È il romagnolo Walter Rossi il vincitore della gara culinaria che si è tenuta a Peschiera. Per la terza volta sul lago la finale del grande concorso nazionale

Il «maître dell’anno» fa il galletto

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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Con un piat­to molto sem­plice e veloce real­iz­za­to «alla lam­pa­da», vale a dire diret­ta­mente in sala, ma alla pre­sen­za di una qual­i­fi­ca­ta giuria, Wal­ter Rossi si è lau­re­ato «ma ître dell’anno». Nel­la finale nazionale, svoltasi per il ter­zo anno in riva al Gar­da, il pro­fes­sion­ista di Cervia — inseg­nante, tra l’altro alla scuo­la alberghiera di Rio­lo Terme — si è aggiu­di­ca­to nel con­tem­po il tro­feo ded­i­ca­to alla memo­ria di Maria Luisa Speri, l’unica don­na ammes­sa a far parte del pres­ti­gioso sodal­izio dei «Gran­di maestri del­la ris­torazione dell’Amira». «Final­mente mi sono tolto ques­ta grande sod­dis­fazione», dice a bot­ta cal­da Wal­ter, che lavo­ra al «Burchielio» di Marit­ti­ma ed è alla sua terza parte­ci­pazione al con­cor­so nazionale orga­niz­za­to dall’Associazione maître ital­iani di ris­toran­ti e alberghi, che riu­nisce oltre trem­i­la soci non solo ital­iani. «Il pre­mio per la pri­ma vol­ta arri­va in Romagna», com­men­ta rag­giante il pic­co­lo (di statu­ra) ma grande pro­fes­sion­ista men­tre si fa fotogra­fare con la mad­ri­na e ani­ma­trice del­la man­i­fes­tazione Maria Tere­sa Ruta (nel­la foto Mar­chiori) . «Il con­cor­so», sot­to­lin­ea il pres­i­dente dell’Amira Giuseppe Sini­gaglia, «ogni anno cresce in pro­fes­sion­al­ità, vis­to che l’obiettivo è met­tere in risalto l’importanza del ruo­lo del maître nel cam­po dell’ospitalità tur­is­ti­ca nazionale». E la pro­fes­sion­al­ità è emer­sa alla grande in ques­ta otta­va edi­zione del con­cor­so nazionale che ha vis­to impeg­nati da gen­naio a otto­bre cir­ca 150 pro­fes­sion­isti del set­tore, nelle varie selezioni che si sono svolte nel­la Peniso­la con tema fis­so «le carni bianche»; nell’edizione scor­sa c’erano in pri­mo piano i crosta­cei, e il prossi­mo anno con ogni prob­a­bil­ità si tornerà alle carni rosse. La finale nazionale del­la man­i­fes­tazione ha acquisi­to come sede uffi­ciale l’hotel Fiore, con­dot­to dal­la famiglia Speri: e il gotha di chi dirige il servizio sala di alberghi e ris­toran­ti ha segui­to una sfi­da di alto liv­el­lo. Le «ostil­ità» si sono aperte con la pro­va di Vin­cen­zo di Don­na di Paes­tum, che ha pro­pos­to con una notev­ole capac­ità di ese­cuzione un piat­to a base «di rol­la­tine di vitel­lo al brandy su let­to di spuma di patate», abbina­to a un Joaguin Bar­bera Igt di Paes­tum; Domeni­co Di Nar­do del­la sezione Abruz­zo si è cimen­ta­to, nei quindi­ci minu­ti fis­sati dal rego­la­men­to, nelle «cos­to­let­tine di coniglio al tartu­fo nero», piat­to abbina­to a un Mon­tepul­ciano d’Abruzzi Cera­suo­lo 2000. Quin­di è sta­ta la vol­ta di Fer­di­nan­do Par­rinel­lo di Paler­mo che ha incan­ta­to la stes­sa Maria Tere­sa Ruta, impeg­na­ta nel pre­sentare i can­di­dati, con una «supre­ma di pol­lo alla moda del­la vec­chia Auso­nia». Wal­ter Rossi, la cui ricetta è nel box qui accan­to, ha evi­den­zi­a­to poi grande bravu­ra nell’esposizione delle ricette abbinate a un Bor­nese Chardon­nay 1998, e — a con­clud­ere la sfi­da — Anto­nio Zam­bra­no del­la fed­er­azione di Milano ha pre­sen­ta­to un «pet­to di pol­lo all’imperiale» con un Arneis Blangé Doc».

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