Sport & natura. Un giorno in barca a vela seguendo la regata che porta equipaggi da tutta Europa. Viaggio nella magia dell’acqua al ritmo di Peler ed Ora

Il lago della Centomiglia

09/09/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Francesca Mazzola

È un lun­go giro magi­co in mez­zo al lago. Vista con gli occhi del «velista per caso», del cro­nista che poco mas­ti­ca il lin­guag­gio fat­to di scotte, strambe e vire, rande che ingras­sano, spin­naker che si incar­amel­lano facen­do andare su tutte le furie chi è in gara con il cronometro, di barche che arrivano in muro e altre sban­date, la ha il sapore delle prove che si con­quis­tano con la fat­i­ca, la costan­za, qualche astuzia dovu­ta all’esperienza, la sen­si­bil­ità di chi nav­i­ga da sem­pre sul lago nel cogliere il pri­mo incres­pare del­la brez­za e una buona dose di for­tu­na. Il pun­to di osser­vazione, nel caso speci­fi­co, è di quel­li como­di. Una bar­ca da crociera, classe D per l’esattezza, con tan­to di frighet­to e bag­no (un lus­so quan­do si trat­ta di regate) lun­ga 9 metri e 90, nome di battaglia Blue Shark. Nul­la a che spar­tire con le spar­tanis­sime barche da rega­ta svilup­pate pro­prio per essere leg­gere e veloci e dove anche qualche chi­lo super­fluo dà fas­tidio. Nel­la sua cat­e­go­ria però si è data da fare: nel 2001 è arriva­ta pri­ma, terza nel 2002 per ordine di arri­vo ma con due ore e mez­zo di penal­ità per non aver aspet­ta­to il can­cel­lo. E soprat­tut­to uni­ca (sem­pre del­la cat­e­go­ria) a tagliare il tra­guar­do all’ultimo Gor­la, la rega­ta che pro­pone metà del per­cor­so del­la e che si è dis­pu­ta­ta domeni­ca 31 agos­to in una gior­na­ta di quelle che non si scor­dano, con raf­fiche che han­no rag­giun­to anche i 60 nodi e momen­ti di tem­pes­ta che han­no mes­so in ginoc­chio ben 80 imbar­cazioni, costrin­gen­do il servizio di pron­to inter­ven­to a dare il mas­si­mo per recu­per­are tut­ta la gente fini­ta in acqua. Il ricor­do del Gor­la aleg­gia tra i parte­ci­pan­ti alla Cen­to, edi­zione 53, fin dalle prime ore del mat­ti­no, al pic­co­lo por­to di Bogli­a­co dove ha sede il cir­co­lo del­la vela di Gargnano, orga­niz­za­tore del­la rega­ta, e da cui partono ver­so le 7.30 molte delle barche per rag­giun­gere la lin­ea di via: c’è chi ha subito dan­ni, chi si è riti­ra­to in pre­da allo shock e preferisce non riprovar­ci, chi si è godu­to una cor­sa a 10 nodi sco­pren­do solo all’arrivo il caos e la pau­ra del­la gior­na­ta. Il «buon ven­to» augu­rale che in molti si scam­biano pri­ma di par­tire in sen­so di com­plic­ità sporti­va, dunque, questo saba­to ha un sapore un po’ diver­so. Le pre­vi­sioni però las­ciano tran­quil­li: cielo parzial­mente cop­er­to, ven­ti rego­lari, insom­ma si prospet­ta una di quelle lunghe gior­nate garde­sane dove si veleg­gia spin­ti dal Pel­er e dall’Ora, speran­do nelle lievi brezze che sof­fi­ano dalle val­li che si aprono tra le mon­tagne, sot­to cos­ta, per super­are le bonac­ce del bas­so lago. Il meteo non ver­rà smen­ti­to. Gli equipag­gi, dis­tribuiti su qua­si tre­cen­to imbar­cazioni, rag­giun­gono con una cal­ma disc­re­ta la lun­ga lin­ea di parten­za che si sno­da davan­ti a