Rappresentazione cartografica del territorio gardesano (secc. XIV – XIX) Riva del Garda, Rocca, dal 27 marzo al 26 giugno 2011

Il lago di carta

30/03/2011 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Un «rac­con­to car­tografi­co» che segue le linee e i col­ori dis­eg­nati su antiche carte geogra­fiche dalle mani di autori noti e ignoti : una ses­san­ti­na di pezzi – coro­grafie, carte topogra­fiche, dis­eg­ni su perga­me­na, cabrei, stampe, xilo­grafie, vedute prospet­tiche e a volo d’uccello, planime­trie di edi­fi­ci, atlanti – prove­ni­en­ti dai mag­giori archivi e musei del Nord Italia e anche dall’estero, in molti casi mai esposti pri­ma, che par­lano di con­trol­lo del ter­ri­to­rio, di cam­pagne mil­i­tari, di ges­tione del­la pro­pri­età dei fon­di e degli edi­fi­ci, di inter­ven­ti per la ret­ti­fi­ca dei fiu­mi, di dis­pute sul­la pro­pri­età, di per­sone e delle loro vicende, di borghi e di comu­nità. Dis­eg­ni «cal­di» come vere opere d’arte che colpis­cono per l’intensità, la forza, la ver­ità. Un itin­er­ario lun­go quat­tro­cen­to anni che dal­la fine del XIV sec­o­lo descrive e dis­eg­na le terre del lago e il suo micro­cos­mo d’acqua e di ter­ra fino all’inizio dell’Ottocento. Dialo­ga con queste par­ti­co­laris­sime carte un «viag­gio» fotografi­co nel­l’og­gi, real­iz­za­to da Pier­lui­gi Fag­gion: scor­ci di grande sug­ges­tione ripro­pon­gono il fas­ci­no immu­ta­to del pae­sag­gio garde­sano. La mostra, inau­gu­ra­ta saba­to 26 mar­zo nel­la Roc­ca di Riva del Gar­da, pros­egue fino al 26 giug­no.   Un per­cor­so espos­i­ti­vo che offre un ined­i­to excur­sus fat­to di una ses­san­ti­na di pezzi prove­ni­en­ti da diver­si isti­tu­ti di con­ser­vazione del Nord Italia, , Mod­e­na, Fer­rara, Tre­vi­so e soprat­tut­to Venezia, patria del­la pri­ma pro­duzione car­tografi­ca di valen­za non solo nazionale. La mostra si con­cen­tra sul­la mul­ti­forme pro­duzione car­tografi­ca del lago e del suo ter­ri­to­rio a par­tire dai pri­mi ten­ta­tivi di rap­p­re­sen­tazione degli «ogget­ti» geografi­ci, risalen­ti alla sec­on­da metà del Quat­tro­cen­to, fino alle prime mappe cat­a­stali d’inizio Otto­cen­to. In mostra una selezione di pezzi che in parte non è mai sta­ta espos­ta pri­ma, in una rosa in cui spic­cano stra­or­di­nar­ie «eccel­len­ze» car­togra­fiche: è il caso dell’anonimo dis­eg­no ideografi­co su perga­me­na del­la fine del XIV sec­o­lo del lago di Gar­da, uno dei più antichi cimeli del­la car­tografia ital­iana, che dell’universo lacuale offre una visione uni­taria, indizio di pre­cise ambizioni geopolitiche; o del­la pri­ma car­ta del Tiro­lo merid­ionale basa­ta su mis­urazioni pre­cise («Le Tyrol Merid­ion­al par Josephe de Spergs»); o del­la più anti­ca immag­ine che rap­p­re­sen­ti con cor­ret­tez­za topografi­ca tut­to il Trenti­no sud-occi­den­tale, fir­ma­ta da Cristo­foro Sorte nel 1560; o, anco­ra, del­la più anti­ca raf­fig­u­razione a stam­pa del bres­ciano, uni­ca pub­bli­ca­ta nel­la pri­ma metà del XVI sec­o­lo («Brix­ia et agri Geo­graphia»); o, infine, del­la car­ta «del suo­lo com­pre­so tra il Lago di Gar­da, il Po e l’Adige… per servire alla conoscen­za de’ fiu­mi, canali, e con­dot­ti di sco­lo», cir­costanzi­a­ta ricostruzione del sis­tema idro­grafi­co e degli inter­ven­ti di regi­mazione tar­do-set­te­cen­teschi di un vastis­si­mo ter­ri­to­rio del­la regione padano-alpina. Vi