Dalle sorgenti al cinema l’acqua è protagonista nel nuovo «Quaderno»

Il lago è sempre più risorsa strategica

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Di Luca Delpozzo
Mario Baldoli

L’ultimo numero dei Quaderni del­la («Il Gar­da», a cura di Car­la Boroni) è ded­i­ca­to all’acqua, il tema scel­to dall’Onu per l’anno 2003. Acqua dolce, nat­u­ral­mente, metafo­ra del­la pre­sen­za dell’uomo sul­la ter­ra, cul­la delle civiltà tra il Tigri e l’Eufrate, il Nilo e il fiume Gial­lo, l’Indo e il Gange. Nel cimitero protes­tante di Roma, scrive in aper­tu­ra Wil­da Nervi, c’è una tom­ba sen­za nome. Su di essa un epitaffio recita: «Qui giace un uomo il cui nome fu scrit­to sull’acqua». Come il nome di noi tut­ti. E’ la tom­ba del poeta roman­ti­co John Keats. Acqua che plas­ma il ter­ri­to­rio, lo model­la e lo trasfor­ma, come fa il tor­rente Brasa nell’imponente canyon di Tremo­sine sca­v­an­do la roc­cia per uno-due mil­limetri all’anno. Simone Bot­tura ricor­da che solo nell’area nord occi­den­tale del Gar­da sono cen­site oltre cen­to cav­ità car­siche. Molte sor­gen­ti sgorgano dal­la ter­ra, par­ti­co­lar­mente ric­co è il ter­ri­to­rio del monte Spino e del Piz­zo­co­lo, dove si trovano le sor­gen­ti Cer­vano, Cam­er­ate, Seg­rane. Ma nes­suno sa quante ce ne sono sot­to la super­fi­cie del Gar­da. Indi­ci­bile quan­to suc­cede oggi, con i fiu­mi imbrigliati dalle dighe, immen­si laghi arti­fi­ciali, acque sem­pre più inquinate. Un ter­zo dell’umanità — ricor­da Vin­cen­zo Ces­chi­ni — man­ca di acqua. Il ciclo idro­logi­co è con­tin­uo: l’acqua evap­o­ra, tor­na sul­la ter­ra sot­to for­ma di piog­gia e ritor­na per mille vie al mare, ma diven­ta risor­sa lim­i­ta­ta e da sal­va­guardare a causa dell’inquinamento provo­ca­to dagli usi dis­sennati dell’uomo. Il con­sumo d’acqua è rad­doppi­a­to in mez­zo sec­o­lo, la si attinge da pozzi sem­pre più pro­fon­di; l’acqua del Gar­da, appe­na clo­rata, dà già da bere a numerosi pae­si riv­ieraschi, ma è sem­pre più ambi­ta dai grossi cen­tri del­la pia­nu­ra. Tut­ti capis­cono che l’acqua è la fonte del­la vita sul­la Ter­ra, che dovrebbe essere un dirit­to per tut­ti, ma, non essendo la coeren­za un’apprezzata virtù, sull’acqua si inquina, si spec­u­la, si sper­pera. Chi, a parte i pesca­tori — scrive Pier­car­lo Belot­ti — guar­da anco­ra il fon­dale del lago e sa inter­pretare dalle erbe che vi crescono la pre­sen­za dei pesci e l’avanzare o regredire dell’inquinamento? Nino Dol­fo rac­con­ta di «Piane­ta azzur­ro» (1982), il pri­mo lun­gome­trag­gio di Fran­co Piavoli, poe­ma sul ciclo bio­logi­co vitale. Altri sag­gi mostra­no la bellez­za dell’acqua. Ani­ta Ronchi par­la di Niet­zsche che giunge a Riva nel 1880 per dare una svol­ta alla pro­pria vita, con­ver­tir­si in un vagabon­do che — sem­plice­mente — cam­mi­na per il mon­do. Cesare Lievi, inter­vis­ta­to da Mag­da Biglia, regala anche una sul . Chiara Bertol­di ricor­da i pit­tori che si ispi­rarono al lago, in par­ti­co­lare Camille Corot, che mutò il modo di sen­tire e descri­vere il Gar­da nei dip­in­ti su Desen­zano e su Riva rifi­u­tan­do la ide­al­iz­zazione e dan­do al pae­sag­gio bena­cense dig­nità autono­ma. Ma il male è sem­pre vici­no, cala­to nel­la sto­ria. A Desen­zano, durante il fas­cis­mo, si gio­ca­va sull’acqua la vita di avven­tur­osi piloti. Uno alla vol­ta — rac­con­ta Vit­to­rio Nichi­lo — gli uomi­ni del repar­to finirono tragi­ca­mente nelle acque del lago per strap­pare un record di cui il regime potesse van­tar­si. Infine la scuo­la fu chiusa.

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