Gargnano, divisa in tre set­tori. Sem­pre agli occhi dell’insesperienza l’effetto è piut­tosto caoti­co, vele che vira­no e si incro­ciano a pochi metri, salu­ti, qualche bat­tuta. Poi com­in­cia la ten­sione del­la parten­za, gli orolo­gi si sin­croniz­zano, c’è qual­cuno che dà il tem­po: 10 minu­ti, vira, no, così arriv­i­amo trop­po presto, mi rac­co­man­do occhio al can­cel­lo. Ecco, adesso vai. E final­mente il can­cel­lo pas­sa: è un moto­scafo con una bandiera aran­cione che sfrec­cia davan­ti alla barche in gara; quelle che l’hanno già super­a­to si bec­ca­no qualche ora di penal­ità. Si parte di boli­na, il Pel­er sof­fia fres­co, la bar­ca va tra i sei e mez­zo e i sette nodi a volte anche otto, la sen­sazione è quel­la di scivolare sull’acqua in mez­zo a un cielo anco­ra bru­moso, pochi i rumori di fon­do, dom­i­na quel­lo delle pic­cole onde che si spez­zano con­tro lo scafo. A bor­do c’è una buona con­cen­trazione: intorno centi­na­ia di vele e subito pren­dono il volo le vere pro­tag­o­niste del­la Cen­to: quei lib­era mod­er­na con 14 per­sone di equipag­gio al trapezio che sfrec­ciano sull’acqua del lago dis­tanzian­dosi rap­i­da­mente. Alle 11.05 incro­ci­amo Clan des Team, in tes­ta fin dall’inizio, super­ba con le sue piattaforme esterne che sem­bra­no ali e le sue enor­mi vele incli­nate fino all’estremo; taglierà il tra­guar­do alle 16.05, tim­o­niere Oscar Tono­li, a bor­do Michele Ival­di del team di Luna Rossa, inse­gui­ta dall’austriaca Principes­sa con 25 minu­ti di ritar­do. È la grande vela, quel­la dei pro­fes­sion­isti di fama inter­nazionale, degli spon­sor e dei mil­ioni di euro spe­si per prog­ettare, man­tenere, met­tere a pun­to e fornire degli ulti­mi mate­ri­ali ultra­leg­geri questi gioiel­li da com­pe­tizione. Qui si scherza poco, tut­ti si impeg­nano al mas­si­mo, in gio­co c’è qual­cosa di più del­la sem­plice pro­va sporti­va e gli errori, in ter­mi­ni di minu­ti per­du­ti, si pagano. Tra le prime cinque lib­era mod­er­na e la Gri­fo, stor­i­ca lib­era clas­si­ca, ci sono due ore di scar­to. Blue Shark rag­giungerà Bogli­a­co, dopo le boe di Tor­bole, Bren­zone (sot­to il Trimel­lone), Gargnano e Desen­zano, alle 22.45, quin­ta del­la sua cat­e­go­ria ma non tra le ultime: c’è chi taglia il tra­guar­do a notte fon­da, si reg­is­tra­no arrivi alle 3.44, alle 4.49; l’ultimo (e si pren­derà per questo un riconosci­men­to), una crociera classe E dal nome pro­feti­co: Mor­gana, in por­to alle 6.19, all’alba di domeni­ca. In mez­zo ci sono i veloci Asso, che arrivano ver­so le 20, qualche ufo, e una delle barche sor­pre­sa del­la , un Solaris classe crociera B dal nome Bohème che riesce a infi­lar­si in por­to, dec­i­ma asso­lu­ta e pri­ma di cat­e­go­ria (anche se poi dovrà rin­un­cia­re al pre­mio e riti­rar­si per un equiv­o­co for­male), alle 19.52, dopo poco più di 11 ore di . Con Bohème c’è un filo diret­to: l’armatore, Wal­ter Cal­don­azzi, che nel­la vita fa l’assicuratore, è pro­pri­etario anche di Blue Shark. È in gara insieme al prog­et­tista del Solaris 36 Od, Mar­co Lostuzzi: i due equipag­gi sono com­posti da ami­ci e i con­tat­ti via cel­lu­lare durante la gior­na­ta non man­cano. Bohème ha un’impostazione