Ieri sera, la III edizione di "Lugana, Armonie senza tempo" al Museo Rambotti.

Il Lugana riempie il chiostro di Desenzano

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Di Redazione

Solo nel­la pri­ma ora e mez­za — dal­l’aper­tu­ra alle 18 fino alle 19.30 — era­no già entrate oltre 750 per­sone. Ieri sera, saba­to 28 set­tem­bre, la megade­gus­tazione di Lugana ha reg­is­tra­to, si può dir­lo e pure scriver­lo, il tut­to esaurito!

Grande suc­ces­so per l’even­to pro­pos­to dalle 48 aziende pre­sen­ti con i loro vini Lugana Doc alla III edi­zione di “Lugana, Armonie sen­za tem­po” pro­pos­ta dal Con­sorzio di tutela pres­so il Museo civi­co-arche­o­logi­co G.Rambotti, in cen­tro a Desen­zano del Gar­da. Dopo due ore e mez­za, si era­no già superati i mille ospi­ti accred­i­tati. Il chiostro illu­mi­na­to a sera, affol­la­to di gente e di cali­ci, ha richiam­a­to una gran fol­la (per tut­ta la sera alle scali­nate d’en­tra­ta si è man­tenu­ta la coda per l’in­gres­so). L’en­tra­ta lib­era, il bel tem­po anco­ra esti­vo e la loca­tion ele­gante nonché la posizione cen­tralis­si­ma, e pro­prio sul lago, han­no fat­to la loro parte.

La ser­a­ta orga­niz­za­ta dal Con­sorzio di tutela diret­to da Car­lo Veronese e pre­siedu­to da Luca For­men­ti­ni (del­l’azien­da Sel­va Capuz­za di Desen­zano d/G) ha rac­colto un’ampia parte­ci­pazione, ben oltre le aspet­ta­tive. Molto sod­dis­fat­ti gli orga­niz­za­tori, i pro­dut­tori in prim­is e anche l’am­min­is­trazione comu­nale. Il bian­co Lugana del Gar­da, 12 mil­ioni di bot­tiglie all’an­no, si con­fer­ma un vino sem­pre più apprez­za­to dal pubblico.

Appun­ta­men­to alla prossi­ma edi­zione. Su quale sarà la sede solo indis­crezioni. Peschiera del Gar­da ambirebbe al bis del­l’even­to (ricor­diamo che la pri­ma fu nel­la cit­tad­i­na aril­i­cense, sede del Con­sorzio, e la sec­on­da si svolse lo scor­so anno a Salò).

 

Bevi il tuo Lugana gio­vane, gio­vanis­si­mo e godrai del­la sua fres­chez­za. Bevilo di due o tre anni e ne godrai la com­pletez­za. Bevilo decenne, sarai stu­pe­fat­to dal­la com­pos­ta autorev­olez­za” (Lui­gi Veronelli)

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