Il calendario propone le fotografie di Togazzari, capostipite di una dinastia di ottici

Il Lunario desenzanese racconta gli anni ’30

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Di Luca Delpozzo
r.d.

Siamo solo a novem­bre, ma il Lunario desen­zanese anno 2002, cura­to con il con­sue­to rig­ore dall’associazione di stu­di stori­ci «», è già pron­to e disponi­bile nelle edi­cole di Desen­zano, Riv­oltel­la e San Mar­ti­no del­la Battaglia. L’attenzione quest’anno è cadu­ta su un fotografo di pro­fes­sione, Maceo Togaz­zari, man­to­vano di orig­ine e desen­zanese di adozione, e alle sue istan­ta­nee che doc­u­men­tano con sen­si­bil­ità gli anni ’30 e ’40 del­la cit­tad­i­na desen­zanese. «Dall’archivio per­son­ale cui è sta­to pos­si­bile accedere gra­zie alla col­lab­o­razione del figlio Mar­cel­lo e del nipote Giu­liano, sono emerse immag­i­ni di una Desen­zano ormai per­sa — spie­ga Rena­to Laf­fran­chi­ni, respon­s­abile dell’associazione — vela­ta da grande mal­in­co­nia e carat­ter­iz­za­ta da un inten­so rap­por­to del­la cit­tà con l’acqua del suo lago. Questo tema, appun­to, è bene doc­u­men­ta­to nel lunario: il com­mer­cio, i riti reli­giosi, i giochi, le sagre han­no inevitabil­mente in comune l’acqua del lago e il suo impor­tante ruo­lo nel­la realtà sociale desen­zanese di quell’epoca». In totale tredi­ci fotografie, com­pre­sa la cop­er­ti­na che ripro­duce ciò che rimane­va nel 1933 del­la chieset­ta di San­ta Maria del­la Vil­la a Riv­oltel­la dopo il ful­mine che la colpì. Le didas­calie, curate dall’associazione, descrivono non solo le situ­azioni riprodotte nelle immag­i­ni ma dan­no cen­ni stori­ci inedi­ti e alquan­to curiosi. «Questi spun­ti sono frut­to di una ricer­ca per­son­ale di desen­zane­si — con­tin­ua Laf­fran­chi­ni — che sono sta­ti inter­pel­lati e che ora, tramite Bres­ciaog­gi, ringrazi­amo viva­mente. Con la loro memo­ria è sta­to pos­si­bile ricostru­ire fat­ti, cir­costanze e situ­azioni atti­nen­ti i sin­goli argo­men­ti illus­trati». Maceo Togaz­zari approdò sul lago di Gar­da e prese dimo­ra a Desen­zano in casa Van­zo, all’inizio di via San­ta Maria, nel lon­tano 1931. Poco dopo aprì un negozio di arti­coli fotografi­ci con annes­so lab­o­ra­to­rio, nell’attuale piaz­za Mat­teot­ti, subito pri­ma dell’inizio di via Papa. Un anno dopo trasferì l’abitazione in una casa del Por­to Vec­chio; anche il negozio ver­rà sposta­to, col tem­po, accan­to all’hotel Bar­che­t­ta, sem­pre in piaz­za Mat­teot­ti. Nel 1947, con­tem­po­ranea­mente al figlio Mar­cel­lo, ottenne il diplo­ma di otti­co che gli con­sen­tì di spe­cial­iz­zare la pro­pria attiv­ità in quel­la direzione. Il suo fu il pri­mo negozio di otti­ca di tut­to il lago. Del­la sua com­pe­ten­za pro­fes­sion­ale si servi­rono per­son­ag­gi famosi quali Francesco Agel­lo, con­quis­ta­tore del record di veloc­ità su idro­volan­ti, il cam­pi­one ciclista Learco Guer­ra, August Picard, in occa­sione di un atter­rag­gio forza­to del­la sua mon­golfiera che gli ave­va procu­ra­to la rot­tura degli occhiali, e tan­ti altri nomi noti. Dopo la sua morte, avvenu­ta il 10 set­tem­bre 1974, l’attività pro­fes­sion­ale è sta­ta con­tin­u­a­ta pri­ma dal figlio Mar­cel­lo e attual­mente dal nipote Giu­liano.

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