di gara che, nei due incro­ci del­la gior­na­ta, è decisa­mente pro­fes­sion­ale, del resto a bor­do si lavo­ra, si sta tes­tando la bar­ca in una delle prime regate di con­fron­to dopo quelle monotipo. Qualche tele­fona­ta per scam­biare infor­mazioni sul ven­to, sui pri­mi in clas­si­fi­ca, sulle rivali. La rega­ta sof­fer­ta si sfio­ra avvic­i­nan­dosi alle pic­cole vele, equipag­gio a tre, due fuori­bor­do a furia di addom­i­nali, aggan­cio di sicurez­za alle cav­iglie. A bor­do del Blue Shark già dopo la boa di Tor­bole, rag­giun­ta a forza di spin­naker in mez­zo a un mare di vele col­orate che sfrut­tano l’ora tra cui numerosi i più maneggevoli gen­naker, l’atmosfera si fa più rilas­sa­ta. Al tim­o­ne Loren­zo Rossi, con lui Mau­ro Beni­ni (alla ran­da), Lodovi­co Kny­cz, Clau­dio De Loren­zi, Mar­co Caregh­i­ni e Anto­nio Pedri­ni, tat­ti­co. L’atmosfera è quel­la gius­ta per ingag­gia­re pic­cole sfide momen­ta­nee con le barche più vicine: la rossa e pic­co­la Diego diven­ta un buon com­pag­no di viag­gio. Così, tra una bat­tuta, rac­con­ti di viag­gi per mare e nel deser­to e qualche pani­no si pun­ta in pieno sole sul Trimel­lone. Un occhio alla cor­rente che tira ver­so riva e agli scogli che affio­ra­no per col­pa del lago bassis­si­mo, e la boa è aggan­ci­a­ta. Il ven­to cala, com­pagna di viag­gio diven­ta Ari­an­na IV, una forte Crociera C blu. In cielo sor­volano di con­tin­uo gli eli­cot­teri da e ver­so Riva del Gar­da: è il giorno del meet­ing dei min­istri degli esteri europei e del­la protes­ta no glob­al, dal cen­tro del lago la polit­i­ca è lon­tanis­si­ma. Ci si gode il pae­sag­gio: le ville, le roc­ce a stra­pi­om­bo, qualche brut­to abu­so edilizio e quin­di le spi­agge che a volte si sfio­ra­no con qualche bor­do. I surf dan­zano veloci tra le barche in rega­ta. Più tar­di, dopo aver super­a­to inden­ni il «maledet­to» gol­fo di Limone, e dopo Bogli­a­co, ecco che la bonac­cia si fa sen­tire. Con­tan­o­di a zero, in pochi minu­ti tutte le pre­vi­sioni sul tem­po di rega­ta crol­lano. E tra i capric­ci del ven­to stru­men­ti sofisti­cati come i gps, nav­i­ga­tori satel­li­tari, diven­tano poco più che un gio­co. Meglio un tuffo rapi­do in un lago cald­is­si­mo. L’atmosfera incan­ta­ta del Gar­da silen­zioso e dora­to viene rot­ta dal rumore rin­tro­nante di un moto­scafo, e vien voglia di esten­dere il divi­eto a tut­to il Gar­da. Poi il ven­to riprende e poco pri­ma del tra­mon­to, sono le 19.50, ecco il lam­peg­giante che sostiuisce in not­tur­na la boa di rega­ta. Il lago si fa rosso, quin­di blu inten­so e una grande luna rischiara una notte stel­la­ta. Fini­ti i viveri, quan­do già c’è chi sogna una piz­za, una ritrova­ta piat­ta sem­bra allon­tanare il tra­guar­do a notte fon­da. Ma Blue Shark infi­la una brez­za e pas­sa a pochi metri da un’inchiodata Stra­orza, diret­ta rivale. Allo stes­so modo si «man­gia» altre tre barche, anche ques­ta una magia del lago. Ed ecco il ven­to, quel buon ven­to che i velisti si augu­ra­no l’un l’altro; regala una boli­na che por­ta rap­i­da in por­to con la con­vinzione di aver vis­su­to un’esperienza da ricor­dare.

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