è infine un insieme di carte nate dal­l’­op­er­are sul ter­ri­to­rio attra­ver­so inter­ven­ti idrauli­ci, dis­pute di con­fine, dichiarazioni di dirit­ti di pro­pri­età; gli inter­ven­ti di reg­i­men­tazione del Sar­ca, lo stu­dio di tri­an­go­lazione del lago, i dis­eg­ni del­i­cati di pae­si del­la riv­iera colti a sor­vo­lo o in spic­chi di ter­ri­to­rio som­mari­a­mente ritrat­ti. Si ritro­va qui accen­na­ta ma pre­cisa la con­fig­u­razione del­lo spazio pri­ma del­l’Ot­to­cen­to dove viti, olivi, colti­vazioni e inse­di­a­men­ti spar­si carat­ter­iz­zano le terre bena­cen­si.   «I dis­eg­ni, le carte, le inci­sioni e le rare immag­i­ni del ter­ri­to­rio – dice la diret­trice del Museo di Riva del Gar­da Mon­i­ca Ron­chi­ni – mostra­no un ter­ri­to­rio garde­sano model­la­to dall’azione min­u­ta delle comu­nità, dal­la ret­ti­fi­cazione dei fiu­mi, dalle colti­vazioni, dalle asserzioni di dirit­ti di uso e pro­pri­età・ Indi­can­do conc­re­ta­mente come lo spazio che noi vedi­amo nel­la nos­tra quo­tid­i­an­ità sia il prodot­to dell’azione con­tin­ua, sec­o­lare di chi lo abi­ta e il risul­ta­to finale, ciò che per noi è il pae­sag­gio, sia frut­to di un’interazione di lun­ga dura­ta fra uomi­ni, isti­tuzioni e ambi­en­ti».   Il pri­mo dei sette liv­el­lo di let­tura che strut­tura­no la mostra è ded­i­ca­to agli «autori»: alle notevoli per­son­al­ità dei pri­mi car­tografi, spes­so vere e pro­prie «star» del­la car­tografia d’età mod­er­na, come Cristo­foro Sorte, Vin­cen­zo Coro­nel­li, Pao­lo For­lani, Bernardi­no Brug­no­li, Leone Pallavi­ci­no, Gio­van­ni Anto­nio Mag­i­ni, Ger­ar­do Mer­ca­tore. Ma non man­cano carte real­iz­zate da inter­preti arcaici ma ric­chi d’inventiva, com’è il caso di Gio­van­ni Pisato, o da anon­i­mi agri­men­sori e per­i­ti, esper­ti ingeg­neri idrauli­ci o abili vedutisti e matem­ati­ci. Del con­fron­to con queste carte e dal­la loro eccen­tric­ità rispet­to alla nos­tra visione, il cat­a­l­o­go del­la mostra mette in luce la plu­ral­ità dei liv­el­li di let­tura. Dal tema del­la reg­i­men­tazione delle acque affronta­to da Ele­na Dai Pra’ e Anna Tan­zarel­la, ai pro­ces­si di affer­mazione del­la rap­p­re­sen­tazione geo­met­ri­ca del­lo spazio, anal­iz­za­ti da Mar­co Mas­tro­nun­zio, Thoma Gilar­di e Dino Buf­foni, alla let­tura dei diver­si liv­el­li di inter­pre­tazione sotte­si all’e­lab­o­razione delle mappe, affrontati con due insigni esem­pi da Mas­si­mo Rossi, all’in­ter­sezione fra fan­tas­ti­co e nasci­ta del­la rap­p­re­sen­tazione car­tografi­ca nel testo di Mon­i­ca Ron­chi­ni, per con­clud­ere con il sag­gio di Mas­si­mo Quai­ni, che ripor­ta la cen­tral­ità dei rap­por­ti fra car­tografia e arte. I dis­eg­ni, le carte, le inci­sioni e le rare immag­i­ni del ter­ri­to­rio rac­colte nel­la mostra pro­pon­gono dunque un ter­ri­to­rio garde­sano nel suo costru­ir­si nel tem­po, model­la­to dall’azione min­u­ta delle comu­nità.    «Per molti dei preziosi cimeli in rasseg­na – con­clude la cura­trice sci­en­tifi­ca Ele­na Dai Pra’ –  l’occasione è propizia per­ché ne inizi una “sec­on­da vita”: una riscop­er­ta che pro­d­u­ca nuo­vo ascolto dei pro­pri moltepli­ci con­tenu­ti e quin­di nuo­va conoscen­za: sia per l’agire con­sapev­ole nel ter­ri­to­rio, sia per la real­iz­zazione di con­dizioni di benessere e delle soci­età locali». 

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