Le analisi dell’Arpav sono buone ma il caldo eccessivo ha favorito l’eutrofizzazione. Emergenza alghe: se aumentano ancora a rischio la balneazione. Chiazze verdastre a Lazise e fenomeni fino a Malcesine Se le «anabena» superano i limiti di concentrazione

Il lago ora è sotto osservazione

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Il lago di Gar­da è sot­to stret­tis­si­ma osser­vazione. Nonos­tante tutte le spi­agge siano aperte alla bal­neazione, le acque non han­no cer­ta­mente un bell’aspetto. La pre­sen­za di una fit­ta coltre ver­das­tra, molto vis­i­bile nei pri­mi due giorni del­la set­ti­mana, ha mes­so in aller­ta sia i tur­isti sia gli addet­ti ai lavori. Gior­nal­mente i tec­ni­ci e gli esper­ti dell’ufficio lago di Gar­da dell’Arpav (azien­da regionale di pre­ven­zione e pro­tezione ambi­en­tale del Vene­to) eseguono con­trol­li a vista per mon­i­torare queste alghe insoli­ta­mente pro­lif­er­ate. Lunedì e mart­edì sono infat­ti usci­ti per questo e han­no ver­i­fi­ca­to che la con­cen­trazione del­la cosid­det­ta alga anabena, soli­ta­mente non vis­i­bile per­ché res­ta in pro­fon­dità, era mas­s­ic­cia. Mer­coledì, però, in occa­sione delle anal­isi alle acque per la bal­neazione, gli oper­a­tori han­no avu­to l’impressione che la situ­azione fos­se miglio­ra­ta. Ora il tam tam di con­sul­tazioni tra esper­ti con­tin­ua. I sopral­lu­oghi sono durati intere mat­ti­nate e, con i tec­ni­ci Arpav, è sta­to sem­pre pre­sente Nico Salma­so, ricer­ca­tore spe­cial­ista in lim­nolo­gia, con­sulente dell’ufficio lago di Gar­da, per anni al dipar­ti­men­to di biolo­gia dell’ di Pado­va, da gen­naio all’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Ias­ma) . «Ha fat­to dei pre­lievi per ver­i­fi­care in quale per­centuale l’anabena sia con­cen­tra­ta», spie­ga Anto­nio Meni­ni, tec­ni­co dell’ufficio lago di Gar­da dell’Arpav. «Per sapere se è tossi­ca fare­mo ulte­ri­ori pre­lievi e, se la situ­azione dovesse peg­gio­rare, li invier­e­mo all’Istituto supe­ri­ore del­la san­ità a Roma». La Riv­iera degli Olivi potrebbe cor­rere seri rischi: «La pre­sen­za di alghe va comu­ni­ca­ta al respon­s­abile dell’Osservatorio regionale che, in base alle ultime dis­po­sizioni leg­isla­tive, potrebbe decidere di vietare d’ufficio la bal­neazione in tut­ti i lidi garde­sani. Ma è anco­ra presto per par­lare di questo», assi­cu­ra Meni­ni. E Gior­gio Franzi­ni, respon­s­abile dell’équipe che opera all’Arpav: «Non si pos­sono super­are le 5000 cel­lule di anabena per mil­li­l­itro. Se ciò si ver­i­fi­cas­se, dovre­mo pas­sare alle indagi­ni tossi­co­logiche e se queste chi­azze per­sistono si potrebbe arrivare alla chiusura. Non tan­to ai sen­si del decre­to di bal­neazione, ma di una cir­co­lare min­is­te­ri­ale del 31 luglio 1998 che sta­bilisce appun­to questi lim­i­ti». La situ­azione non sarebbe poi così trag­i­ca. «Lunedì ave­va­mo nota­to che a Lazise la pre­sen­za di anabena era pesan­tis­si­ma», pros­egue Meni­ni, «quest’alga assume varie col­orazioni, pri­ma è verde, in cer­ti casi azzur­ra e, a mano a mano che si decom­pone, diven­ta mar­rone, come ci è apparsa lunedì a Lazise. Era molto con­cen­tra­ta sia nel­la zona del por­tic­ci­o­lo sia sul lun­go­la­go, dove lam­bi­va la spi­ag­gia. Mart­edì invece ci è sem­bra­ta dimi­nui­ta, anche se ne abbi­amo ril­e­va­to la pre­sen­za a Gar­da, tra Peschiera e Castel­n­uo­vo nel­la zona dei parchi acquati­ci e, sep­pur in for­ma diver­sa e cioè strat­i­fi­ca­ta, più a nord, a Mal­ce­sine». E Meni­ni spie­ga: «Men­tre nel bas­so lago è dif­fusa e sim­i­le a tan­ti pic­coli cor­si d’acqua super­fi­ciali, nell’alto lago appare dis­pos­ta a colon­na, ma è la medes­i­ma alga». Mer­coledì i tec­ni­ci sono usci­ti per iniziare l’ottavo giro di anal­isi per la bal­neazione: «La situ­azione ci è parsa in net­to miglio­ra­men­to, per cui non ci sen­ti­amo molto pre­oc­cu­pati. Se poi la tem­per­atu­ra calerà è prob­a­bile che il fenom­e­no si attenui e poi scom­pa­ia». Franzi­ni aggiunge: «La bur­ras­ca avvenu­ta nel­la notte tra mer­coledì e ieri potrebbe atten­uare la situ­azione». Nonos­tante l’ottimismo degli esper­ti, qual­cuno che mart­edì ha fat­to il bag­no a Lazise ha avu­to di che pen­tirsene. Una vol­ta in acqua il velo di alghe sot­tili e ver­dog­nole era anco­ra più evi­dente e, all’uscita, c’è sta­to chi ha inizia­to a provare un’intensa sen­sazione di pru­ri­to. Dopo qualche min­u­to di espo­sizione al sole, la pelle in alcu­ni pun­ti si è ricop­er­ta di pun­ti­ni rossi e bianchi che non se ne sono andati nem­meno dopo un accu­ra­to lavag­gio. «Non non pos­si­amo dire che ques­ta alga sia respon­s­abile di un sim­i­le sfo­go», dice Meni­ni, «soli­ta­mente i prob­le­mi più gravi, che por­ta­vano chi­azze larghe e rosse, pru­ri­to for­tis­si­mo e feb­bre (la der­matite del bag­nante) era­no causati dal­la cer­caria, un pic­co­lo inset­to che si anni­da­va nel­la fau­na locale, vici­no ai can­neti». «In ogni caso per sapere qual­cosa di defin­i­ti­vo su ques­ta alga, dob­bi­amo even­tual­mente fare pre­lievi da spedire all’Istituto supe­ri­ore del­la San­ità. È comunque evi­dente che la situ­azione crit­i­ca dei giorni scor­si è lega­ta al cal­do ecces­si­vo». «Nei casi di dub­bio», rac­co­man­da Franzi­ni, «è bene far­si vis­itare. L’allergia alle alghe è un fenom­e­no che si può ver­i­fi­care, avere dati cer­ti rac­colti dai medici ci aiu­ta a far luce su questi problemi».

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