Controcorrente. L’opera di Augusto Tretti , regista per vocazione nato e residente alla periferia di Lazise, è stata inserita in una rassegna organizzata dalla prestigiosa Cineteca milanese. Apprezzato da Fellini e altri grandi e snobbato dalla television

Il «matto» del cinema è pronto a graffiare

28/08/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Lazise

Ha trascor­so gran parte del­la sua esisten­za den­tro e fuori dal mon­do del cin­e­ma, reman­do con­tro­cor­rente, al di fuori degli sche­mi tradizion­ali, costan­te­mente ani­ma­to da una vena sur­re­al-anar­coide: molti let­tori avan­ti con gli anni avran­no già intu­ito, prob­a­bil­mente, che inten­di­amo riferir­ci ad Augus­to Tret­ti, nato e tut­to­ra res­i­dente alla per­ife­ria di Lazise, reg­ista cin­e­matografi­co per vocazione. Autore di rari film ris­er­vati alla visione di pochi e for­tu­nati spet­ta­tori, Tret­ti è sta­to defini­to da Fed­eri­co Felli­ni, cui è sta­to accan­to nel 1955 come aiu­to reg­ista durante le riprese del film Il bidone, «Il mat­to di cui ha bisog­no il cin­e­ma ital­iano». L’occasione di incon­trar­lo nel­la sua incan­tev­ole tenu­ta di Con­fer­azene, dove la sen­sazione di pace che si ass­apo­ra nel più totale silen­zio (sal­vo qualche cinguet­tio prove­niente dal vici­no boschet­to) è impaga­bile, è sta­ta orig­i­na­ta da un avven­i­men­to inaspet­ta­to per lo stes­so Tret­ti: l’inserimento, dopo un battage pub­blic­i­tario par­ti­to dal Cor­riere del­la sera , del­la sua intera pro­duzione in una rasseg­na orga­niz­za­ta allo Spazio Ober­dan di dal­la Fon­dazioneMon­teCin­e­ma Ver­ità di Lugano.

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