fare quadra­to in dife­sa del lago di Gar­da». Plemiche a parte, riman­gono i prob­le­mi. «È evi­dente che l’abbassamento del liv­el­lo delle acque del lago crea una serie di prob­le­mi: pen­so all’altezza dei moli e alla dif­fi­coltà per più di un anziano di andare a bor­do del­la pro­pria bar­ca ormeg­gia­ta in por­to»„ con­tin­ua Chin­car­i­ni pron­to ad una sec­on­da bor­da­ta. «Sul­la spon­da vene­ta del Gar­da, a dis­pet­to di quel­la lom­bar­da, l’Arpav regionale non ci con­sente di dra­gare i por­ti, ren­den­do la inter­na anco­ra più dif­fi­coltosa. Per non par­lare delle lob­by col­le­gate alle cen­trali idroelet­triche del Trenti­no e di Valvesti­no nel bres­ciano, che godono di con­ces­sioni statali e non sono soggette all’Aipo, ente che gestisce l’edificio rego­la­tore del­la diga di Salionze».«È un luo­go comune quel­lo di scagliar­si con­tro le cen­trali idroelet­triche o peg­gio sostenere che il Trenti­no trat­tiene a monte l’acqua», affer­ma l’ingegnere Bruno Loren­go, diret­tore del servizio opere idrauliche del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to. «Si trat­ta», speci­fi­ca, «di masse d’acqua che ven­gono rimesse in cir­co­lo. Dire poi che gli impianti d’innevamento arti­fi­ciale bru­ciano già d’inverno le ris­erve idriche, come è appar­so in alcu­ni arti­coli di gior­nale in questi giorni, è una grande pan­zana. La ver­ità di fon­do è che c’è uno sper­pero immen­so a valle, deter­mi­na­to dall’irrigazione di ter­reni agri­coli con meto­di anti­quati a scor­ri­men­to: in Trenti­no, nel­la Val di Non dove cer­to non man­ca l’acqua, è da anni che le piante di mele sono irri­gate con tubazioni a goc­cia o a piog­gia». «In effet­ti uno dei più gran­di prob­le­mi è quel­lo del­lo spre­co e dis­per­sione dell’acqua», pre­cisa Aventi­no Frau, pres­i­dente del­la , che ha con­vo­ca­to per oggi a Gar­done Riv­iera un ver­tice alla pre­sen­za delle isti­tuzioni che han­no a che fare con il Bena­co. «Si cal­co­la che un 35 per cen­to d’acqua vada per­so. Ovvio che diven­ta impel­lente ammod­ernare gli impianti d’irrigazione e per far questo ci vogliono inves­ti­men­ti, da cer­care anche fuori dai con­fi­ni nazion­ali. Dob­bi­amo, come 30 fa, pre­dis­porre una rif­les­sione-prog­et­to sul Garda».In atte­sa degli svilup­pi c’è chi come Mar­cel­lo Cop­po­la, diret­tore del­la , ammonisce: «Piano con gli allarmis­mi. Non fac­ciamo­ci pren­dere dal pan­i­co. È vero, il lago sta calan­do ma al momen­to non sus­siste alcun prob­le­ma per la nav­igazione pub­bli­ca: tut­ti gli scali sono aper­ti e nel caso la situ­azione dovesse peg­gio­rare al pos­to degli alis­cafi sono pron­ti ad entrare in fun­zione i catamarani».