Vive e progetta a Malcesine, l'ingegner Kurt Atterdahl, che ha rivoluzionato un po' ovunque l'idea del parcheggio interrato. A Riva? E' troppo tardi. Ma Arco e altri centri potrebbero gradire

Il mago della «chiocciola» abita sul lago

24/01/2003 in Attualità
A Affi
Di Luca Delpozzo

«La cit­tà meri­ta un diver­so parcheg­gio dopo aver atte­so così a lun­go! Il parcheg­gio tradizionale usa rampe per guadagnare i piani e cor­sie per accedere ai posti liberi. Un vero spre­co di spazio! Ma per quan­to riguar­da via Pilati c’è di più: la geome­tria del­la piaz­za è trop­po irre­go­lare per offrire pos­si­bil­ità di sfruttare tut­to il ter­reno…!» E’ riv­o­luzionar­ia l’idea di parcheg­gio di Kurt Atter­dahl, ingeg­nere di orig­i­ni norve­g­e­si, approda­to per motivi cli­mati­ci in riva al Gar­da (abi­ta a Mal­ce­sine), per il quale il “palli­no” sono i parcheg­gi sot­ter­ranei, forse per­ché viene da una cit­tà come Oslo dove l’or­dine è norma.Il prob­le­ma dei parcheg­gi è uno di quel­li che le soci­età avan­zate stan­no stu­dian­do da tem­po, per­ché l’am­mas­so delle auto con­trasta con la vivi­bil­ità urbana. E’ qua­si mez­zo sec­o­lo che Kurt Atter­dahl stu­dia i parcheg­gi sot­ter­ranei in tut­ta Europa: è in realtà sia architet­to che ingeg­nere, aven­do con­se­gui­to a Graz (“Nel’45 la Ger­ma­nia era dis­trut­ta, quin­di dove­va­mo stu­di­are in Aus­tria!”) la lau­rea in ingeg­ne­r­ia, quin­di l’is­crizione all’al­bo degli architet­ti e il trasfer­i­men­to a Mona­co di Baviera. Del­l’o­rig­i­nar­ia ter­ra norveg­ese con­ser­va la prover­biale cal­ma, uni­ta a viva parte­ci­pazione alla cul­tura: “Un ingeg­nere sen­za cul­tura, anche uman­is­ti­ca — ci dice — non va lon­tano. Per me anche Niet­zsche ha det­to cose utili.…” “Vera­mente sono per un quar­to ital­iano: mio non­no mater­no era Nar­ciso Iaco­mi­ni, un arti­giano venu­to da Bag­no di Luc­ca!” Alla pri­ma e sec­on­da gen­er­azione dei parcheg­gi sot­ter­ranei sta succe­den­do la terza, lega­ta a una prog­et­tazione più agile e anche risparmiosa in ter­mi­ni di tem­po e danaro. Da dieci anni l’ingeg­n­er Atter­dahl con la sua èquipe mona­cense (“Ma c’è anche qualche ital­iano”) è al lavoro sul nuo­vo tipo di parcheg­gio, chiam­a­to all’i­tal­iana “Il Roton­do”, in onore del­la Roton­da del Palladio!«Il Roton­do — spie­ga — si è dimostra­to da Oslo a Mona­co più veloce e como­do, ma anche più sicuro. Per­ché? Anz­i­tut­to ha una sola ram­pa cir­co­lare (a chioc­ci­o­la) con i posti auto sit­uati su ambo i lati, i piani parcheg­gi sono così can­cel­lati. Il traf­fi­co è a sen­so uni­co, per­ché sul­la stes­sa chioc­ci­o­la si tro­va al cen­tro una ram­pa per la sali­ta, per l’us­ci­ta (express ramp) e il traf­fi­co non si incro­cia con quel­lo che dis­cende. Gli auto­mo­bilisti pos­sono trovare il pos­to velo­ce­mente e risalire alla super­fi­cie lun­go la ram­pa-express del­la chioc­ci­o­la.» Ma anche sui costi e i tem­pi il van­tag­gio sarebbe notev­ole, 10.000 euro e non 20.000 per posto/auto, tan­to da indurre l’ingeg­nere a pre­sentare le sue idee prog­et­tuali ad Arco, Mal­ce­sine e altri comu­ni riv­ieraschi. Sper­anze di successo?“Molte, per­ché gli ammin­is­tra­tori han­no capi­to l’im­por­tan­za di un parcheg­gio razionale, in più si risparmia e si fa più in fret­ta l’impianto! Solo a Riva le cose sono diverse, solo per­ché il tem­po è scadu­to e siamo già all’ap­pal­to!…”