A Maguzzano la posa della scultura sulla cinta conventuale che ospita all’interno lo studio di Vittorio Messori. Un invito alla tulela del patrimonio storico della Chiesa, sabato la cerimonia d’inaugurazione

Il Leone di S. Marco protegge l’abbazia

12/09/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

L’Abbazia di Maguz­zano di Lona­to, ora tenu­ta dai padri del­la Con­gregazione dei poveri servi del­la Div­ina provvi­den­za fon­da­ta da San Gio­van­ni Cal­abria, inau­gu­ra saba­to alle ore 11 e benedet­ta da fratel Raf­faele Cor­rà, ret­tore dell’abbazia, una ripro­duzione in mar­mo del Leone di San Mar­co, opera di Gio­van­ni Fasoli del­la Fidia Mar­mi di Valpo­li­cel­la. La scul­tura sarà col­lo­ca­ta, col patrocinio del­la Fon­dazione Masi, sul­la parete perime­trale dell’antica cin­ta con­ven­tuale, che ospi­ta al suo inter­no lo stu­dio del­lo scrit­tore e gior­nal­ista Vit­to­rio Mes­sori. Alla breve fun­zione reli­giosa seguirà una refezione nel cor­tile rus­ti­co del­la stes­sa abbazia.L’iniziativa è dovu­ta alla con­gregazione che oggi offi­cia la chiesa e che tiene nell’abbazia un cen­tro di stu­di e di incon­tri spir­i­tu­ali di rilie­vo inter­re­gionale, su un’idea espres­sa da Vit­to­rio Mes­sori. L’opera vuole ricor­dare con questo gesto la sec­o­lare apparte­nen­za del com­pen­dio abbaziale alla Repub­bli­ca Vene­ta e richia­mare al con­tem­po la neces­sità che altre abbazie, sparse non solo nel ter­ri­to­rio ital­iano ma anche oltralpe, e non più offi­ci­ate da grup­pi di monaci, siano, come è sta­to fat­to per quel­la di Maguz­zano, sot­trat­te all’incuria e all’abbandono e recu­per­ate all’uso per le quali era­no state erette, for­man­do una rete di luoghi con­sacrati alla preghiera e all’ospitalità di pel­le­gri­ni e viag­gia­tori che fino alle occu­pazioni napoleoniche ave­va cos­ti­tu­ito pro­va di civiltà del­la cris­tian­ità euro­pea; un invi­to, quin­di ad un’opera di sal­va­guardia di un grande pat­ri­mo­nio stori­co- reli­gioso che rischia di andare irri­me­di­a­bil­mente disperso.Aderendo all’invito di Vit­to­rio Mes­sori e dei padri cus­to­di dell’abbazia, la Fon­dazione Masi, che fes­teggia pro­prio il 30 set­tem­bre il ven­ticinques­i­mo con­fer­i­men­to annuale dei Pre­mi Masi civiltà vene­ta, che sono attribuiti a per­son­al­ità del­la cul­tura, dell’economia e dell’arte di un «Vene­to più largo» che cor­risponde ai con­fi­ni dell’antica Repub­bli­ca di Venezia, ha ben accolto la pro­pos­ta di con­tribuire ad una inizia­ti­va che cos­ti­tu­isce un riconosci­men­to del­la tradizione e dei val­ori anche attuali del­la civiltà veneta.Maguzzano appar­tiene alla dio­ce­si di Verona, con la chiesa par­roc­chiale ded­i­ca­ta a . Costru­ito, o meglio ricostru­ito, alla fine del sec­o­lo XV (la chiesa fu con­sacra­ta il 23 otto­bre 1496) il com­p­lesso rinasci­men­tale ne sos­ti­tu­isce un altro che già esiste­va nel sec­o­lo IX quan­do, sul­la stra­da romana che con­giunge­va Bres­cia a Verona, tran­si­tarono gli ungheri inva­sori, por­tan­do ovunque – erava­mo nel 922 – dis­truzione e morte.Rimasto sen­za monaci, il pic­co­lo monas­tero fu negli anni suc­ces­sivi all’incursione abi­ta­to dal solo abate la cui non spec­chi­a­ta moral­ità attirò dap­pri­ma le ammo­nizioni del vesco­vo Rate­rio. L’incorreggibile abate, più volte ammoni­to e ren­i­tente, fu infine allon­tana­to ed il vesco­vo decise allo­ra di trasfor­mare il monas­tero – era il feb­braio 996 – in un canon­i­ca­to, non più monaci dunque ad abitare quelle celle ma preti, viven­ti sec­on­do le regole dei capi­toli canon­i­cali, nes­suno dei quali avrebbe por­ta­to la veste monas­ti­ca e che sareb­bero sta­ti comunque tenu­ti, oltre che alla Mes­sa, alla recita di tutte le ore canoniche.Successivamente sogget­ta – ma siamo ormai nel sec­o­lo XV – all’abbazia padovana di San­ta Giusti­na, final­mente nel 1491 il com­p­lesso fu affida­to ai monaci di San Benedet­to in Polirone, che edi­fi­carono chiesa e abbazia.Qui la sto­ria reg­is­tra il sog­giorno a Maguz­zano di un impor­tante eccle­si­as­ti­co: il car­di­nale Regi­nal­do Pole, del­la casa di York (rosa bian­ca), ami­cis­si­mo del vesco­vo di Verona, Gian Mat­teo Giberti.A cav­al­lo fra il sec­o­lo 18° e 19°, anche ques­ta abbazia fu sop­pres­sa da Napoleone che ne incamerò i non numerosi beni, ma il com­p­lesso, pas­sato in mani pri­vate, ospitò anco­ra dal 1903 al 1938 monaci trap­pisti, finché, acquis­ta­ta dalle sorelle Girelli di Lona­to non venne affi­da­ta alla famiglia reli­giosa dei Poveri servi del­la Div­ina provvi­den­za (fon­dati da San Gio­van­ni Cal­abria, che vi han­no con­dot­to pur essi nuovi impor­tan­ti lavori).

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